Nella seconda edizione della rassegna “Oltre la Fotografia”

Nel primo appuntamento della nuova edizione, di quest’anno, della Rassegna ” Oltre la Fotografia ” ideata dall’Associazione “Il Cavaliere di San Biase”, la presidente, Antonella Struzzolino, ci ha condotto, idealmente, nel Nord della Russia, nella comunità nascosta e silenziosa chiamata “L’Isola della Salvezza”, esplorata e vissuta, per lunghi periodi, dal fotoreporter Francesco Comello (Udine, 1963), che è stato, più volte e per lunghi mesi, in questo centro spirituale, educativo e culturale, unico in tutto il Paese e divulgato grazie ad un ricco reportage fotografico mostrato ad una nutrita ed assorta platea convenuta, venerdì 20 febbraio scorso, nella Sala Fratianni, del Circolo Sannitico di Campobasso, durante l’intervista condotta dalla fotografa, poetessa e scrittrice Gianna Piano.
L’Isola della salvezza, fondata, agli inizi degli anni 90, nel secolo scorso, dal prete ortodosso (Padre Alex), è una comunità utopica che resiste al consumismo ed alla globalizzazione, presente lungo la strada che da Mosca porta a Yaroslavl, nata, all’epoca, come una confraternita composta da una trentina di persone, riunitesi per vivere secondo i principi del Vangelo e dei santi padri, e cresciuta fino ad accogliere, oggi, 300 ragazzi provenienti da casi di disagio familiare e sociale. Questa comunità autarchica, che vuole allontanarsi da modelli di vita che non rispettano e rispecchiano più il tempo proprio della vita umana, vive il suo sobrio stile di vita all’interno di una diocesi, sviluppatasi sulla proprietà del’ex convento di Aleksievskaja, a nord di Mosca, dove sono proibiti il denaro, la tv, internet, i cellulari, considerati mali del mondo e dove gli orfani e i ragazzi con problemi familiari hanno la possibilità di studiare, di coltivare un rapporto genuino ed armonioso con la terra ed il lavoro nei campi, condividendo momenti ludici come il ballo d’Autunno.
Per il fotoreporter Francesco Comello, che, documentando, con le sue fotografie, la vita di questa comunità, si è aggiudicato il primo premio dell’edizione 2016 del World Report Spot Light Award e, nel 2017, il terzo premio al World Press Photo nella categoria “Daily LIfe Storie, dopo gli iniziali esordi nella veste di grafico pubblicitario, sono numerose le esposizioni nazionali ed internazionali alle quali partecipa, dal 2010, compiendo diversi viaggi, attratto dal contatto con la poesia quotidiana di realtà lontane, profondamente distanti dalla cultura occidentale, come gli è capitato in un villaggio contadino a Oshevensk E nel corso di altri viaggi, puntualmente narrati, in Bolivia e a Cuba.
La fotografia di Comello è storia che si dipana. Documentario per guardare qualcosa che sta oltre il significato immediato della foto. E’ occasione di analisi, meditativa, ricca, all’occorrenza di suggestive stratificazioni su più piani: capace di interessare molteplici di livelli di lettura e di ritornare, attraverso le immagini, ai ritmi lenti di un racconto, che non è più reportage, ma atmosfera e, metaforicamente, romanzo. Comello mira a cogliere l’essenza di ciò che racconta, attraverso il rigoroso uso del “bianco e nero”: quella tecnica che “che sottrae” – come ha detto lui stesso, nel corso dell’incontro con Gianna Piano – “a differenza del colore, con il quale lavoro soltanto inizialmente, in funzione della successiva opzione in bianco e nero, perchè il colore è, spesso, troppo ricco di informazioni, alcune delle quali fuorvianti”.
Gli stili di vita narrati da Comello presentano modalità diverse dal classico reportage. Comello non è protagonista delle sue foto. Sembra quasi perderne la paternità. Nelle sue foto non c’è giudizio. Non si pone come elemento terzo, ma si integra nella comunità, raccontata nella sua fotografia documentaria.
Nelle fotografie di Comello ci sono storie umane complesse. C’è il senso dell’attesa. C’è la foto di una chiesa, nel momento in cui una ragazza apre una finestra, con gli affreschi che raffigurano, nel volo degli uccelli, la metafora dei ragazzi che crescono insieme e che vengono educati, protetti e formati, prima di andare via. Ci sono i ritratti dei bambini di una comunità, con i loro sogni. Ci sono i volti delle donne nell’occasione ludica del ballo d’Autunno. C’è il rito della benedizione dell’acqua del pozzo, dove chi fotografa sembra, puntualmente, sparire, rispetto agli sguardi concentrati dei soggetti in preghiera e dei bambini, che dall’esterno, osservano il tutto come davanti a una vetrina.” Non mi accontento di fare una foto di documentazione” – ha proseguito il fotoreporter Francesco Comello nel corso dell’intervista -” ma di raccontare atmosfere attraverso foto che si prestino a molteplici livelli di lettura. Spesso, analizzando una foto, riesci a vedere cose che non avevi visto nel momento dello scatto. Ed è interessante quando una fotografia lascia irrisolte delle domande…” .
Come ha detto la fotografa e scrittrice Gianna Piano, nel corso dell’intervista: ” La fotografia di Francesco Comello è gentile. Garbata. Comello non è mai aggressivo, nello stile fotografico. E dietro il suo racconto c’è, sempre, un significato più profondo, etico..”. A lei, che sottopone a Comello una domanda sulla possibilità che l’AI possa sostituire il valore della fotografia documentaria, nella società governata dalle immagini, in cui qualcuno asserisce che la fotografia sia morta, costui risponde: “Assolutamente no. La fotografia documentaria richiede necessari lavori di approfondimento e non è sostituibile. Anche nel processo di creazione dell’immagine, l’AI toglie quel requisito fondamentale per il successo della fotografia, rappresentato dall’esperienza”.
Gianna Piano ha evidenziato, inoltre, nel corso dell’intervista, l’importanza di quello spiraglio di luce rappresentato dall’esperienza dell’Isola della Salvezza esplorata da Francesco Comello, nella misura in cui rappresenta la riappropriazione di valori che avevamo perso e di spazi umani, utili ad un riscatto collettivo, che possono tradursi anche in spazi nuovi, recuperati, a disposizione di ragazzi che oggi hanno paura del giudizio e non si confidano più con i genitori o con gli amici, ma con l’intelligenza artificiale.
Nella penombra scenografica degli incontri promossi da Antonella Struzzolino, nella Sala Fratianni del Circolo Sannitico, si susseguono, con successo, come proficui incantesimi, le riflessioni di alcuni dei più autorevoli maestri della fotografia contemporanea, nell’ambito di una Rassegna ” Oltre la fotografia”, che si rivela, sempre di più, come un fertile laboratorio di conoscenze di arti come la fotografia, utile a far conoscere il mondo e a promuovere la crescita culturale della comunità molisana.





















