Il mondo accademico, le istituzioni, gli ordini professionali del Molise chiamati all’appello per il nuovo libro di Paolo Urbani

L’interdisciplinarietà richiesta dal governo di un territorio, ovvero dalla sua pianificazione urbanistica, ha fatto sì che, nel Convegno ispirato dalla presentazione del libro “Lo stato dell’urbanistica. Viaggio nella disciplina e nella società (G. Gioppichelli Editore- Torino) di Paolo Urbani, svoltosi il 5 marzo scorso, nell’Aula Kelsen del Dipartimento Giuridico dell’Unimol, si siano confrontati sul tema, forse per la prima volta ed ufficialmente, come in una tavola rotonda allargata, tanti dei rappresentanti degli Ordini Professionali presenti in Molise, nonché singoli professionisti, tecnici, rappresentanti dell’istituzione regionale molisana e di quella comunale di Campobasso, nonché dell’Unimol, attratti dalla presenza, a Campobasso, di uno dei luminari italiani dell’Urbanistica, Paolo Urbani, Professore ordinario di Diritto Amministrativo e Avvocato Cassazionista, docente di Diritto Urbanistico presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma e presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma: già autore di numerose pubblicazioni sui temi del gioco delle responsabilità nelle politiche di sviluppo, su quelli dell’urbanistica solidale e di quella consensuale nonchè sull’organizzazione, sui poteri emergenti e sulle frontiere del Diritto Urbanistico.
A portare Paolo Urbani a Campobasso, al convegno, ci ha pensato una sua ex allieva, l’avvocato Maria Difino, docente universitaria oriunda di Gambatesa, che ebbe modo di conoscerlo quando agli inizi degli anni ’90, appena dopo aver fatto l’esame da avvocato, rimase folgorata, a Roma, da una sua lezione di Diritto Ambientale, in cui il professore considerò fondamentale il ruolo degli avvocati per fare i piani, perché poi le norme tecniche di attuazione prevalgono sulle cartografie e una volta scritte male, avrebbero intasato i Tribunali. Il professore contagerà con il proprio entusiasmo e la passione per la materia urbanistica, l’allieva Maria Difino, quando si ritroveranno all’Università di Pescara, alcuni anni dopo:
“Il libro del prof. Urbani ha un originale stile narrativo – “ha dichiarato l’avv. Maria Difino, organizzatrice del convegno, condiviso dal Dipartimento Giuridico dell’Unimol – “riesce a raccontare l’urbanistica come se fosse un normale libro di lettura. La pianificazione, fatta a cannocchiale, fallisce quando mancano i piani strategici e una visione, come quella consigliata da Paolo Urbani. Continua ad essere importante la pianificazione comunale, oggi tradita da una rigenerazione urbana che risulta completamente scollata dal sistema pianificatorio. Il libro del professore Urbani mette a fuoco almeno 3 punti: la rottura dell’equilibrio fra urbanistica ed edilizia, perchè l’urbanistica è stata erosa dall’edilizia; la rottura del rapporto fra pubblico e privato, in cui la funzione del Comune e il Piano Regolatore continuano ad essere fondamentali, per il principio di sussidiarietà, perchè sono gli enti più vicini ai bisogni della popolazione. E c’è poi il riferimento all’urbanistica consensuale, sempre difesa dal professore Urbani, che sosteneva che bisogna parlare con il potere, purchè si sia sempre supportati da una strategia.”Un altro momento fondamentale del libro” – ha proseguito l’avvocato Maria Difino – ” è quello che registra il cambiamento degli attori protagonisti della scena pubblica e politica. E’ cambiata l’economia. Non c’è più l’imprenditore edile, ma la finanza. E il Comune diventa un contraente debole perchè, se non sfrutta gli investimenti che gli vengono proposti, non fa le trasformazioni. E le trasformazioni fatte nel frattempo, risultano scollate da un’autentica pianificazione”. Dal libro emerge anche il tema dei beni pubblici, di quelli abbandonati o dismessi che vengono messi sul mercato per la valorizzazione”. “La microgenerazione e la macrogenerazione urbana devono sforzarsi di rimanere in un quadro normativo strategico “- ha proseguito Maria Difino, nel ricordare gli altri temi posti dal libro di Urbani -” il professore insegna, inoltre, che bisogna essere soggetti attivi e che la partecipazione dovrebbe tradursi in un dibattito pubblico, con un ascolto attivo, importante, applicato e funzionale alla pianificazione urbanistica, come quello, ad esempio, che promuove l’amministrazione condivisa dei beni comuni: con la base della cittadinanza impegnata a perseguire Il diritto alla città e della città, ovvero il diritto ad abitare e, allo stesso tempo, a preservare l’identità della città”.
