Il Castello Angioino di Civitacampomarano ospita la Mostra fotografica “Humus” promossa dall’Associazione “Il Cavaliere di San Biase”

Anche nella terra più precaria e fragile, come il borgo molisano di Civitacampomarano, c’è un fertile humus che può consentirci di guardare al futuro, se la terra la si guarda oltre la superficie.
L’Humus rappresenta la parte più profonda e fertile della terra: quella che nasce dalla trasformazione lenta della materia e dalla sedimentazione del tempo. In senso figurato, l’humus indica quell’ambiente prolifico e quel terreno culturale, fertile e favorevole, che consente la nascita di idee, sentimenti e movimenti. E su come possa rinascere un territorio e sulla valenza del termine “humus”, che ci invita a comprendere i luoghi e il loro futuro, attraverso le stratificazioni del tempo e la memoria storica e l’identità di un paesaggio, si sono confrontati 4 fotografi professionisti molisani: Marisa Boscia, Sandro Di Camillo, Lello Muzio e Mauro Presutti (con l’editing curato dal fotografo Gaetano Di Filippo) nella Mostra fotografica collettiva: “HUMUS, ContemporaryCivita. Obiettivo su una comunità”, promossa dall’Associazione “Il Cavaliere di San Biase”, diretta da Antonella Struzzolino e inaugurata lo scorso 22 maggio, per rimanere aperta fino al 20 settembre 2026, all’interno del Castello Angioino di Civitacampomarano: proprio nel borgo molisano, forse, più delicato e vulnerabile, a causa delle molteplici tipologie di dissesto idrogeologico che lo riguardano, a causa di frane complesse, di infiltrazioni d’acqua profonde portate dalle forti piogge, che spingono il suolo a scivolare verso valle, nonchè a causa della posizione del paese, costantemente in bilico, su un debole costone di roccia argillosa ed instabile.
Da molti anni, varie parti del centro storico di Civicacampomarano sono state dichiarate pericolanti e molti edifici sono stati dichiarati inagibili. Ancora oggi si lavora per evitare che le acque piovane penetrino il suolo e vengono effettuate puntuali opere di sostegno per bloccare la roccia e prevenire lo scivolamento del terreno.
L’iniziativa della Mostra fotografica rientra nel progetto ” Civitacampomarano: tra identità e innovazione per guardare al futuro”, che è stato sostenuto da strumenti, come: il PNRR Missione 1″, Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura- Componente 3 cultura 4.0 (MIC3). La Misura 2 “Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale – Investimento 2.1 Attrattività dei borghi storici”. La Linea di Azione B – Rigenerazione culturale e sociale dei Borghi Storici, finanziata dall’Unione Europea (NextGenerationEU). Il Servizio di realizzazione/ potenziamento di servizi ed infrastrutture culturali INTERVENTO 2 , dal titolo: “ContemporaryCivita. Obiettivo su una comunità”. Tra i partner del progetto: il Ministero della Cultura (MiC); il Parco Archeologico di Sepino e il Comune di Civitacampomarano, che sta animando, attualmente, la vita quotidiana e l’accoglienza organizzata, presente all’interno del Castello, di proprietà della Soprintendenza ai Beni Culturali, anche attraverso la presenza di ulteriori attrazioni come le videoproiezioni dedicate alla divulgazione della storia popolare di Civitacampomarano, nel secolo scorso.
L’allestimento della Mostra “Humus” è stato curato dalla “Bottega delle Arti” con il supporto delle lavorazioni in ferro curate da Rino Vasile. I lavori fotografici e gli oggetti presenti nella Mostra, all’interno del Castello di Civitacampomarano sono stati, puntualmente, corredati di informazioni come le descrizioni sull’analisi del lavoro compiuto dai singoli fotografi, presenti nei pannelli della Mostra. L’antropologa Letizia Bindi ha curato la moderazione della tavola rotonda inaugurale e ha curato i testi critici presenti in catalogo e in sala, orientando l’attenzione sulla poetica del chiarore presente nelle fotografie di Lello Muzio, ispirato dal lavoro storico e poetico di Maria Teresa Calzona Lalli (autrice del libro “U Reddùmmele d’a Cavatelle”) e che rappresenta un lavoro sul bianco da cui si stagliano piccoli oggetti dimenticati o appartenuti a case ormai dimenticate. Da cui emergono piccoli haiku (brevi poesie giapponesi in grado di descrivere la natura e la vita in tre soli versi), oggetti mozzi, dettagli, frammenti. Lello Muzio ci proietta in un mondo di vita che riemerge come da uno scavo, che è allo stesso tempo, psicologico ed archeologico, attraverso il senso dei luoghi, dal quale gli oggetti emergono stanchi, opachi e rotti, oppure carichi di senso, in ragione delle loro ammaccature: la mano di terracotta che rivela le sue crepe e la sua fragilità di statua monca, la scodella incrinata, la sedia risistemata alla meglio con una copertura di stoffa. E poi, come scrive la prof.ssa Bindi nella sua recensione, ci sono discorsi nei discorsi e fotografie nelle fotografie, nell’originale nel progetto del fotografo Lello Muzio.
Il curatore della Mostra, Piernicola Maria Di Iorio, ha invece commentato il racconto per immagini, sull’infanzia, “Ciò che dorme nasce”, compiuto dalla fotografa Maria Pia Boscia, che si esprime attraverso simboli come l’alloro, per rappresentare la tenacia, che mette radici in un luogo di frane e resurrezione, diventando figura viva di continuità, tra generazioni, tra ciò che crolla e ciò che ricomincia.
Allo storico e critico d’arte isernino, Tommaso Evangelista, è spettato il compito di commentare il reportage fotografico “Nero su terra”, dell’artista campobassano Mauro Presutti, attratto dal paesaggio dei calanchi, quale superficie viva attraversata da profonde tensioni, non solo geologiche, bensì esistenziali e che sceglie, nella circostanza, la tecnica delle fotografie in bianco e nero per esaltare la percezione di una terra dall’epidermide incisa da pieghe, fenditure, abrasioni in grado di descrivere, meglio, l’asprezza della morfologia di un territorio dalla geografia instabile. Nella sua recensione, presente con le altre, sui pannelli della Mostra, Tommaso Evangelista ricorda il confronto, narrato dalle foto di Mauro Presutti, con una dimensione epica e tragica della terra meridionale ed una natura matrigna che imprime i suoi segni sia sul territorio che sull’esperienza umana, sottolineando, inoltre, la presenza di quella metamorfosi vissuta sia dal paesaggio molisano che dalla comunità che lo vive, mentre il territorio cambia e si scompone, collassando nel passato, mentre rigenera un futuro possibile.
La poetessa e scrittrice Gianna Piano ha, invece, commentato, il lavoro fotografico proposto, nella Mostra “Humus”, dal fotografo Sandro Di Camillo, che ha scelto di porre al centro dell’attenzione la scuola, punto d’incontro indispensabile fra la memoria di chi è stato prima e la promessa di ciò che sarà, in un territorio caratterizzato dall’incessante spopolamento, ricordando che il rinnovamento di Civitacampomarano non passa soltanto attraverso il recupero della pietra, ma anche attraverso la “restanza” attiva dei bambini, chiamati a costruire il futuro, trasformando, quotidianamente, la propria aula nel campo più fertile di significati per l’intera comunità.
















