“Molise al femminile”, il libro di Rita Frattolillo e Barbara Bertolini diventa uno spettacolo

La recitazione cattura l’attenzione del pubblico del Pastificio La Molisana attraverso le biografie di alcune delle 90 donne protagoniste della storia della cultura del Molise

18 copioni curati dalla sceneggiatrice Rosalisa Iannaccone, per rappresentare, sabato 13 dicembre, nel palcoscenico ideale rappresentato dall’arena culturale del salotto “Vincenzo Ferro” del Pastificio “La Molisana” la vita di alcune delle 90 donne di rilievo, che hanno lasciato tracce fondamentali nella storia del panorama culturale molisano, messe in luce dal lavoro minuzioso di ricerca storica compiuta da Barbara Bertolini e da Rita Frattolillo, nell’enciclopedia sulla storia delle donne molisane edita da Lampo Editrice:  “Molise al femminile. Biografie e Storia” (Editrice Lampo), costituiscono un’ innovativa rivoluzione nelle regole che abitualmente, caratterizzano, la presentazione di libri.

Insieme alla professoressa Rosalisa Iannaccone, regista del nuovo modello di comunicazione e promozione letteraria, sono intervenute, a turno, e non dal pulpito, ma alzandosi in piedi, dalle più varie aree del pubblico presente in sala, le voci delle insegnanti Anna Simeone, Antonella Presutti, Rossana Varrone, Irene Barone, Maria Teresa Cutrone, della impiegata bancaria Patrizia Tommaso e  del medico Vincenza Pede (chirurgo e dermatologo) a recitare, in prima persona, l’autobiografia di alcune delle protagoniste ricordate nel libro, trasformando l’evento letterario in uno spettacolo teatrale.

Rosalisa Iannaccone ha raccontato, in prima persona, più storie di vita, tra le quali, la storia dell’educatrice Aline Aubin Battistelli (Poitiers 1820- Campobasso 1890), che progettò di dotare il Molise di una scuola statale che permettesse l’insegnamento a tutte le ragazze, non solo a quelle di buona famiglia, nel 1852.  Quella la vita della scrittrice e giornalista Maria D’Aragona (Lucca, 1874-Torre di Lago Puccini, 1944), protagonista di una storia d’amore con il molisano Florindo Scasserra, brillante direttore della rivista di letteratura, arte e costume: “Italia moderna”. E  la storia di Maria Ciarravano (Salcito, 1904- Bologna, 1965), anarchica, confinata dal fascismo, che fin da ragazza si batté contro tutte le ingiustizie in un periodo oscuro dove la norma era tacere, obbedire, dissimulare, sentendosi sempre libera di amare senza i freni morali imposti dalla società del tempo.

Fra le storie narrate da Anna Simeone, quella di Rosa Fazio Longo (Campobasso 1913 – Roma 2004), deputata, femminista: madre di Pietro Longo, che diverrà un uomo di spicco nel panorama politico italiano. Lei aderirà al partito socialista entrando, tra il 1943 ed il 1944, nell’Associazione  degli Insegnanti Medi, un’organizzazione clandestina di lotta contro i nazisti, costituitasi nelle scuole romane, dopo i nove mesi dell’occupazione di Roma e che aveva compiti non solo politici, ma di assistenza, di raccolta fondi per i deportati e le loro famiglie, distribuzione dei pacchi, doposcuola, visite ai carcerati, aiuti ai soldati allo sbando o dei prigionieri di guerra fuggiti, durante un periodo caratterizzato non solo dalla tensione morale ma anche dalla solidarietà, al di là dell’appartenenza sociale e politica. Rosa Fazio Longo sarà considerata dall’ex parlamentare Marisa Rodano, con cui aveva condiviso molte lotte all’interno dell’UDI (Unione Donne Italiane) per la parità e per i diritti delle donne italiane, come una delle “madri” della Repubblica Italiana. 
Patrizia Tommaso, professionalmente impiegata presso la sede dell’Unicredit a Campobasso,  ha fatto, invece, rivivere la voce della pittrice e benefattrice Marianna De Capoa (Campobasso 1817 – Napoli 1875), fondatrice dell’Orfanotrofio. Nobildonna che donò alla città di Campobasso il meraviglioso Parco De Capoa.  

