Nel suo ultimo libro, la poetessa Veronica Picciano ripercorre memorie e suggestioni

Veronica vive a Oratino, nella seconda metà del secolo scorso, quando ha appena terminato il Ginnasio e coltiva il sogno di studiare Lettere e Filosofia a Napoli, nella prestigiosa Università degli Studi “Federico II”. E continua a fare continui sacrifici, facendo lezioni private di italiano, latino, greco, ai giovani studenti del paese, pur di realizzare il sogno di iscriversi a Napoli, acquistando, pian piano, i libri richiesti. A quei tempi, la sua famiglia non era particolarmente ricca e benestante, nonostante fosse molto unita e non le facesse mancare nulla. Lei frequenterà, assiduamente, la Parrocchia del suo paese, maturando una crescente fede cattolica, per ringraziare, comunque, il Signore per averle donato quei genitori così rispettosi, delicati, mai arrabbiati verso i figli: “Conosco il tuo senso di autonomia e so come sei brava a gestire la tua vita”- le dirà il padre, orgoglioso della sua autonomia -“l’esperienza dell’Università dovrai imparare ad affrontarla da sola. Quando scenderai dal pullman a Napoli e imboccherai la strada di Corso Umberto, non chiedere informazioni ai passanti, ma solo al vigile urbano”. Così Veronica, giunta a Napoli, si incamminerà, per la prima volta, per Corso Umberto e, rivolgendosi ad un vigile urbano, si sentirà rispondere: “Sentite signurì, cammenate. A un certo punto, troverete due cavalli e una scalinata.. quella è l’Università di Napoli”.
Una volta laureata, Veronica Picciano, comincerà ad insegnare storia e materie letterarie, affrontando un breve periodo iniziale a Mestre, prima di trasferirsi a Trivento, Torella del Sannio, Castropignano (dove insegnerà per 13 anni), fino a stabilirsi, anche nella veste di dirigente scolastica, come collaboratrice vicaria del Preside Nicolino Iacobacci, presso la scuola secondaria di primo grado, G.A. Colozza di Campobasso, nei primi anni del Duemila, nella città dove ha sempre risieduto con il marito, Celestino, dopo aver vissuto per 33 anni, a Oratino.
Ma le sue poesie, contenute nel libretto “La voce del ricordo” e scritte in tempi diversi, non parlano dei suoi 42 anni di esperienza nell’insegnamento, ma del suo amore per Oratino, il paese dell’anima, dove la voce rappresenta il suono e dove il “ricordo” è la memoria di tutto ciò che, del suo paese, è rimasto inculcato, in maniera indelebile, nel cuore e nella mente. “La voce del ricordo” di Veronica Picciano evoca l’antico libellum, un piccolo opuscolo fatto di versi eleganti, chiamati a narrare i ricordi di un paese ricco di una umanità che non esiste più. La fede, la nostalgia, il mutare delle stagioni ispirano i versi di 14 poesie in lingua e di tre poesie in dialetto oratinese, scritte fra il 1996 ed il 2022, più due canzoni dell’agosto del 1992 ed alcuni articoli con temi di natura religiosa, frutto di una periodica collaborazione dell’autrice, con la rivista “Vita diocesana” (pubblicazione storica della diocesi di Campobasso- Bojano, nata, con un primo numero, il 1 Ottobre 1917).
Le poesie di Veronica rischiavano di perdersi nella piccola biblioteca dove conserva, da sempre, il materiale didattico, finché costei decide di radunarle in un libro, per tenerle tutte presenti, creando un libretto per amici e parenti, che, nel pomeriggio di sabato 26 settembre, ha presentato, condividendolo con la nutrita platea dell’Auditorium Comunale “Libero Altobello” di Oratino che si è confermato l’ideale “piazza coperta” di una comunità che ha riscontrato, nella circostanza, un’ideale continuità con il tradizionale Premio Nazionale di Poesia “Arturo Giovannitti”, del 1 maggio, come ha avuto modo di ricordare, Luca Fatica, Presidente dell’Associazione Culturale “Arturo Giovannitti”, promotrice dell’evento patrocinato del Comune di Oratino, all’insegna di un proficuo sodalizio che, da alcuni anni, sta caratterizzando l’aggregante crescita culturale della comunità oratinese.