L’incontro è stato moderato dal prof. Ruggiero Dipace, Professore Ordinario di Diritto Amministrativo presso il Dipartimento Giuridico dell’Unimol di cui è altresì Direttore e che ha fatto parte di una commissione del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, presieduta, proprio, da Paolo Urbani, che ha presentato un progetto di riforma della legge urbanistica per principi e del Testo Unico per l’Edilizia. ” Il libro del professor Urbani, offre una visione a 360° sul tema del rapporto dell’urbanistica e la società, con tre argomenti fondamentali: il rapporto fra la disciplina urbanistica e l’edilizia. La necessità di avere una nuova legge urbanistica. E un’analisi sul significato della rigenerazione urbana” – ha detto il prof. Ruggiero Dipace, Direttore del Dipartimento Giuridico dell’Università degli Studi del Molise e professore ordinario di Diritto Amministrativo che, nel corso del convegno, ha avuto modo, inoltre, di manifestare la propria conoscenza professionale sui temi delle aree interne, ricordando che la mancata prevenzione e cura del territorio molisano, a causa dello spopolamento e dell’impermeabilizzazione del territorio, ha conseguenze immediate e dirette sul suo dissesto idrogeologico.
Per il sottosegretario alla Giunta Regionale del Molise, Vincenzo Niro, che ha definito il convegno come un pomeriggio formativo, l’urbanistica ci offre una visione peculiare della nostra realtà quotidiana. Il legame fra il territorio e la società è in costante mutamento. I modelli novecenteschi sono, in buona parte, superati. La città, i suoli, lo sviluppo delle loro dinamiche, diventano, sempre più spesso, oggetto di pressioni che non si conciliano con la visione di un piano progettuale, generale, che sia equilibrato e privo di interferenze. “Spesso assistiamo alla carenza di concertazione, che genera lo scontro fra interessi pubblici e privati “- ha dichiarato il sottosegretario alla Giunta del Molise, Vincenzo Niro, nel corso dell’incontro – ” Invece c’è bisogno di un confronto sereno e costruttivo. La Regione Molise vuole fare la sua parte, per quanto di sua competenza. Attraverso una nuova proposta di legge per la rigenerazione, riqualificazione ed il riuso sostenibile del territorio, stiamo colmando un vuoto legislativo creato dall’abrogazione della Legge 30 del 2009. relativa al provvedimento straordinario del Piano Casa, che ha avuto un percorso fin troppo lungo. Stiamo promuovendo politiche finalizzate alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Lo scopo è di garantire migliori qualità abitative e urbane in un contesto di maggiore sostenibilità dei territori”. Ma occorre arginare anche alcuni conflitti come quelli sulle competenze tra Stato e Regione ed occorre anche una buona manutenzione sulla disciplina urbanistica: “Abbiamo appena fatto il regolamento attuativo sulla legge sismica della legge 9, sottoponendolo al parere degli Ordini professionali” – ha dichiarato Vincenzo Niro – “,e faremo, anche, quello relativo ai piani paesistici, nonchè e una legge urbanistica regionale, al termine di questa legislatura”. Vincenzo Niro ha, inoltre, affrontato il tema sui piani regolatori obsoleti dei Comuni piccoli che hanno le risorse economiche per dare incarichi per aggiornare i propri piani regolatori. Se un Comune piccolo non riesce a sopportare il carico di lavoro richiesto dalla redazione di un Piano Regolatore, occorrerà studiare piani regolatori che siano intercomunali, fra Comuni vicini, per favorire la riqualificazione di un territorio intercomunale.
Il professore Paolo Urbani è rimasto particolarmente colpito dalla presenza, all’incontro, di gran parte degli Ordini professionali, della rappresentanza della Regione Molise e del Comune di Campobasso, all’incontro, evidenziando il valore dell’interdisciplinarietà che l’urbanistica richiede, coinvolgendo un po’ tutti.: ” Non più di 10 anni fa fu ritenuto necessario che il diritto urbanistico venisse insegnato anche dai giuristi oltreché dagli architetti, perché si riconoscessero i provvedimenti amministrativi”- ha dichiarato il prof. Paolo Urbani – ” oggi ci siamo resi conto che c’è stato un attacco alla pianificazione, da parte del legislatore, dovuta all’eccessiva liberalizzazione. La pianificazione viene soverchiata dall’edilizia. E’ un sistema permissivo che fa il conto con la fine dei piani di espansione, che oggi non esistono più. Adesso occorre ripensare alla città costruita. E a noi spetta il compito di concentrarci sul costruito, rigenerando, riqualificando, rendendo plausibile la città, come diceva lo storico Salvatore Settis, come se si trattasse di una “rigenerazione umana”. Vorrei ricordare che, ad esempio, il Comune di Roma ha adottato la Carta della Qualità: una ricognizione di 870 edifici che sono stati salvati e che dimostrano la presenza della cultura della memoria. La rigenerazione umana potrebbe qualificare e preservare la cultura della Memoria, riqualificando zone costruite prima del 1967, in cui non furono garantiti gli standard minimi”.
