Una nuova cultura del tartufo per lo sviluppo delle aree interne

Il convegno per la prima edizione della “Festa del Tartufo” di Colle d’Anchise

Il 16 Dicembre 2021, l’UNESCO ha iscritto nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, la “cerca e cavatura” del tartufo in Italia, ovvero l’esplorazione del territorio per individuare il bosco e la zona umida più idonea, con l’aiuto di un cane addestrato e lo scavo delicato per estrarre il frutto della terra, senza rovinare l’ambiente. Sono state così premiate le conoscenze tradizionali legate alla ricerca del tartufo, la tecnica dell’estrazione, il rapporto fra tartufaio e cane addestrato, la tutela della biodiversità, la trasmissione di un’attività millenaria, da una generazione all’altra. Tale riconoscimento ha riguardato una tradizione diffusa in 14 regioni italiane e che coinvolge 70.000 tartufai. Tra le principali regioni tartufigene d’Italia, c’è il Molise, che contribuisce per il 40% della raccolta nazionale di tartufi, con stime che arrivano al 60% della produzione nazionale, per alcune varietà, come il tartufo bianco pregiato (Tuber magnatum Picco). Ma il podio della notorietà internazionale spetta, attualmente, a località come Alba (Piemonte), Acqualagna (Marche), San Miniato ( Toscana), Norcia (Umbria). Tra i paesi molisani maggiormente votati alla raccolta ci sono, invece: San Pietro Avellana, Frosolone, Vastogirardi, Larino, Spinete e Colle d’Anchise, dove, quest’anno, è stata organizzata, per la prima volta, la “Festa del Tartufo”, nei giorni 4 e 5 Agosto 2026, per focalizzare l’attenzione culturale su una risorsa naturale che si sta candidando a rappresentare l’identità del Comune molisano, rappresentativo del “cuore di un mondo di tartufai e tartuficoltori” e del coraggio di una comunità, come ha spiegato l’Assessore regionale alle Politiche Agricole e Forestali del Molise, Salvatore Micone, nel corso del convegno svoltosi a Colle d’Anchise, nel tardo pomeriggio di martedì 4 agosto, : “Tartufo e Tartuficoltura: un volano per lo Sviluppo delle Aree Interne”, dopo aver accolto e sostenuto, presto, l’idea del Sindaco di Colle d’Anchise, Carletto Di Paola. L’iniziativa fa parte di una serie itinerante di eventi gastronomici, folkloristici e soprattutto “identitari”, che  riguardano altri 7 paesi molisani, come è capitato, recentemente, con la “Sagra della Pezzata” di Capracotta e la “Festa del Pastore” di Roccamandolfi e come accadrà, nelle prossime edizioni della Mostra- Mercato del Coltello d’Arte a Castropignano (Festa di San Rocco del 16 agosto) e nella  “Serata al Borgo”, in programma, a Castelpetroso, il prossimo 21 agosto (festa che riassume in un unico evento, l’enogastronomia e le tradizioni popolari del borgo medievale).

L’Assessore Regionale Salvatore Micone ha sottolineato come sia stato importante, negli anni, il lavoro di tartufai e tartuficoltori nella creazione di un meccanismo economico utile anche a far conoscere il paesaggio e le sue attrattive, complimentandosi per la qualità del titolo del convegno, che fa riferimento immediato alla funzione fondamentale della cultura richiesta dalla conoscenza della risorsa del tartufo, per lo sviluppo delle aree interne. ” Non possiamo pensare di conquistare, velocemente, un primato nella valorizzazione del tartufo, ma possiamo recuperare il tempo perduto e in questa direzione vanno le iniziative intraprese dalla Regione Molise ” – ha dichiarato – “come la brandizzazione della comunicazione, attraverso la realizzazione e l’aggiornamento puntuale di un sito web. La collaborazione con l’Università degli Studi del Molise. E la promozione dei tartufi, che ci fa ricordare, per esempio, gli elogi del Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ci definì la regione del tartufo, in occasione della presentazione di uno stand che rappresentò il Molise all’Expo Divinazione, tenutosi a Siracusa, nel corso della riunione di un G7 che ospitò i Ministri dell’Agricoltura e della Pesca,  sull’isola di Ortigia, nel settembre 2024”. Nel corso del convegno di Colle d’Anchise, l’Assessore Salvatore Micone, che ha ufficialmente, inaugurato la “Festa del Tartufo”, con il Sindaco di Colle D’Anchise, Carletto di Paola, ha quindi donato all’amministrazione locale un prezioso libro sulla Storia dell’Agricoltura molisana, scritto da Michele Tanno.

