Presentato il romanzo “Il secondo principio” di Rossana Vaudo


“Si può, attraverso la scienza, dare risposte alle problematiche dell’esistenza?”. “Come si elabora il dolore della separazione da una figlia e come trasforma la vita?”. “Possono i nostri progetti di vita arginare l’imprevedibile e inevitabile caos dettato dalle imponderabili circostanze della vita?”. “Ha ancora senso dire “per sempre” in amore?”. “Quanto caos e quante regole burocratiche complicano la scuola di oggi?”: sono alcune delle domande alle quali ci ha risposto la scrittrice e geologa Rossana Vaudo, insegnante di Scienze presso il Liceo Scientifico I.I.S.S.”Alfano da Termoli”, nel corso della presentazione del suo secondo romanzo “Il secondo principio”, presente nella collana “Narrazioni Clandestine” del Gruppo Editoriale Santelli di Milano, avvenuta sabato scorso, 21 Febbraio, nell’intervista condotta dalla giornalista Michaela Marcaccio: tradizionale appuntamento della Campagna Letteraria “Vincenzo Ferro”, presso la sede del Pastificio “La Molisana”.
Laura ha perso la figlia, Iris, in un incidente stradale e si è separata da Fabio. Deve trovare un altro ordine nella sua vita, per elaborare il dolore e l’insegnamento di fisica, la sua professione, gli consentirà di farlo, inizialmente, proiettando il suo profondo senso materno sugli studenti, come se affrontasse una spontanea “autoterapia” personale. Mentre un corteggiatore, Andrea, dalla particolare sensibilità e misteriosamente legato all’esperienza della dipartita della figlia, si insinuerà, gradualmente, nella sua vita, facendole riscoprire la forza dei sentimenti. Il racconto, intimista e carico di suspense sentimentale, unisce profondi spunti filosofici a insegnamenti di fisica, dettati dalla conoscenza del secondo principio della termodinamica, ispirato dalle teorie di Clausius e di Kelvin Planck, nonché da alcune versioni più moderne, che sposerebbero il concetto dell’entropia, quale metafora esistenziale utile a comprendere l’imprevedibile caos presente nella vita di ciascuno di noi, che può far mandare a monte un progetto di vita, e che viene espressa bene da Laura quando, ad esempio, risponde al suo alunno Davide, nel romanzo: ” Sapere che non tutta l’energia che usiamo per far funzionare un motore termico si può convertire in lavoro ci ha fatto capire che, se vogliamo cambiare l’ordine delle cose, serve sforzo, ma dobbiamo mettere in conto che una parte di questo sforzo non produrrà il risultato atteso, andrà disperso, si frammenterà in forme che non sempre ci è dato di prevedere”. Laura entra nella descrizione dell’ineluttabilità dell’entropia, spiegando che il disordine, la casualità, il caos aumenteranno sempre, a prescindere dal percorso che scegliamo, aumentando, nel tempo, la complessità delle nostre vite, della civiltà umana, delle specie che popolano la terra. E dell’universo, dove l’entropia cresce, in particolare, in maniera irreversibile.
“Nel momento in cui Andrea pensa che Laura sia divenuta una certezza nella sua vita, questa si disgrega e.. si ricomincia daccapo. Qualunque incontro, qualunque relazione lascia qualcosa di positivo..” – ha spiegato Rossana Vaudo, autrice del romanzo “Il secondo principio”, nel corso dell’incontro – “perché il confronto con l’altro ci consente di capire anche noi stessi. Il mettersi in gioco in una relazione diventa funzionale alla nostra ricerca di identità. Perché, altrimenti, rimanere fermi e non rischiare significherebbe non vivere. Laura, la protagonista del romanzo, ha compreso che il sempre, in amore, non esiste. E che, spesso, andiamo in crisi, perdendo noi stessi, attraverso il fallimento di una storia d’amore, perché il nostro riflesso l’abbiamo creato sull’altra persona, mentre dovremmo, semplicemente, guardarci dentro di noi, accettando quello che ci può essere di instabile e doloroso in questa esplorazione interiore” – ha aggiunto Rossana Vaudo, alla sua seconda pubblicazione, dopo l’esordio avvenuto, nel 2020, con “Luna nuova” e avvezza a scegliere città di mare per i suoi romanzi, grazie a quella peculiare mancanza di confini di quella distesa infinita, che per lei equivale anche ad una via di fuga e di conforto, da “esplorare” sotto la superficie e che ha sempre fatto parte della sua vita, essendo nata a Gaeta, avendo compiuto gli studi universitari a Napoli e avendo scelto Termoli, quale residenza.