L’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Campobasso, Raffaele Bucci, ha portato i saluti della Sindaca Forte, ricordando il ruolo esecutivo del Comune, di norme attese dalla Regione, in funzione della pianificazione urbanistica della città: materia che avrebbe bisogno di una ristrutturazione:” Riscontriamo la presenza di norme caotiche con una legislazione concorrente fra Stato e Regione, che mettono i Comuni in situazioni ambigue, a causa della frammentarietà e caoticità delle normative esistenti” – ha dichiarato l’Assessore Bucci -” Non so se uscirà una nuova legislazione per il piano casa, intanto il Comune di Campobasso è stato molto impegnato in operazioni di carattere urbanistico per le opere dettate dai programmi PINQuA e PNNR, che hanno, per esempio, rinnovato, profondamente, il patrimonio scolastico. Ci sono, inoltre, opere pubbliche che saranno restituite alla città e che provengono dai bandi per le periferie, come quelli che hanno previsto finanziamenti, fino a 12 milioni di euro, per il mercato coperto. Tali cantieri hanno impatti molto forti sul tessuto sociale e cittadino. Viviamo in maniera spasmodica la materia urbanistica, cercando soluzioni ottimali per la città. Abbiamo sempre parlato di zero consumo di suolo, ponendo tale obiettivo come una stella polare, al centro della nostra azione politica. E cerchiamo norme che ci consentano di relazionarci, in maniera semplice, con cittadini ed imprese”.
Il Presidente dell’Anci, Gianfranco Paolucci, presente all’incontro, anche nella tavola rotonda, ha apprezzato gli stimoli provenuti dall’invito dell’ avv. Difino, interpretando il convegno come un momento utile, di crescita e di confronto per lavorare a un piano urbanistico, problematica che vive, da Sindaco di un piccolo paese, Macchia Valfortore: “Le necessità di Campobasso sono molto diverse da quelle dei tanti piccoli paesi molisani con una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti. Amministrare un paese che non è a crescita zero ma che presenta una significativa decrescita, pone interrogativi su quale dovrebbe essere il piano per le future generazioni, se le nuove generazioni non ci sono più nel paese “- ha dichiarato Gianfranco Paolucci -” Non abbiamo le risorse economiche per poter promuovere un piano urbanistico. Non è, per noi, sostenibile per i costi richiesti dalla necessità di affidare degli incarichi tecnici. Va bene la strategia nazionale per le aree interne, ma deve avere un seguito. Abbiamo dei punti di forza rappresentati da una qualità della vita che riusciamo a garantire, a differenza delle periferie delle grandi città. Ma ci vorrebbe un progetto strategico per le aree interne di cui è fatto, in gran parte, il territorio nazionale, rendendo partecipi queste piccole comunità di paesi che combattono, nella quotidianità, per la sopravvivenza con armi spuntate. Un più massiccio intervento economico dello Stato potrebbe servire a dare, a questi territori, quelle competenze e quelle funzioni di controllo dei paesaggi, dell’irreggimentazione delle acque, dei rischi del dissesto idrogeologico, che potrebbero creare anche creare nuovi profili lavorativi, in funzione di un nuovo sviluppo economico dei territori e del Paese. Se invece si vuole una morte lenta dei piccoli borghi e comunità, tale scelta sarà pericolosa, perché assisteremo a eventi drammatici scaturiti dall’assenza di controllo dei territori”.
Entusiasta per il Convegno, anche la tesoriera dell’Ordine degli Avvocati di Campobasso, Valeria Zappone, per aver catalizzato l’interesse di amministratori, geologi, architetti, ingegneri, geometri, avvocati, perchè la materia urbanistica ricopre le esigenze di un intera regione e per quanto possa essere lacunosa, a causa di piani e di riforme non attuate, i momenti di incontro come questi posso contribuire a risolvere i problemi del territorio in cui viviamo, attraverso il confronto e la riflessione.
