Il territorio e le case di Sabaudia narrano la storia lontana e quotidiana di chi animò, negli anni ’60 e ’70, la letteratura, l’arte, il cinema italiano.

Tra gli illustri molisani che hanno reso il mondo un luogo migliore c’è anche Feliciano Iannella (Campobasso, 12 Ottobre 1921- Latina, 6 Maggio 1993), storico, scrittore, insegnante al quale è intitolata la Biblioteca Comunale di Sabaudia, inaugurata il 25 maggio 1964, da costui fondata. Per non gravare sui bilanci, a causa delle limitate risorse economiche del Comune, Iannella si offrì di dirigerla gratuitamente, senza avvalersi di altro personale, fino al 1970, quando fu affiancato da Maria Corradi. Qui, il maestro Iannella installerà anche una camera oscura perchè gli studenti potessero sviluppare fotografie. La biblioteca si ingrandirà, fino a divenire un punto di riferimento della città, riconosciuta, nel 1972, come prima biblioteca del Lazio e seconda a livello nazionale. Oggi la Biblioteca Comunale “Feliciano Iannella” ha sede nel Palazzo delle Poste, il palazzo “blu” che il pronipote Paolo Massari, classe 1988, oriundo molisano da parte di madre, cita nel suo romanzo “La vacanza degli intellettuali” (Utet Libri), attratto dalla curiosità per le informazioni contenute nei libri che prova a rimettere in ordine, del fondo Moravia, frutto delle letture condivise nella casa delle vacanze estive di Sabaudia da Alberto Moravia, scrittore di origine ebraica, noto per i romanzi “Gli indifferenti”, “La Ciociara”, “La noia”, nell’abitazione estiva da lui condivisa con la scrittrice Dacia Maraini (sua compagna dal 1962, fino ai primi anni ’80) e con il poeta, scrittore e regista Pier Paolo Pasolini.
Appena leggi il libro di Paolo Massari “La vacanza degli intellettuali” ti viene voglia di prendere la strada Pontina per andare a visitare Sabaudia, per sapere dove si trovano il suo bar Italia e il “varco” Moravia che consentiva di accedere sulla spiaggia: perché la curiosità dell’autore, Paolo Massari, pronipote di Feliciano Iannella, ci contagia, nel corso della lettura, proprio come ricorda Dacia Maraini, descrivendo l’amore che lega a Sabaudia il pittore Lorenzo Tornabuoni, il primo ad aver scoperto “quella bellissima striscia di terra che sta fra il lago ed il mare, nella sua selvaggia vegetazione e nelle dune modellate dal vento”..in quella “spiaggia molto profonda e deserta con le ville costruite sulle dune, che sembrano californiane” (come la descriverà lo scrittore Edoardo Albinati) e che attrarrà Alberto Moravia che, a sua volta, contagerà Pasolini, che a sua volta contagerà l’amica ed attrice Laura Betti, che a sua volta contagerà il pittore e regista Mario Schifano, che, a sua volta, contagerà il regista Bernardo Bertolucci e così via.
Il racconto di Paolo Massari descrive bene l’origine di una città ricca di storia da raccontare, dal fascino eterno, situata nell’area del Circeo, a 88 chilometri da Roma, nata con il regime e costruita in meno di un anno, su progetto degli architetti razionalisti Gino Cancellotti, Eugenio Montuori, Luigi Piccinato e Alfredo Scalpelli, vincitori di un concorso bandito nell’aprile 1933, inaugurata da Mussolini il 21 aprile 1934 e che non cambierà il suo nome originario, legato alla Casa Savoia (grazie all’astuto diniego di un funzionario comunale narrato nel libro) anche dopo la caduta del fascismo, a differenza di “Littoria”, divenuta, successivamente, Latina. Una città, quella di Sabaudia, che all’architettura razionalista del luogo scelto da Orsolini Cencelli, commissario del governo dell’Opera nazionale combattenti e grande protagonista della bonifica delle paludi pontine, contrappone la bellezza naturale e spontanea delle sue dune, della vegetazione, spesso paragonata nel romanzo, ad un paesaggio africano: vicina al lago di Paola e ad un suggestivo “promontorio sul mare”, come quello del Circeo, che per un attimo, nel libro, viene associato alla montagna incantata di Thomas Mann.