Il convegno “Tartufo e tartuficoltura: un volano per lo sviluppo delle aree interne” è stato moderato dal dottorando dell’Unimol, Emilio Cameli, uno dei migliori giovani ricercatori italiani, esperto nello studio delle strategie nazionali per invertire il trend di declino demografico delle Aree interne, premiato con il Premio AISP- Genus Early Career Award 2025 dall’Associazione Italiana per gli Studi di Popolazione (Aisp). E ha visto il coinvolgimento dell’avvocato Gianluigi Ciamarra, Presidente della Sezione di Campobasso di dell’Associazione “Italia Nostra”, chiamata a tutelare il patrimonio paesaggistico, storico, artistico, naturale dell’Italia, dapprima autore e quindi, lettore, nel convegno promosso dal Comune di Colle d’Anchise, di un’ironica intervista, immaginaria, a “Sua Maestà il Tartufo Bianco pregiato”, nella quale il “Tuber magnatum Picco” ci racconta la sua storia, introducendoci, in prima persona, nel magico e misterioso mondo dei tartufi, una volta approdato alla cucina giapponese, per essere venduto all’asta.

L’avvocato Pierluigi Ciamarra ha quindi raccontato, nel corso dell’evento, le origini del tartufo, fungo ipogeo, che vive sottoterra, definendolo la “sentinella dell’ambiente” e della biodiversità, avvezzo a vivere in ambienti caratterizzati da un particolare equilibrio ecologico, dove la natura è maggiormente incontaminata e dove è necessario il rispetto delle aree incolte, spiegando come particolare attenzione vada data al taglio degli alberi, essendo pericoloso il disboscamento indiscriminato, senza una preventiva mappatura, per la fecondità dei terreni. Ciamarra quindi, ricordato le peculiari condizioni ambientali in cui nasce il micelio, la parte nascosta del fungo, formato da una fitta rete di filamenti microscopici chiamate ife, nascoste nel sottosuolo, che produce il corpo fruttifero del fungo, che contiene le spore, che permettono al fungo di diffondersi. Il Presidente della Sezione di Campobasso di “Italia Nostra”, ha quindi indicato alcune leggi che disciplinano, attualmente, la raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi, ricordando la riforma della Legge n.752 del 16 Dicembre 1985, che definisce il diritto di proprietà dei tartufi, stabilendo che la raccolta è libera nei boschi e nei terreni non coltivati, riconoscendo il diritto esclusivo sui tartufi prodotti nelle tartufaie coltivate e controllate, purché siano riconosciute dalla Regione. La legge n.752 definisce, inoltre, la differenza fra le tartufaie controllate (tartufaie naturali migliorate attraverso interventi colturali e la messa a dimora di piante tartufigene) e quelle coltivate (realizzate ex novo), chiamate a proteggere il patrimonio boschivo e la risorsa naturale, anche grazie alla presenza di un Registro regionale delle aree interdette alla raccolta. Le Regioni possono, inoltre, individuare ulteriori aree in cui la raccolta venga vietata o limitata, per motivi di tutela ambientale.

Come ha avuto modo di spiegare il dottorando Michele Cameli,  moderatore dell’incontro, l’appuntamento di Colle D’Anchise, valido ai fini del riconoscimento dei Crediti Formativi Professionali di agronomi e dottori forestali, ha consentito di fare luce sul valore del tartufo come organismo vivente. Su quello del bosco come ecosistema. Sul lavoro fondamentale dei cavatori. Sul tema della sostenibilità. Sul valore economico di una risorsa pervenuta nei mercati internazionali e sul legame profondo tra natura, comunità e territorio.