L’architetto urbanista Luciano De Bonis è Vice Direttore del Centro Universitario do Ricerca per le Aree interne e gli Appennini, docente di Urbanistica presso la Facoltà di Ingegneria dell’Unimol. La sua analisi si è focalizzata sulla lettura di alcuni passaggi del libro: ” Lo stato dell’urbanistica. Viaggio nella disciplina e nella società”, citando alcuni dei fondamenti che, a suo parere, appartengono sia alla ricerca che alla pratica professionale, come, ad esempio, la frase: ” L’impossibilità di guardare allo stato dell’urbanistica prescindendo dal diritto positivo, dall’architettura istituzionale e dalla potestà pianificatoria attribuita ai poteri, e deciso solo dalla parte dell’amministrazione e dei suoi poteri, dall’alto della democrazia rappresentativa anziché anche da quella diretta”. La frase:” Il riconoscimento della correttezza su quanto si legge nei manuali di diritto urbanistico sui poteri pubblici che, mirando a soddisfare l’interesse pubblico, esercitano un’ attività discrezionale aliena dal condizionamento degli interessi privati”. La frase: “Il piano provinciale, più che uno strumento di conformazione dei suoli, dovrebbe costituire l’atto di programmazione con cui la Provincia svolge il ruolo i coordinamento programmatico e di raccordo tra la politica territoriale della Regione e la pianificazione urbanistica comunale”. La frase: “L’amara constatazione che molti autorevoli urbanisti, ignari dei fermenti sociali, delle realtà locali, delle dinamiche economiche, si cimentano nel redigere piani, disegnati a propria immagine e somiglianza, con prescrizioni e proiezioni prospettiche che nulla hanno a che fare con i bisogni dei cittadini ( come degli architetti demiurghi), come se fossero stati chiamati a realizzare opere d’arte e non a disegnare un progetto di vita per le generazioni future”.
Alla professoressa Andreina Scognamiglio, ordinaria di Diritto Amministrativo, è spettato il compito, nel corso del convegno, di parlare della tutela giurisdizionale degli interessi della pluralità dei soggetti terzi nella nuova urbanistica.
Giuseppe Antonio Giarrusso, architetto Responsabile del Comune di Campobasso, ha evidenziato i problemi della macchina amministrativa comunale, definendo alcuni interventi come quelli derivati dai fondi PNRR. come interventi spot che nulla hanno a che fare con la pianificazione territoriale. “Escono i bandi e il Comune è costretto a partecipare al bando, per non perdere l’opportunità del finanziamento” – ha dichiarato l’arch. Giarrusso -” ma non nell’ottica della pianificazione complessiva o di un recupero dell’intero territorio.Gli unici bandi che hanno considerato il territorio sono stati i PINQuA, dove si sono condivisi ragionamenti dettati dalla necessità di un recupero urbanistico, territoriale e ambientale. Si è rinnovato il patrimonio degli edifici scolastici e si sta, per esempio, riqualificando il Quartiere di San Giovanni: un quartiere popolare con molti problemi, che ha rappresentato l’unico progetto che teneva conto delle esigenze del territorio e che è stato affrontato, anche grazie al confronto con le Associazioni del territorio, perchè quest’ultimo venisse recuperato dal punto di vista sociale e urbanistico. Ormai il Piano Regolatore è morto da anni e nessuno ha intenzione di farlo resuscitare. Nè si pensa a recuperare le aree standard previste dalla legge 1444. Anche noi siamo passati ad una urbanistica e edilizia concordata con i privati ed ogg, i progetti passano attraverso il vaglio del Consiglio Comunale, nell’attesa di una futura legge di rigenerazione. E dobbiamo, purtroppo, ammettere che il Piano Casa si sia rivelato un fallimento che ha urbanizzato in maniera spropositata parte del territorio, con una serie di irregolarità. Tra le altre difficoltà, segnaliamo la presenza delle Scìa che, spesso, non sono corrette e che non sappiamo neanche come annullare. Intanto ci sono i ricorsi. E non ci sono regole. Sono saltate le regole nell’urbanistica e questo fatto ci mette in difficoltà”.
