Tullio De Piscopo incanta il Teatro Savoia

Tutto esaurito per ricordare e battere le mani al ritmo del più grande batterista e percussionista italiano di sempre

“Ci sono degli avari che sono talmente avari che non sono capaci di regalarti neanche un sorriso. Che non costa niente! Ma regalare un sorriso agli altri è la cosa più saggia che possiamo fare per noi stessi, soprattutto quando ci confrontiamo con i bambini. Che non chiedono niente, ma che attraverso un sorriso, avvertono se il nostro amore è vero e sincero. Quell’amore che vince sempre, nonostante le difficoltà” ha detto la “star” del Groove Tullio De Piscopo, durante l’incontro con il pubblico del Teatro Savoia, di sabato scorso, nel corso del quale ha aperto, con naturalezza e sincerità, il cuore al pubblico campobassano, ricordando per esempio, come preferisca il valore del calore domestico dello stare insieme, durante le festività pasquali, alle gite in montagna.

Ha fatto tappa anche a Campobasso, sabato scorso 11 aprile, nel corso del suo Tour “80 Tullio. The Last Tour…Nun’o saccio!”, con il sorriso, l’umanità, l’affabilità di sempre, colui che rappresenta uno dei più grandi batteristi e percussionisti italiani di tutti i tempi, mito e leggenda per quella generazione che, da più di quarant’anni, ha apprezzato e amato i successi musicali della band di Pino Daniele.

 Il Maestro Tullio De Piscopo, nato e cresciuto a Napoli (nella zona di Porta Capuana), oggi è un giovane bandleader di 80 anni, compiuti lo scorso 24 Febbraio, che ha dimostrato di non aver perso nulla della mimica attoriale, gli “occhi di tigre”, la grinta nelle bacchette, la filosofia napoletana e l’energia dei tempi migliori,  nel concerto di Campobasso, in cui è stato accompagnato dai giovani musicisti Stefano Gajon, Alessandro Simeoni, Gianluca Silvestri, Daniele Labelli, Rosario Di Giorgio, per la maggior parte veneti e, in qualche caso, provenienti dagli studi condivisi presso Nam, la Nuova Accademia Musicale di Milano, dove il Maestro De Piscopo insegna “batteria” dal 2010, nel corso di lezioni e audizioni periodiche che spaziano dai ritmi jazz, latini, funk, pop. Con questa band, Tullio De Piscopo proseguirà il tour, nelle imminenti date, già programmate, di Aprile e Maggio, anche a Bitritto (Ba), Palermo, Catania, Milano, fino al concerto programmato a Torino, per il prossimo 16 Ottobre 2026.

Lo spettacolo dell’11 Aprile scorso, è stato fortemente voluto dal batterista molisano, originario di Bojano, Oreste Sbarra,  Presidente della neonata Associazione Culturale ” Molise Pulsante”, composta, altresì, dalla Vice Presidente Nella Fanelli e dai Soci Giuseppe Pezzente, Roberto Di Iorio, Roberta Mignogna, che hanno organizzato la manifestazione grazie, anche, alla sponsorizzazione di alcune imprese private molisane ed al Patrocinio del Comune di Campobasso (Assessorato alla Cultura), per conferire, altresì, una targa in omaggio all’artista, che recita, testualmente, “A Tullio De Piscopo, Re del Groove che, in oltre 60 anni di carriera, ha arricchito, con la sua arte, la musica italiana ed internazionale”.

Il talentuoso batterista molisano, originario di Bojano, Oreste Sbarra, coinvolgente “anima” dell’iniziativa, ha avuto anche il modo di duettare, durante il concerto, con il suo mentore musicale di sempre.