Fra i relatori del convegno “Tartufi e Tartuficoltura: un volano per lo Sviluppo delle Aree Interne” è intervenuto l’agronomo Angelo Felice, collaboratore dell’ARSARP Molise, l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo Agricolo, Rurale e della Pesca (“braccio operativo” dell’Assessorato all’Agricoltura), per indicare le iniziative messe in campo dalla Regione Molise, che presiede un’area caratterizzata dalla presenza di mezzo milione di ettari di boschi, con una superficie montana del 55% e caratterizzata, per il 40% dalla collina litorale, con una superficie agricola corrispondente al 50% della superficie totale (l’area boscata è pari al 35% dell’area territoriale complessiva). L’Arsarp Molise detiene una mappa delle aree tartufigene regionali: maggiormente concentrate nella provincia di Isernia e più ” a macchia di leopardo” nella provincia di Campobasso, qui presenti nell’ Alto Biferno e nell’area del Fortore. La Regione sta contribuendo allo sviluppo del territorio, sia attraverso l’attività di valorizzazione e promozione delle sue aree boschive, che attraverso gli strumenti di sostegno, messi in campo dalle politiche di sviluppo rurale, prendendo, per esempio, in gestione i vivai forestali di “Selva del Campo” di Campochiaro, scelta anche come sede preposta alla sperimentazione della tartuficoltura e i vivai “Colle Astore” di Carpinone e “Le Marinelle” di Petacciato. Oltre all’attività vivaistica classica dei vivai forestali, esistono innumerevoli piante forestali messe a disposizione dall’Arsarp, come Il nocciolo, leccio, la roverella, ritenute fra le specie più importanti per produrre il tartufo bianco pregiato (Tuber magnatum Pico) e il tartufo nero pregiato. Dal 2020, Il materiale vivaistico viene puntualmente certificato dall’ARSARP Molise  grazie alla collaborazione con il Servizio Fitosanitario Regionale. Invece, l’attività di promozione avviene grazie all’aggiornamento di alcuni siti web, come quello di “Vivai Molise”, che prevede le informazioni sull’assistenza tecnica, sui controlli delle tartufaie e sulla gestione migliorativa del territorio. Ed il portale “Identità Molise”, che consente ai cittadini di accedere ai servizi online regionali tramite identità digitale. I bandi, puntualmente pubblicati, consentono la partecipazione  alle aziende agricole e agroalimentari presenti sul territorio, per accedere a strumenti di sostegno finanziari dedicati al settore, fra i quali spiccano gli investimenti attuati per le misure forestali e produttive, come l’attività di primo rimboschimento di superfici agricole, eseguito, prediligendo, generalmente, alcune specie come la roverella e il leccio. “La scorsa programmazione si è chiusa con il riconoscimento di circa 9.000,00 euro a ettaro per impianto, per 19 domande destinate ad investimenti” – ha dichiarato l’agronomo Angelo Felice – ” per impianti tartufigeni. Da anni, riconosciamo la possibilità di finanziare investimenti produttivi per gli impianti, con contributi, fino al 70%, grazie ai programmi di sviluppo rurale”.

Il convegno di Colle d’Anchise è proseguito con gli interventi sul tema della pianificazione e certificazione forestale, comprensivi di alcuni focus normativi, necessari alla conservazione degli ecosistemi, forniti dal prof Giovanni Santopuoli, ricercatore a tempo determinato del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali dell’Università degli Studi del Molise e dalla prof.ssa Serena Antonucci, ricercatrice a tempo determinato, nel Dipartimento di Agricoltura, Ambiente e Alimenti dell’Unimol, che, nel corso dell’intervento, ha ricordato l’importante presenza dei Parchi Nazionali che comprendono alcuni Comuni del Molise, storicamente vocati alla produzione del tartufo bianco (Tuber Magnatum Picco). Dopo di loro, è intervenuto il dottore forestale, Antonio Brunori, Segretario generale di PEFC ITALIA (Programme for the Endorsement of Forest Certification), per illustrare le iniziative varie, promosse in Italia, da quest’organizzazione internazionale ed ente normatore, senza scopo di lucro, chiamato a garantire  l’assoluta neutralità nella certificazione della gestione forestale sostenibile dei boschi e la tracciabilità dei prodotti forestali (legnosi e non legnosi) e che, fino ad oggi, ha certificato 300 milioni di ettari di terra, nel mondo. Un Ente che non definisce solo dei principi standard, ma che calcola gli indici di boscosità dei singoli Comuni (25 nel Molise, fra i quali: Filignano, Conca Casale, Pizzone e San Pietro Avellana, rappresentano i territori con la superfice forestale più estesa). L’Ente PEFC ITALIA lavora per l’aumento delle superfici certificate, perché rappresentano garanzia di legalità, sostenibilità, tracciabilità della gestione e dei prodotti forestali, non necessariamente legnosi, come quelli che sono stati oggetto di certificazione, in Italia, come, per esempio, il miele, il fungo di Borgotaro (prodotto con indicazione Geografica Protetta Igp), la birra realizzata con gli aromi di pino mugo a Forni di Sopra (Udine), o i tartufi di Muzzana,  capaci di creare un vero indotto, in grado di  massimizzare la produzione, grazie alla virtuosa gestione forestale ed alla valorizzazione di  quelle che sono vere e proprie eccellenze dei territori.