In collegamento con la tavola rotonda, è intervenuto anche l’architetto Alessandro Izzi, Presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Campobasso, che ha portato i saluti dell’Ordine: “La regione molisana è un territorio piccolo ma complicato e assimilabile ai problemi delle regioni limitrofe “- ha ricordato l’arch. Alessandro Izzi – “Ma qui paghiamo l’assenza di strumenti di governo del territorio: di piani che possano dare indirizzo alla gestione del territorio. Vorrei puntualizzare che il PNRR ha creato una serie di occasioni, attraverso degli interventi sporadici che hanno frammentato il territorio e di cui non sappiamo quali potranno essere i benefici. Il problema che abbiamo sollevato più volte è stato quello di non aver avuto un masterplan che ci avesse dato contezza sulla scelta degli interventi e sulle sue ricadute per la città. Un altro tema è quello del coinvolgimento nelle scelte qualitative che si mettono in campo e, da questo punto di vista, rivendico la possibilità che l’Ordine degli Architetti sia coinvolto nelle scelte. Vorrei ricordare che l’Ordine degl Architetti è un ente istituzionale periferico del Ministero di Grazia e Giustizia e, quindi, a tutti gli effetti, un ente pubblico, che può esprimersi, in maniera tecnica e qualificata, sugli interventi che si vanno a programmare. Stiamo portando avanti un processo di rigenerazione territoriale anche insieme al vicino Ordine degli Architetti di Benevento e con l’Ance e probabilmente, lo faremo, anche, con l’Anci Molise. Ritengo necessaria questa collaborazione attiva e lo studio di queste aree, che dovranno essere sviluppate e ridisegnate. Sui PINQuA non siamo stati per niente chiamati in causa. E’ necessario una maggiore attenzione nei riguardi degli Ordini Professionali. E’ necessario un maggiore coinvolgimento per consentirci di esprimerci sulla qualità degli interventi che si vanno a pianificare sul territorio e sulla città”.
Il Presidente dell’Ordine dei Geologi del Molise, Domenico Angelone, ha confermato che gli ordini professionali sono degli enti pubblici e non Associazioni: e in quanto enti pubblici, per il principio della sussidiarietà, sarebbe importante un maggiore coinvolgimento per il bene della collettività.” Noi geologi vogliamo, semplicemente, prevenire. Vengo da un’esperienza di 10 anni nel consiglio nazionale di Geologia, dove ho verificato che non c’è sensibilità nei confronti dell’utilità della nostra professione, nel senso che si sottovaluta e si taglia sempre la Geologia. Aspetto la riforma della 380 per sapere se ci sia sensibilità o meno ” – ha dichiarato Domenico Angelone, Presidente dell’Ordine dei Geologi del Molise -“Oggi si parla di rigenerazione e pianificazione futura, ma dove andiamo senza la conoscenza del territorio? Quando si sposta una popolazione, si va verso un rischio. L’esperienza della frana di Niscemi insegna: probabilmente quella cittadina vantava una pianificazione perfetta. Magari il piano regolatore diceva che li si poteva sopraelevare. Mancava un pezzo iniziale. Non occorre cercare fra i libri, ma basta leggere, nella Bibbia, la differenza fra la casa costruita sulla sabbia e quella costruita sulla roccia. Noi geologi, per difendere la conoscenza del territorio che coincide con la sicurezza dei cittadini, non ce la facciamo tecnicamente. Se un Comune non ti coinvolge vuol dire che a monte c’è una mancanza della cultura storica. Ci sono interi Comuni dichiarati completamente inagibili. Che pianificazione possiamo fare? Partiamo dal Molise, facciamo un progetto pilota..
L’ex Sindaco Roberto Gravina e Consigliere Regionale del Molise ha dichiarato che il programma dei PINQuA, è stato l’unico programma vero che ha metto in moto un meccanismo importante di rigenerazione studiata e calata bene sul territorio campobassano. Nati a cavallo della pandemìa, i bandi ebbero dei tempi troppo stringenti. “Ma presentavano l’opportunità di recuperare degli interi quartieri, capaci di ricreare e generare opportunità di lavoro. Collaborammo con successo, con l’Università del Molise e ci collocammo a metà della graduatoria nazionale, lavorando, esclusivamente, con le risorse del Comune e con l’Università. E siamo stati l’unica città del Molise ad avere accesso ai PiNQuA” – ha detto Roberto Gravina, ricordando l’esperienza amministrativa che lo vide alla guida del capoluogo molisano, dal giugno 2019 all’agosto 2023.
Il convegno svoltosi presso l’Aula Kelsen del Dipartimento Giuridico dell’Università degli Studi del Molise ha suggerito al prof. Ruggero Dipace la possibilità di avviare, per il prossimo futuro, una serie di nuovi incontri formativi su vari argomenti, come, ad esempio, l’esecuzione delle opere e dei contratti e come i prossimi decreti attuativi del Testo Unico sull’edilizia.





