La professoressa de Liceo Galanti, Irene Barone, ha interpretato la voce della scrittrice Maria Concetta Barone (Campobasso 1948 – 2017), che, dopo essersi laureata con lode presso l’Università La Sapienza di Roma, nel 1971, fu docente di materie letterarie, latino e greco nei licei. Con il consorte Franco Novelli, diede vita all’Associazione “Libera contro le mafie”, impegnandosi, efficacemente, per l’integrità del territorio e per l’affermazione della legalità contro il malaffare in tutte le sue forme. Realizzò, presso il Liceo Scientifico ” A. Romita” di Campobasso, il progetto didattico: ” I nuovi linguaggi della comunicazione verbale e non verbale in sintesi multimediale. Diresse il laboratorio musicale dello stesso Liceo e tenne laboratori di scritture nelle strutture Asl di Campobasso, allestendo, con gli operatori socio-sanitari, “La compagnia instabile” di Campolieto (Cb), con le performance teatrali “Barbablu, l’uomo nero” (2007) e il “Confine-psicodramma” (2008). Maria Concetta Barone diresse, inoltre, le attività del Cineforum Grifmac del liceo Scientifico “A. Romita”, scrivendo sinossi e producendo materiale di lettura critica. Si occupò, dal 2008 al 2015, di “Laboratori di lettura e scrittura” presso l’Università della Terza Età e del Tempo Libero di Campobasso, curando diverse sezioni. Collaboratrice di riviste culturali, scrisse innumerevoli testi poetici come Pellegrinaggio d’estate (2004) e l’opera “Le Stanze della luna”, tratta da Lucicabelle, una silloge di poesie di Eugenio Cirese. Fra i saggi, si ricordano: “Allora la molisanità (2001)”; “Suggestioni sonore sulla poesia dell’altrove”; “Appunti per un’estetica del naufragio; “Giuseppe Altobello, poeta, custode dei miti della terra”.

La dermatologa Vincenza Pede ha interpretato la voce di Aurora Fascia d’Agnone, benefattrice e politica (San Marco La Catola, 1887- Campobasso, 1949), figlia di Giambattista e di Leonilla Massari, una famiglia borghese di Lucera, educata nel Convitto Pellegrini di Lucera dalle Suore della Carità, dove eccelleva come pianista e nei lavori femminili, come il ricamo e l’arte culinaria. Ricordata dalle biografe Rita Frattolillo e Barbara Bertolini per l’impegno sociale  con cui, a Campobasso, dove il marito Ciro, ingegnere, era responsabile dell’Ufficio Tecnico della Provincia,  nel periodo fascista, dopo aver partecipato ai movimenti parrocchiali come il Terzo Ordine Francescano e l’Azione Cattolica, si dedicherà alle opere di carità e filantropiche, per le numerose famiglie in difficoltà e nel sostegno ai vari orfanotrofi presenti a Campobasso, nel Molise e nella vicina Puglia.

Alla professoressa Rossana Varone è, invece, spettato il compito di ricordare la figura di Ada Trombetta (Campobasso 1922-2014), storica divulgatrice del patrimonio storico- artistico e dei costumi molisani. Discendente dei pionieri e maestri dell’arte fotografica, Antonio e Alfredo Trombetta, apprezzati anche all’estero dove tennero mostre, vincendo premi dalla fine dell’Ottocento. Molti volumi sulla cultura molisana portano la sua firma. Tra questi: Arte medievale nel Molise (1971); Fascino e suggestione del passato nella processione dei Misteri a Campobasso (1979); “Campobasso tra ‘800 e ‘900. Le cartoline raccontano” (1987); ” Un Mondo contadino d’altri tempi. I costumi molisani (1989). Il prezioso patrimonio fotografico ereditato dal padre e dal nonno, è oggi presente nell’Archivio Alinari di Firenze. Tra i riconoscimenti importanti a lei attribuiti spicca quello concesso dal Presidente della Repubblica ai benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte, negli anni 1973, 1986 e 1990, che si aggiungono alla nomina di Cavaliere della Repubblica (1975),Ufficiale al merito (1986) e Commendatore al merito della Repubblica, nel 1991. 