Scrivere, per Rossana Vaudo, è come una liberazione dal caos interiore, un atto catartico, per rispondere ad alcuni rimpianti della vita quotidiana. “Perché è accaduto a me? Non poteva andare diversamente? Cosa potrei fare se tornassi indietro?”, ai quali, il suo bagaglio culturale e professionale, allo stesso tempo, umanistico e scientifico, risponde, invitandoci ad accettare la vita così come è, con minori aspettative, perché c’è sempre l’imprevedibile. Qualcosa che ci sfugge.
Nel corso dell’intervista svoltasi nella sede del Pastificio “La Molisana”, Michaela Marcaccio ha chiesto all’autrice del romanzo: “Non ritieni che siano dicotomici l’aspetto scientifico che emerge dal titolo del libro che fa riferimento al secondo principio della termodinamica e quello umanistico di un romanzo che parla di una storia avvincente, triste, di grande riflessione?”.
La geologa e scrittrice, nonché fotografa e poetessa, Rossana Vaudo risponde: “Il romanzo rispecchia me, che sono un ibrido in cui si fondono il rigore della mentalità scientifica e l’aspetto umanistico dettato dalla creatività. Il secondo principio della termodinamica è quello che determina il senso del caos, dell’entropia. Principio che ci fa comprendere che, di fronte alla necessità di avere un ordine, di elaborare dei progetti, non sempre tutte le energie che investiamo, confluiscono nel risultato desiderato, perché una parte di queste si disperde in forme casuali che la scienza chiama entropia e che, dal punto di vista del romanzo, danno la possibilità di far conoscere risvolti nuovi di vita, che vanno al di là delle aspettative della protagonista”.
“E’ unidirezionale questo percorso?” chiede Michaela Marcaccio.
“E’ unidirezionale il percorso del tempo” – risponde Rossana Vaudo – “non si può tornare indietro. Lo teorizza anche uno degli enunciati del secondo principio della termodinamica, spiegando che il tempo va in un’unica direzione e che non possiamo tornare indietro. Però possiamo accettare quello che di nuovo ed imprevisto compare, rispetto al nostro progetto iniziale e utilizzare questo momento di crisi, per creare qualcosa di nuovo che non avremmo mai immaginato”.
“Laura, la protagonista del romanzo, ha, profondamente, sofferto, a seguito della dipartita della figlia Iris. Poi, però, si ricostruisce, Ci spieghi questo passaggio?” – le chiede Michaela Marcaccio.
“L’idea del libro è nata da una vicenda reale” – risponde la scrittrice Rossana Vaudo- ” da una ragazza che conoscevo, morta in un incidente stradale e di cui conoscevo la madre. Mi sono chiesta cosa potessi fare, dall’esterno. E ho cominciato, d’istinto, a scrivere, immaginando che le cose, purtroppo, non possono essere cambiate. Ho immaginato il modo con cui la madre avrebbe reagito, una volta pervenuta davanti al bivio fra la scelta di perdersi nel dolore e quella di rifugiarsi in qualcosa di certo. E lei, Laura, la protagonista del romanzo, opta per il lavoro nella scuola, per evitare la sofferenza. Perchè le certezze, quelle che si spera che non cambino nel tempo, consentono di allontanarci dal rimorso, utilizzando il dolore per costruire qualcosa di diverso. Laura si rifugerà, inizialmente, in questi schemi, scegliendo di non uscire dal perimetro di quelle certezze, avendo paura di incontrare qualcosa di pericoloso che avrebbe potuto mettere, in discussione, nuovamente, ciò che aveva previsto e realizzato fino ad allora, finchè non accade qualcosa di imprevisto: quei sentimenti che sconvolgono l’esistenza e che ti mettono di fronte a te stesso”.
“Laura è un insegnante” – spiega Michaela Marcaccio, ricordando l’affinità fra la scrittrice e la protagonista del romanzo “Cosa c’è in comune fra voi?. Cosa ti ha trasmesso la scuola, fulcro del romanzo, peraltro dedicato ai tuoi studenti?”
“Nel libro ho racchiuso, implicitamente, il mio pensiero sul caos presente, attualmente, nella scuola: complicata da funzioni che si sommano a funzioni già esistenti. Da pratiche burocratiche e dall’applicazione di griglie di tutti i tipi che lasciano poco spazio alla creatività ed alla comprensione. Lo studio ha bisogno di momenti di riflessione e basterebbero anche meno informazioni, purché vengano sedimentate e fatte proprie dai ragazzi. Ma gli studenti di oggi vanno sempre di fretta, fino al punto da non maturare la capacità di leggere dentro sè stessi per poter esplorare le proprie emozioni e conoscere la propria identità. La scuola è diventata un’azienda che fa marketing, inflazionata dalla ricchezza degli stimoli e delle offerte formative, che, spesso, rappresentano, soltanto un elemento di distrazione”.