Tutto è “rumore”, ritmo e conseguente fonte di ispirazione a casa di Tullio De Piscopo, nella Napoli del “dopoguerra, a Porta Capuana, nella famiglia in cui costui crescerà a contatto con i fratelli, la madre Giuseppina (orfana fin dall’infanzia) e con gli spartiti e i tamburi che circolano in casa, fin dalla sua infanzia, grazie alla passione musicale del padre, Giuseppe, batterista al Real Teatro San Carlo e musicista di successo, nella trasmissione televisiva “Senza Rete”, condotta da Raffaele Pisu. Quando Tullio De Piscopo ha appena 11 anni, morirà prematuramente il fratello ventunenne Romeo De Piscopo, talentuoso batterista, per malore, mentre suona nel Circolo degli Ufficiali della Nato di Bagnoli (Na), il 27 Agosto 1957, interrompendo una promettente, luminosa, carriera. Sarà un evento tragico che segnerà la vita della famiglia De Piscopo, ispirando i sogni, le ambizioni e i desideri di riscatto rispetto all’infausto destino del fratello, del giovane Tullio, che intravede nella passione per il ritmo e nello studio della batteria, la possibilità di crescere ed emergere, professionalmente, nel mondo della musica.

I suoi maestri di riferimento dell’epoca sono tutti i batteristi jazz afroamericani, come: Max Roach, Art Blakey, Kenny Clark, Elvin Jones.

Dopo aver fatto parte di gruppi jazz cittadini e nei nightclub, seguendo le orme del compianto fratello, nell’area della base Nato a Bagnoli, Tullio De Piscopo, si trasferirà, nel 1969, prima a Torino, dove sarà ingaggiato come batterista fisso allo Swing Club e poi a Milano, dove saranno sempre più numerose le collaborazioni con artisti d’oltreoceano. Come ha avuto modo di raccontare nel corso del Concerto, sul palcoscenico del Teatro Savoia di Campobasso, Tullio De Piscopo ha collaborato con Quincy Jones, da lui ricordato come il più grande arrangiatore e produttore discografico di tutti i tempi. Con il cantante e trombettista statunitense Chet Baker. Con il sassofonista e compositore americano Gerry Mulligan, fondatore del cool jazz. Con Aldemaro Romero, pianista e direttore d’orchestra venezuelano. Con i produttori, compositori ed arrangiatori Tony Mimms, Bill Conti, Victor Bach, Armando Trovaioli, con cantautori italiani come Franco Battiato, Fabrizio De Andrè, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Gino Paoli, Pino Daniele  e con musicisti  come Don Cherry, Wayne Shorter, Billy Cobham, Vinicius De Moraes, Toquinho, Chick Corea e un “certo” Astor Piazzolla, il più grande musicista argentino della storia, che lo selezionerà, con successo, per inventare il ritmo di brani come Libertango, tra il 22 ed il 23 Aprile del 1974, e che Tullio De Piscopo ci riporta, attraverso aneddoti esilaranti e toccanti, prima di riproporre una cover del brano “Libertango”, del bandoneonista argentino, nel corso di un originale spettacolo che, nel Teatro Savoia, alterna il racconto degli aneddoti che hanno ispirato l’origine dei brani, accompagnando la carriera del cantautore, ai ritmi ed alle sue canzoni di maggiore successo, partendo dai tempi della giovinezza vissuti a Napoli, più difficili, fino ai successi ottenuti, all’apice del successo internazionale della band condivisa con Pino Daniele, per la quale definì il suono di album fondamentali come “Vai mò” (1981) e “Bella ‘mbriana” (1982),  partecipando a “Sciò” (Live), “Acqua e Viento”, e  tour europei (l’ultimo tour fu “Nero a Metà “, nel 2013), che hanno toccato Paesi europei come la Germania (es. nell’Arena di Dortmund), la Francia (es.: nel Teatro Olympia di Parigi), la Svizzera ed altri Paesi d’oltreoceano, come gli Stati Uniti, con il concerto affrontato nell’Apollo Theater di New York.       

