Continua la sete di giustizia nei confronti delle idee dominanti, sbagliate ed approssimative, della società, di William Mussini, nel libro: “Il XII Arcano”


Dopo 25 anni dai primi scritti pubblicati, William Mussini (classe 1969) non cambia, di una virgola, sè stesso e il suo modo di pensare, anche se, all’epoca si parlava solo di tecnologia digitale, rispetto all’attuale, dirompente realtà dell’intelligenza artificiale. E rimangono fedeli a sè stessi lo spirito dissidente, le poesie autobiografiche, il disordine ossessivo dei soliloqui, lo sdegno metafisico di questo poliedrico artista e “libertario responsabile”, William Mussini, capace di coniugare la libertà espressiva con la responsabilità etica, come ha detto l’insegnante Rosalisa Iannaccone, chiamata a declamare alcune sue poesie, nell’introduzione al nuovo libro “Il XII Arcano”, una raccolta di 106 poesie e di saggi, presentata, dallo stesso autore in compagnia del prof. Roberto Sacchetti, presso la sede dello stabilimento La Molisana, venerdì 6 marzo scorso.
Nel libro dedicato al padre Walter e alla sua ex compagna, rappresentata metaforicamente dalla luna in un ideale rapporto con sè stesso, rappresentato, metaforicamente, dal lupo, la scrittura di William Mussini ci invita a tenere sempre desto lo spirito critico rispetto al conformismo sociale dettato dal pensiero dominante ed all’assenza di etica della società, oggi assopita dalla presenza di una nuova forma di comunicazione dei Social, che poco ha a che vedere con il valore sociale delle proteste di piazza di un tempo, oggi più rare e strumentalizzate dalla politica.
“Bisogna cercare di pensare a tutto, sforzandosi di non credere mai a niente” inizia, così, l’inno alla contraddizione con cui William Mussini definisce il suo libro “Il XII Arcano”, che ci avverte che ci scontreremo con termini come “intermediarità, impossibilismo, relativismo”, come quelli presenti nella filosofia del “maestro dell’impossibile”: il chimico ed esoterista Charles Fort, i cui misteri raccontati negli anni 30, nel secolo scorso, affascinarono Mussini, come quando, Charles Fort parlò della pioggia di esseri viventi come pesci, rane, insetti: fatti realmente accaduti e non sempre spiegati dalla sola l’esperienza dei tornado. Charles Fort inventò una nuova branca scientifica: l’intermedialismo, che considerava tutte le cose del mondo intermedie a qualcos’altro, per cui non c’è una realtà oggettiva ferma sulla forma e identità, ma un insieme di cose tutte interconnesse, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande.
Nella copertina del libro “Il XII Arcano”, l’artista Jlenia Iannaccio dipinge la filosofia di William Mussini, attraverso il simbolo dell’Appeso, archetipo junghiano del ribelle. Un personaggio che sceglie di sospendersi dal mondo ordinario che lo circonda, per guardare la realtà in maniera ribaltata, da un altro punto di vista. Nel linguaggio dell’inconscio, la figura capovolta del soggetto indica un cambiamento di prospettiva che è radicale e che ridimensiona le supposte ricchezze materiali e morali del vivere sociale. Nel gesto delle mani dell’Appeso che lasciano cadere la moneta, c’è il distacco dal materialismo imposto dal vivere sociale, in cambio di una più ampia consapevolezza. Le rane che planano rappresentano la trasformazione imprevedibile, i pesci che volano simboleggiano le intuizioni dell’inconscio, la libera immaginazione ed il pensiero anticonvenzionale. Il corvo, animale guida, rappresenta l’intelligenza e la saggezza, contrapponendosi alla rana seduta sulle monete d’oro, che evoca l’ironia del possesso. La vite e l’uva, nell’immagine di copertina, simboleggiano la connessione con la terra e con il suo creatore.
Nel libro ci sono le delusioni giovanili del ventenne William, gli arcani dell’inquietudine che ci naviga dentro, la rabbia conseguente al ripudio dell’ortodossia, la sofferenza di chi combatte l’ipocrisia. “E quando penso al mondo nel quale William si isola” dice Roberto Sacchetti, storico professore di lettere del Liceo Galanti, laureato in Lettere Classiche all’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma- ” ricordo il modo in cui Dante Alighieri contestava la volgare Gente Nova, inurbata di recente, senza ideali, che preferiva i subiti guadagni, corrompendo l’originario tessuto di Firenze, come accade con Ciacco, nel Canto dell’Inferno e con il cacciatore medievale Cacciaguida nel Canto del Paradiso”.
Roberto Sacchetti riscontra delle similitudini con William Mussini, particolarmente critico nei confronti degli interessi economici in gioco nella società. L’ansia di giustizia accomuna Dante Alighieri alla tensione che ha ispirato gli scritti con cui William Mussini prova a riprendere contatto con il suo sè interiore di 30 anni fa e con la sua immutata posizione, rispetto alla realtà e agli uomini, paragonabile a quella di uomo isolato, che non si sente integrato in questo mondo e che reagisce, come faceva Dante, per sete di giustizia nei confronti degli interessi economici e delle idee dominanti, sbagliate ed approssimative, della società. E Sacchetti, conduttore dell’intervista al poeta Mussini, compie un’altra ricostruzione letteraria e storica, associandolo al giovanissimo poeta Giacomo Leopardi, nella sua versione più eroica e fantasiosa, come quella reinterpretata dal critico Walter Binni, nella sua revisione critica.
