Tim Curry, il Villain più adorato di Hollywood

Scomparso a ottant’anni l’attore britannico che trasformò il brivido in arte: dal Rocky Horror a It, una carriera fuori da ogni schema

Nel 1964 Susan Sontag pubblicò “Notes on Camp”, saggio destinato a cambiare il modo in cui la cultura occidentale guarda all’esagerazione, all’artificio, al grottesco come forme d’arte legittime. Il camp, per Sontag, era una sensibilità prima ancora che un’idea: l’amore per ciò che è artificioso, fuori misura, teatralmente eccessivo. Undici anni dopo, nel 1975, quella teoria trovò la sua incarnazione perfetta: un ascensore si apre, e ne esce un uomo in calze a rete, corsetto e tacchi a spillo, il trucco pesante, un sopracciglio sollevato come una minaccia elegante. Non entra in scena. La occupa. È il dottor Frank-N-Furter, ed è il momento in cui Tim Curry smette di essere un attore emergente e diventa un’icona.

Timothy James Curry è morto nella sua casa di Toluca Lake, a Los Angeles, la sera di martedì 25 agosto 2026, a ottant’anni. Lo stesso giorno di Dolly Parton: la coincidenza ha colpito milioni di appassionati. La conferma arriva dalla sua storica manager Marcia Hurwitz, che descrive una scomparsa serena per cause naturali, riconducibile al progressivo aggravarsi delle condizioni di salute dopo il grave ictus del 2012, che lo aveva lasciato paralizzato sul lato sinistro.

Nato il 19 aprile 1946 a Grappenhall, nel Cheshire, figlio di un cappellano metodista, Curry arriva al teatro dalla porta principale: nel 1968 entra nel cast originale di Hair a Londra, dove incontra Richard O’Brien, l’uomo che di lì a poco gli scriverà addosso il ruolo di una vita. Con Rocky Horror quella voce modulata e quel sorriso beffardo diventano linguaggio universale: un villain travestito e liberatorio, capace di ribaltare ogni convenzione sul genere e sulla paura, e di trasformarsi in un rito collettivo che ancora oggi riempie le proiezioni di mezzanotte.

Da lì la carriera si allarga senza mai ripetersi: Broadway con Amadeus nel 1980, il Tony Award sfiorato testa a testa con Ian McKellen; poi Pennywise il pagliaccio di It, che introduce intere generazioni alla coulrofobia; il maggiordomo Wadsworth in Clue, il Signore delle Tenebre in Legend di Ridley Scott, la voce dello Schiaccianoci. Personaggi diversissimi, tenuti insieme da un’unica cifra: rendere memorabile anche il ruolo più grottesco, con uno stile che gli è valso nomination ai Grammy, agli Emmy e ai Tony.

A settembre 2025, in sedia a rotelle, si presenta a una proiezione speciale del Rocky Horror; Il pubblico lo acclama come si fa con i grandi. Il camp non è mai solo superficie. È uno sguardo sul mondo.

Rosita Laudano

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