Il giornalista oratinese Antonio Fatica, storico volto della TGR Molise e oggi consigliere nazionale dell’USSI (Unione Stampa Sportiva Italiana), ha declamato, nella circostanza, alcune delle poesie presenti nel libretto di Veronica Picciano, per chiedere alla stessa un puntuale commento.
Alla domanda sul significato della poesia, Veronica Picciano ha risposto che la poesia è, per lei, un’espressione particolare e fondamentale dei sentimenti umani. La riflessione sui valori autentici della vita. L’espressione più personale, bella ed intensa per descrivere le proprie, segrete, emozioni, che procurano un senso di soddisfazione nel momento in cui si manifestano sulla carta. “La poesia è un canto. Un canto d’amore. Espressione dei più segreti sentimenti del cuore”- ha risposto la Picciano che, nella sua introduzione, rivolgendosi alla comunità oratinese, ha esortato tutti a conservare, con orgoglio, il ricordo, seppure velato di nostalgia, della bellezza di un borgo, dovuta non solo ai suoi aspetti strutturali, come quelli derivanti dalla sua parte storica, dai vicoli, dalla piazza centrale con il Palazzo Ducale, con il Monumento ai Caduti in Guerra e dal belvedere, ma anche ai valori dei suoi abitanti, come quelli del rispetto, della laboriosità, dell’amicizia, della fede, della solidarietà, dell’attaccamento alle tradizioni e del senso dell’appartenenza alla comunità. Nonché al valore di innumerevoli artisti, scultori e scalpellini, come i fratelli Chiocchio, geniali lavoratori della pietra e costruttori della Basilica inferiore di Castelpetroso, che tanto si sono adoperati per migliorare le proprie ed altrui condizioni di vita.
Nell’intervista, Antonio Fatica declama alcune composizioni come “Ritorno”, “Autunno”, ” Marzo”, “La prima neve”, che evocano il risveglio dei sentimenti suscitati dal mutare delle stagioni e le risonanze emotive dettate dal ciclo delle stagioni. E il ricordo del divertimento procurato, ad esempio, dalle abbondanti nevicate di un tempo. A Veronica Picciano colpiscono, in particolare, le tempeste ed impaurisce il vento, quando soffia di notte. La sua immaginazione poetica induce a personificare le folate di vento impetuose, associandole alle donne cattive e che una volta ammonite, si calmano, così come si attenua il vento e torna la pace.
Con la poesia “Missione speciale” non manca il riferimento alla guerra in Ucraina e a tutte le guerre, definite dalla Picciano, come il grande nemico dell’umanità, perché non colpiscono solo quella zona di interesse, ma tutta l’umanità, perché i danni si riversano, inevitabilmente, ad altre popolazioni, a causa della bramosìa di potere di qualcuno. E ha ricordato il valore della democrazia: “Bisogna amare la libertà, che è un grande dono. Perché prevaricare? Una comunità che abita un territorio non fa male a nessuno e va rispettata per la sua storia, le sue abitudini. Per le sue peculiarità sociali, culturali, politiche” – ha affermato nell’intervista.
Veronica Picciano ha sempre cercato di vivere in appartamenti che fossero vicini ad una chiesa. Ed è stata sempre profonda la sua fede, maturata fin da bambina e cresciuta nel tempo, come emerge da alcune poesie contenute nel libretto, come “La mia luce” e che le dona una puntuale sensazione di pace e di serenità, dopo aver pregato. Fra i suoi mentori, ci sono stati un frate di Oratino, Padre Liberato, che le ha sempre regalato libri preziosi e la chiesa dei Frati Cappuccini di Campobasso, che ha frequentato sempre, da quando venne a vivere a Campobasso. “La vita può presentare diversi risvolti, sia negativi che positivi, pronti a colpire l’animo umano, facendoci vivere sensazioni di gioia e di tristezza, durante la nostra esistenza. Ma la vita è pur sempre la grandezza di un dono di Dio, che dobbiamo accogliere sempre, seppure con i suoi problemi e le sue sofferenze, perché un dono va accettato, come sia sia…”- ha concluso.
A Oratino, “La voce del ricordo” della poetessa Veronica Picciano, diventa un altro esempio di quella memoria collettiva che, se da un lato, diventa patrimonio di un paese quando il futuro si fa incerto (come ha teorizzato il professore Ernesto Di Renzo, fra gli attuali protagonisti della vita culturale oratinese), dall’altro custodisce l’identità di una comunità, offrendole gli strumenti per continuare a crescere.





