Roberto Sacchetti che, scherzosamente, ammette di condividere con William Mussini un’amicizia nell’ombra, distaccata dal mondo, simile alla complicità di una società segreta come La Carboneria, evidenzia la ricerca della verità di Mussini, grazie a quello spiccato senso del limite delle opinioni che circolano nella massa e che vedono William Mussini, campione di verità, contro l’uniformità dell’informazione, anche attraverso la cinepresa con cui combatte l’opinione comune accettata con troppa superficialità, anche in occasione dei cortometraggi e lungometraggi da lui ideati e diretti, come nel caso del film del 2019, prodotto da Incas: “La pace non è uno stato naturale”, candidato al Premio David di Donatello, nel 2020.
Fra i molteplici argomenti trattati nel corso dell’intervista di Roberto Sacchetti a William Mussini, c’è stato quello dell’intelligenza artificiale.
“Il primo ad aver sdoganato l’intelligenza artificiale, a livello cinematografico, è stato Stanley Kubrik, quando, nel film 2001: Odissea nello Spazio”(1968), ci ha mostrato il celebre supercomputer di bordo, HAL 9000, della nave spaziale Discovery, che si ribella all’uomo e che decide di fare fuori i suoi compagni di viaggio e concorrenti umani, gli astronauti, perchè ha preso coscienza di sè e delle proprie paure” – ci ha ricordato lo scrittore, regista e poeta William Mussini -” I creatori dell’Intelligenza Artificiale della Silicon Vallery e i cinesi di oggi ci stanno dicendo che questa tecnologia potrebbe sfuggirci di mano, perchè alcune di queste intelligenze hanno cominciato a dialogare fra loro, creando un linguaggio tutto loro, fino al punto che, un domani, potrebbero pensare e decidere in maniera autonoma. Perchè gli algoritmi, autoreplicanti, sono così efficaci nel momento in cui imparano dal mondo digitale, da crescere in consapevolezza. Un altro rischio dettato dall’AI è la possibilità di scoraggiare la creatività poetica dei ragazzi. E una umanità che non è abituata a confrontarsi con sè stessa, nel fare qualcosa di proprio e autentico, rischia di produrre, nel futuro, generazioni, radicalmente, diverse dalla nostra” – ha proseguito l’autore di L’Arcano XII e del “Deserto dei sonnambuli”, nel corso dell’incontro.
La figura dell’Appeso, evocata dal libro “Il XII Arcano” è quella del pazzo, del misantropo, dell’eretico, del più ribelle ed anarchico degli Arcani, indifferente rispetto agli insulti di chi lo accusa, racchiudendo la saggezza di tutti quegli uomini che, nel corso della storia di ogni civiltà, hanno dovuto combattere l’ipocrisia e la prepotenza di popoli, scienze, religioni.
“Non so se sia un limite o un pregio non aver cambiato idea per tanto tempo” – ha detto William Mussini, vincitore all’Euro Film Festival di Marbella, del 2015, con il cortometraggio drammatico “La voce di Camilla” e vincitore di oltre 50 riconoscimenti con il cortometraggio “Venus Project” nel 2019 – “la visione ribaltata del mondo mi ha consentito di sviluppare, nel tempo, l’intuito e la capacità di arrivare al nocciolo di ogni questione. Non mi accontento delle spiegazioni già predeterminate e apparecchiate su un tavolo, ma cerco di sondare tutti gli argomenti possibili e immaginabili, approfondendoli. Sono molto curioso di come va il mondo. Nel nuovo libro ci sono anche dei saggi per suscitare delle riflessioni inconsuete nel lettore. Banalità zero, approfondimento a mille. Ho a cuore l’etica e quando vedo che questa manca, provo un forte fastidio. Che scelte possiamo fare per essere rispettosi dell’etica? E noi cittadini come possiamo manifestare la nostra volontà, rispetto al potere decisionale della politica? Le manifestazioni pubbliche di piazza, sono spesso strumentalizzate dalla politica. Dobbiamo, invece, cercare autonomamente di cambiare i comportamenti se vogliamo cambiare il mondo, come affermava Gandhi in un aforisma. Non serve a nulla rimanere chiusi in casa, a condannare tragedie come la guerra, se poi non riprendiamo una comunicazione diversa di quella oggi limitata dai Social. Anche nelle scuole si sono fatte lezioni a distanza, durante la pandemia da Covid-19 e che, probabilmente, continueranno ad aumentare nel futuro le distanze fra insegnanti e studenti, sovvertendo la socializzazione”- ha proseguito William, produttore cinematografico, dal 2013, con la Società INCAS srl., con cui produsse e montò, nel 2018, il lungometraggio “Il viaggio”: primo film ad essere girato interamente in Molise.
Fra i concetti espressi nelle poesie di Mussini c’è quello filosofico dell’aseità, richiamato dalla metafisica e dall’esoterismo, a indicare la consapevolezza di sè. Ovvero la condizione di un essere che, per esistere, non ha bisogno di riferirsi ad altro se non a sè stesso, perchè ha in sè stesso il senso della sua esistenza. E per descriverlo, William Mussini, ci ha fatto immaginare il volto di un nativo americano anziano, piuttosto che quello di un lupo siberiano, entrambi accomunati dalla sfida alla morte, forte dell’assenza di paura che comporta la scelta della propria missione, della perfetta consapevolezza di sè e della propensione all’immortalità: come accade agli uomini quando decidono di diventare eroi, quando pensano a sè stessi come punto di partenza per riuscire, poi, a modificare la vita nel senso dettato dalla propria, naturale coscienza e nei quali coincidono alcuni valori, come scrive nel libro “Il XII Arcano”, lo stesso autore: “Coscienza, indipendenza, semplicità, ecco gli elementi che fanno dell’uomo ribelle, l’eroe di puro pensiero, raro purtroppo come fiori invernali”.
