“La protagonista del romanzo vive un vero e proprio naufragio interiore. Com’ è il caos di Laura?” chiede Michaela Marcaccio.
“Lei nega il caos” – risponde Rossana Vaudo – “Laura immagina che l’ordine, invece, sia rappresentato dalla puntuale routine della scuola, come un’ottima opportunità per non cambiare, per non trasformarsi. Lei pensa che basti fare le stesse cose, quotidianamente, per negare, così, il suo caos interiore. Non affronta sè stessa. Anche il lutto, da lei affrontato, sembra che sia molto dolce, metabolizzato ed elaborato, finchè non ci sarà una ribellione che le consentirà di andare a fondo del proprio dolore, per capire sè stessa”.
“Il tumulto interiore di Laura la porta ad una trasformazione. Vero?”. Proseguono le domande della Marcaccio.
“Si. Perchè grazie alla relazione sentimentale con Andrea, che la mette di fronte a sè stessa, scopre un momento in cui l’animo si mette a nudo, consentendole di conoscere le sue fragilità”.
L’intervista prosegue con la domanda: “In che rapporto sono le regole e l’imprevedibilità?”.
“L’ordine e il caos sono in rapporto complementare. La regola è necessaria. Sento spesso parlare, ad esempio, di Trump, come signore del caos, mentre, in realtà, sta creando un’altra regola” – risponde Rossana Vaudo -” Il caos rappresenta l’elemento che destruttura l’ordine presente e che ci dà la possibilità di creare nuove regole. Ma non dobbiamo circoscriverci, nè alla regola nè al caos. Se il caos è fonte di creatività e dà spazio a una creazione nuova, da solo è ingovernabile. Anche all’artista che ha l’idea, occorrono il lavoro, l’impegno e, dunque, la regola, per realizzarla. E’ occorre operare una scelta perchè il caos è solo germoglio e la vita va messa in ordine..”.
Il mondo degli studenti è rappresentato, nel romanzo, da personaggi come Sonia, che l’autrice descrive:
“Sonia è una ragazza che non accetta le regole, finendo per perdere sè stessa. Ci sono tanti ragazzi che non accettano le regole. C’è chi rispetta le regole e non conosce sè stesso. E chi, nella ricerca di sè stesso, rifiuta tutte le regole e non sa come orientarsi nel caos” – spiega la scrittrice, Rossana Vaudo ” Il caos corrisponde a quel momento di ribellione che dovrebbero avere tutti gli adolescenti, prima di avere punti di riferimento stabili e certi. E Sonia è una ragazza confusa che vive il suo caos, rifiutando le regole e l’autorità genitoriale, incidendo anche sul fratello Davide, alunno di Laura. E che fa percepire l’importanza del dialogo degli studenti con gli insegnanti, chiamati, all’occorrenza, ad essere anche psicologi, per aiutare casi di ragazzi con problemi di disagio familiare”.
“Manca il ruolo della famiglia?” chiede la giornalista Michaela Marcaccio, a conclusione dell’intervista.
“La famiglia, oggi, è destrutturata, non è più quella di una volta ed è il primo luogo in cui si lasciano liberi i figli. Ci sono i genitori che li lasciano liberi e quelli che, invece, si attribuiscono il potere di progettarne il futuro, in loro vece. Ma quel terreno certo che creano, rischia di essere eroso alla prima difficoltà imprevista. Oggi c’è la moda, per esempio, di una diffusa rincorsa alle facoltà di medicina, condivisa dai genitori, che può fallire in occasione del test di medicina, perchè non si è portati. Ma l’aspetto che maggiormente mi rende perplessa è il momento dell’assemblea che, un tempo, era quel luogo di discussione in cui si faceva politica, dove i più piccoli imparavano dai più grandi, la capacità di esporre le proprie idee in pubblico e che oggi non esiste più, perchè nessuno ne sente più il bisogno, nonostante gli argomenti ci sarebbero”.
Laura, alla fine, accetterà di constatare che ordine e caos siano entrambi necessari e complementari nella vita, perchè, senza l’ordine, non sarebbe possibile realizzare nulla e perchè il caos rappresenta quell’elemento imprevedibile e creativo, dal quale può nascere qualcosa di nuovo, in ogni ambito, anche sociale e politico.
Rossana Vaudo sta già lavorando ad un nuovo romanzo che potrebbe essere ambientato a Ventotene, evocando il famoso Manifesto contenente il testo fondante dell’Unione Europea e ispirando importanti riflessioni sull’isolazionismo. E c’è una sua bellissima poesia “Il ritorno”, selezionata, recentemente, con successo, che sarà premiata in occasione della prossima Biennale di Roma