La prof.ssa Maria Rosaria Cutrone ha interpretato, invece, la voce della famosa pittrice e scenografa, di fama internazionale, Titina (Modesta) Maselli (Roma, 1924-2005), la cui famiglia era originaria di Pescolanciano. La sua pittura, ora astratta, ora figurativa, fu dominata da costruzioni geometriche dai colori forti, spesso di grande formato, che valsero l’ammirazione di personalità come Alberto Moravia e Michelangelo Antonioni. Nel 1989 Achille Bonito Oliva presenterà alcune delle sue tele, realizzate negli anni ’80, nella Galleria Giulia di Roma. Per festeggiare i suoi 80 anni, nel 2004, si mobiliterà il sindaco di Roma, Walter Veltroni, organizzando una grande festa in suo onore, alle Scuderie del Quirinale.

Sempre Maria Rosaria Cutrone ha ricordato un’altra artista molisana, legata a Torella del Sannio: Elena Ciamarra (Napoli, 1894 – Torella del Sannio, 1981), pittrice e musicista. Molisana per ascendenza paterna. Si ritirerà, negli ultimi decenni della sua esistenza, nel castello di proprietà a Torella del Sannio, suonando e ritraendo donne, bambini, contadini e paesaggi del posto, dopo aver vissuto una vita intensa, viaggiando in tutta Europa e intessendo rapporti con i circoli artistico- culturali più in vista e frequentando le accademie di disegno e pittura a Parigi, a Salisburgo e in Provenza. Le sue mostre personali a Milano, Parigi, Firenze, Montecarlo, si avvalgono della presentazione di personaggi famosi, come Arturo Bovi e Lanfranco Orsini. I suoi lavori sono conservati nei musei ed in raccolte pubbliche: a Napoli, Latina, Roma, Verona, Pontelagoscuro, Ravenna, Genova, New York.

La professoressa Antonella Presutti, presidente della Fondazione Molise Cultura, ha fatto rivivere la figura della scrittrice e giornalista Lina Pietravalle (Fasano di Brindisi, 1887 – Napoli, 1956), discendente, da parte di madre, di Teresa Lembo Suriani, la “madre coraggio” del periodo risorgimentale molisano. Il padre e il nonno furono medici, originari di Salcito e lei, prima di cinque sorelle e di un fratello, crescerà in un ambiente familiare della ricca e colta borghesia molisana. Il casino di campagna fra Salcito e Bagnoli del Trigno e le campagne salcitane, come Morgia Pietravalle e Vallone, faranno da sfondo alle creazioni letterarie della scrittrice che lavorerà, come giornalista, nelle redazioni de. “Il Tempo”, “Il Messaggero”, “Il Mattino”, “Il Roma”.  Nel 1923 riceverà il Premio Bemporad per la novella Custoda, che segna il suo esordio su “Il Mattino”. Racconto che sarà accolto all’interno de “I racconti della terra” (1924), un vero e proprio “manifesto” della sua arte. E’ il sentimento di appartenenza al Molise a generare la sua produzione letteraria e a stimolarne la creatività. Grazie a lei, per la prima volta, il Molise, entrerà, antropologicamente, nella coscienza letteraria di un autore.  I suoi romanzi: ” I racconti della terra” (1924), “Il fatterello” (1928), “Storie di paese” (1930), “Le catene” (1930), “Marcia nuziale” (1932) raccontano un Molise arcaico e incontaminato, percorso da passioni travolgenti. Una terra popolata da un’umanità istintiva e sensuale, dolente e densa di fatalità, immersa in un tempo immoto.

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