Costellazioni festival: alla Civitella di Chieti, un cadavere sul palco

Daniele Timpano porta il suo lavoro più irriverente: vent’anni dopo, il rito del disfacimento del mito è ancora potentissimo

Nei primi cinque minuti di Dux in Scatola l’azione scenica è l’immobilità. Luce fredda, silenzio totale, e il corpo vivente di Daniele Timpano che si trasforma lentamente in una maschera informe, quasi terrificante. Lo spettacolo si districa tra aneddoti storici frutto di una ricerca certosina, quasi ossessiva delle fonti degli anni dal 28 aprile 1945 al 30 agosto 1957: cronache, saggi, documenti ufficiali hanno costituito la mappa per ricostruire il viaggio della salma di Benito Mussolini. 

In scena venerdì 21 agosto al Museo La Civitella di Chieti, per la seconda edizione di Costellazioni Festival — Dinamiche del presente scenico, curato dall’associazione Il Giardino delle Pubbliche Letture e firmato dalle giovani compagnie teatine under 30 Ex Machina Teatro e Labirinti Teatro. Timpano è drammaturgo, attore e regista tra i più autorevoli della scena nazionale; insieme a Elvira Frosini ha costruito una delle esperienze più riconoscibili del teatro di ricerca italiano, guadagnandosi il Premio Ubu. 

Dux in Scatola nasce prima di quel sodalizio, ed è un lavoro tutto suo: «Questo spettacolo nasce nel 2006 e non cambia di per sé nel 2026, ma lo spettatore lo guarda in modo diverso. Mi piace invecchiare nello spettacolo, vivere sensazioni diverse a seconda degli anni che passano.» Ha suscitato reazioni opposte nei diversi pubblici italiani: «C’era chi lo prendeva come uno spettacolo ironico e rideva per tutta la durata, e chi si arrabbiava pensando volessi fare pietà interpretando Mussolini.» 

La messa in scena è pensata come un rito, quasi una liturgia rovesciata: «Quando salgo sul palco sono vestito di nero e ho una cravatta rossa. Resto fermo per la maggior parte del tempo e accanto a me c’è un baule che chiedo in ogni città che vado. Sono come un violinista che sta per eseguire un concerto: è la mia tenuta da esecuzione.» 

Al saluto romano della mano destra si contrappone spesso il pugno chiuso della sinistra, puntualmente “zittito”; umorismo amaro che lascia intuire come dietro il Mussolini in scena ci sia sempre, innegabilmente, un Timpano. Non è un caso che il festival abbia scelto proprio questo lavoro per Chieti: la città ha un legame diretto con la vicenda di Giacomo Matteotti e con il processo che vi fu celebrato. Un filo che collega la Civitella, per una notte, a uno dei nodi più irrisolti della storia italiana del Novecento.

Rosita Laudano

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