Nel concerto al Teatro “Savoia” di Campobasso, Tullio De Piscopo e la sua band ci hanno fatto ascoltare i brani più famosi del percussionista napoletano, come: Stop Bajon (scritta da Pino Daniele nel 1984, per convincerlo a cantare). Come il brano” Andamento Lento”, con cui vincerà il “Festivalbar” del 1988. Come  il brano “Namina”, che significa “Napoli-Milano-Napoli: le città che il famoso batterista toccava durante le sue dure trasferte, all’inizio della carriera artistica. tratto dall’album “Acqua e viento” pubblicato dall’etichetta Bagaria nel 1983, con l’arrangiamento di Pino Daniele e che conobbe il coinvolgimento, durante la registrazione, di Lucio Dalla, al clarinetto; di Joe Amoruso  al piano e tastiere; di Rino Zurzolo al basso, di Gennaro Petrone, al mandolino.

Tra le splendide canzoni del concerto di Campobasso, ci sono state anche “Qui gatta ci cova” (1993),  e l’attuale singolo “Miranda”. 

Fra i racconti più divertenti, pronunciati con la sua tipica ironìa, c’è il ricordo del viaggio avventuroso, con il pullman, da Formia a Dortmund e del soggiorno disagevole, con la band di Pino Daniele, nella circostanza del concerto nell’Arena di Dortmund, del 1983.E quello toccante in cui l’artista, l’8 dicembre 1989, dopo essersi fermato, per sbaglio a Faenza, all’indomani del concerto di Bologna, dopo aver intravisto una chiesetta ed un pullman, carico di fedeli, targato Treviso, incontra un frate, un certo Fra Guglielmo che diceva la Messa, con un corteo di fedeli ai quali distribuisce un santino religioso. Mentre a lui consegna un pezzo di carta bianca, al quale presta poca importanza. Saluterà, quindi, Fra Guglielmo ringraziandolo e rimettendosi in viaggio. Quando, successivamente, si ferma in Autogrill, dispiegando quel foglietto consegnatoli dal frate, legge: “Un sorriso vale tanto e non dura che un momento..”. Il frate gli aveva suggerito il testo utile a completare la canzone ” E allora allora” che avrebbe di li a poco composto e pubblicato, con successo.

A Monopoli, a novembre, lo scorso anno, quando si è trovato a raccontare questa storia, due signori anziani gli sono venuti incontro, verso il palco, mostrandogli la fotografia di Frà Guglielmo, da lui incontrato a Faenza qualche anno prima e che si è ripromesso di andare a trovare.

Quest’anno, il 2 aprile scorso, l’artista Tullio De Piscopo ha ricevuto il prestigioso riconoscimento MEI (2026), dall’AFI Associazione dei Fonografici Italiani, per la migliore esibizione “Live” avvenuta durante la serata sanremese “cover”, in cui ha riproposto il suo brano storico di successo “Andamento lento”, insieme ad LDA e ad Aka 7even, per aver saputo unire generazioni e sonorità diverse. Nel 2022  aveva ricevuto il Leone d’Oro di San Marco alla Carriera (primo batterista della storia a ricevere questo prestigioso premio). Nel 2024 arriva per lui il Premio Tenco alla Carriera, per il contributo dato alla canzone d’autore. Nel 2025 arriva il riconoscimento di “Ambasciatore Nazionale della Musica”, conferito presso la Sala Koch del Senato a Roma.  Tullio De Piscopo fu annoverato, nel 2018, fra le 100 eccellenze italiane nel mondo, presso la Sala della Lupa in Montecitorio.  Nel 2017 arriva l’Onorificenza dell’Accademia Medicea, a Firenze, per il contributo dato alla cultura e all’arte. Il Premio alla Carriera Windtel Communication, nel 1998, conferito dal Blue Note di New York, lo riconosce come più autorevole esponente della musica jazz.  Il Premio Speciale Oscar come “Migliore Musicista dell’anno” (1977-1982), lo riceve per 6 anni consecutivi, dai giornalisti italiani. E non mancano i prestigiosi riconoscimento dei Telegatti, conferiti dal Settimanale TV Sorrisi e Canzoni, come Migliore Sessionman nel 1979 e come “Migliore Musicista dell’Anno”,  negli anni dal 1977 al 1982.

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