Sul tema del turismo esperienziale ed enogastronomico legato al tartufo, c’è stata l’interessante relazione del prof. Marco Petrella, Professore Associato del Dipartimento di Bioscienze e Territorio dell’Unimol, che ha parlato della storia millenaria del tartufo, attraverso alcune citazioni storiche, come quella del cuoco napoletano Antonio Latini, che già, nel 1694,  in alcune opere dedicate al Regno di Napoli, ricordava la peculiare produzione, nel Contado di Molise, dei prosciutti, prugnoli e abbondanti tartufi di Campobasso, già riconosciuti, all’esterno del Contado, come prodotti spontanei dal particolare pregio a valore economico, a dimostrazione della consapevolezza che già, nel Seicento, esistesse una certa attitudine al consumo di tartufo, magari non organizzata. “Il prodotto molisano è recente nella diffusione ma deve investire nel racconto della sua tradizione. La prima edizione della Festa del Tartufo a Colle d’Anchise, non significa che non vi sia tradizione, ma che ci sia una certa assenza del racconto e di organizzazione” – ha spiegato il prof. Marco Petrella – “Quando si parla di turismo gastronomico, notiamo che tutto viene ridotto al mero tema del consumo che può essere considerato centrale, ma che  è solo una parte dell’esperienza.  Se riduciamo l’esperienza del tartufo a un’esperienza gastronomica, rischiamo che il tutto venga limitato da etichette come quella che riguarda Alba” – ha proseguito -” Ma il tartufo ha in sè delle caratteristiche che meritano un approfondimento sulla conoscenza ed esperienza del territorio nel quale nasce. Bisogna riconoscere l’umidità, l’esposizione, le questioni climatiche.  E diventa, allora,’ importante conoscere il Molise, attraverso il tartufo, promuovendo un turismo responsabile e sostenibile che significhi non caccia al tartufo, ma sana convivenza con la pratica del tartufo”. Marco Petrella ha, quindi, ricordato alcuni esempi virtuosi di città legate, in chiave più industriale, alla promozione del tartufo, come Alba, che ospita ogni anno, la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco; come San Miniato, nota per la Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco. Come Acqualagna e Norcia. Senza dimenticare l’esperienza dell’Ecomuseo francese del Tartufo, a Pèrigord, in Dordogna. Da questo punto di vista, la raccolta di documenti storici, di citazioni, di fotografie potrebbe rappresentare, in Molise,  l’inizio di un processo di patrimonializzazione storica. E la Festa del Tartufo di Colle D’Anchise potrebbe divenire una preziosa Fiera di settore. Esistono competenze in Molise che andrebbero sfruttate, ma mancano molti elementi. “In un contesto in cui i finanziamenti pubblici sembrano concentrarsi sulle strutture hardware, come il Cis Tratturi, dedicato alla valorizzazione della rete dei tratturi molisani – “ha concluso Marco Petrella, nel suo intervento dedicato al turismo esperienziale ed enogastronomico –  “occorrerebbe pensare a qualcosa di più leggero, immateriale, che possa essere una base per il futuro, come una scuola diffusa del Tartufo, che punti a promuoverne la cultura, attraverso una lettura della bellezza e delle tradizioni ad esso collegate”.

Nel convegno, promosso dal Comune di Colle d’Anchise, in collaborazione con l’Università degli Studi del Molise, con il patrocinio della Regione Molise, dell’ARSARP, PEFC, l’Associazione “Italia Nostra”,la Federazione Nazionale Associazione Tartufai Italiani e dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, il moderatore Michele Cameli ha ricordato come il tartufo non sia soltanto un’eccellenza gastronomica, ma un indicatore della qualità degli ecosistemi. Una risorsa economica in grado di generare valore. Un elemento identitario della storia e cultura del territorio, dovuti al prezioso lavoro dei cavatori, che osservano il territorio, rispettando i suoi equilibri, regalandoci l’esperienza pregustativa e consentendoci di ragionare sulle ulteriori opportunità che potrebbe generare il tartufo, quale volano di sviluppo futuro delle aree interne.

Ha concluso la rassegna l’intervento dell’abruzzese Fabio Cerretano, Presidente della Federazione Nazionale delle Associazioni Tartufai Italiani “FNATI), che ha contribuito all’annoso lavoro richiesto dalla costruzione della candidatura al Patrimonio dell’Unesco, per porre, nel corso del meeting tecnico di Colle d’Anchise, l’accento sull’importanza della gestione dei territori e sull’azione efficace, fatta di consapevolezza e dedizione, che viene chiesta alle Associazioni dei Tartufai, affinchè la gestione di un territorio diventi occasione di ricchezza collettiva di regioni, magari più ricche di risorse naturali come l’Abruzzo ed Il Molise,  ricordando, infine, come la tutela del benessere dei cani da tartufo, dopo i molteplici episodi di avvelenamento avvenuti  nel passato (ricordiamo i 30 cani avvelenati ad Ateleta, nel Novembre 2023), sia divenuta uno degli aspetti più qualificanti del riconoscimento dell’Unesco UNESCO, della “Cerca e cavatura del tartufo in Italia”, iscritta dal 2021, nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

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