A settant’anni dalla nascita, una mostra celebra il genio che ha trasformato il fumetto in letteratura e cronaca universale

Esistono artisti capaci che sfidano il tempo, trasformando la propria esistenza in un’opera aperta che continua a parlare anche quando il sipario cala troppo presto.
Dopo la grande esposizione al MAXXI L’Aquila, il progetto dedicato ad Andrea Pazienza inaugura il suo secondo capitolo a Roma, con la mostra “Non sempre si muore”.
Il titolo, tratto da un’intervista rilasciata dall’autore a Clive Griffiths nel 1988, non è solo una suggestione, ma una constatazione: “Paz” continua a vivere nei capolavori che non tramontano, nelle opere inedite che continuano a venir fuori e nello sguardo lucido con cui ha attraversato il suo tempo immaginando il futuro.
Andrea Pazienza (1956-1988) è stato la vera rockstar del fumetto italiano, un talento vorace che ha rivoluzionato il linguaggio della nona arte passando con disinvoltura dal realismo estremo alla caricatura grottesca, dal pennarello alla pittura colta. Ha dato voce al Movimento del ’77, alle inquietudini studentesche e alla poesia più pura; la sua mano correva veloce quanto la sua vita, lasciando un’eredità che ha elevato la vignetta a espressione artistica totale.
Il percorso espositivo segue un ordine cronologico, accompagnando il visitatore dagli anni della formazione fino alle ultime prove creative. Le tavole si snodano in una sequenza di stanze che girano intorno a un nucleo animato da testi, illustrazioni e disegni pittorici, in cui viene presentato per la prima volta il murale eseguito dal vivo durante la Fiera del Fumetto a Napoli nel 1987.
Il ritmo della mostra è dato dal rapporto inscindibile tra parola e immagine, riconducendo la pagina disegnata ai suoi elementi fondanti: bozzetti a matita, studi, improvvisazioni e performance sulle grandi superfici dialogano costantemente con appunti, poesie, lettere private e prose di ogni genere. Una vasta selezione di materiali d’archivio, tra cui fotografie, filmati e registrazioni audio, ricostruisce l’ambiente creativo e anticonformista in cui le opere sono nate.
Le centinaia di tavole esposte compongono un campionario umano irripetibile: personaggi iconici come Pentothal, il cinico Zanardi, il commovente Pertini e il tragico Pompeo sono riusciti, col tempo, ad assumere significati universali, diventando strumenti sempre attuali per raccontare la realtà.
È proprio in questa corrispondenza tra cronaca e immaginario che si svela il segreto per cui Andrea Pazienza è ancora qui, vibrante e necessario, a dimostrare che se l’arte è autentica, la morte rimane solo un dettaglio tecnico.
Rosita Laudano