Nei pressi di Sabaudia fu girato, nel 1937, il film “Scipione l’Africano”, il film colossal con cui Benito Mussolini cercò di rilanciare il cinema italiano dopo i molteplici insuccessi al botteghino, degli anni ’20, nel quale esordì, diciassettenne, l’attore Alberto Sordi. La bonifica delle paludi pontine, avviata nell’intervento fascista a partire dal 1931 e avvenuta solo in minima parte, registrerà una battuta d’arresto, perché il corpo forestale si opporrà al disboscamento della selva, chiedendo un confronto con il sottosegretario all’Agricoltura Serpieri e con Orsolini Cencelli, attivando una vera e propria difesa del territorio e di quell’ecosistema fitto e rigoglioso, che non ci si poteva permettere di perdere: scelta che consentirà a Mussolini di dare il via libera alla nascita del Parco Nazionale del Circeo.
Sabaudia, nata dal nulla, da una ex palude, è all’eterna ricerca di un’identità. Non è una città marina perché il lago di Paola la separa dal mare. E dopo l’originaria finalità di borgo agricolo, con cui era nata all’epoca del regime, c’è l’ipotesi di convertirla in una nuova Cinecittà. Ma dovrà continuare a combattere, anche dopo la caduta del fascismo, con quello stigma che la vede, costantemente, associata all’infelice epoca del regime, finché la peculiare “wilderness”, ovvero la silenziosa natura incontaminata del suo paesaggio non le consentirà di trasformarsi, fra gli anni ’60 e ’70 nell’attrattivo rifugio e in quel laboratorio di idee che darà vita a tantissime opere letterarie, sceneggiature, film, frutto di quel “cenacolo intellettuale “costituito dalla presenza e dal confronto vissuto, durante il periodo delle vacanze estive, da molti dei più celebri poeti, scrittori, registi, artisti italiani e stranieri dell’epoca.
Paolo Massari rianima gli innumerevoli e celebri fantasmi di quell’epoca d’oro della letteratura e del cinema italiano, villeggianti a Sabaudia, immergendoci nella loro vita quotidiana, nelle loro case e ville, nelle loro vacanze che non sono mai una vacanza, perché, in realtà, gli intellettuali non smettono mai di lavorare: fornendoci, in alcuni casi, una conoscenza più approfondita e nuova, inesplorata, della dimensione privata di molti protagonisti del palcoscenico artistico e della vita mondana dell’epoca, ricordandoci tante delle opere letterarie e cinematografiche, immortali, che le cene, le intense frequentazioni e le idilliache amicizie coltivate in quel luogo, avrebbero contribuito a lasciare, per sempre, alla cultura italiana.
“I territori e i luoghi hanno una storia e si raccontano, come le case, attraverso chi li abita e gli intellettuali che li frequentano” – ha esordito Alberto Carli, professore associato di Letteratura Italiana Contemporanea dell’Università degli Studi del Molise, nel corso dell’evento di presentazione del libro di Paolo Massari, intervistando l’autore, nell’incontro svoltosi presso la sede del Pastificio “La Molisana”, nell’ambito della Campagna Letteraria “Vincenzo Ferro”. Il professore Carli ricorda, nella circostanza, la funzione narrativa centrale assunta dalle case, presente in tanti romanzi, come: “La rovina di casa usher” di Edgar Allan Poe, “I ratti nei muri” di H.P. Lovecraft, “Il velocifero” di Luigi Santucci e definisce come un “saggio narrativo” il lavoro di Paolo Massari, capace di ispirare l’inizio di molteplici indagini e riflessioni.
All’interno del libro di Paolo Massari, “La vacanza degli intellettuali” edito da UTET Libri, viene ricordato il film documentario “Piccola America” (1991): il primo affresco narrativo, in chiave cinematografica, della redenzione dell’Agro Pontino, nel quale viene raccontato l’esodo dalle regioni del Nord -est, di migliaia di contadini, chiamati da Mussolini alla bonifica delle Paludi Pontine, in cambio di un pezzo di terra, per concorrere alla costruzione di cinque città nuove (la futura Latina, Sabaudia, Pontinia, Aprilia e Pomezia) che rappresenteranno il vessillo della propaganda fascista. E vengono ricordate le personalità di innumerevoli intellettuali dell’epoca come quella di Pier Paolo Pasolini che affrontò un processo di sette anni, nel quale dovette difendersi dalla diffamazione del barista di una pompa di benzina, Bernardino De Santis, che lo accusò per averlo minacciato, puntandogli una pistola al volto. Pasolini vivrà la sua ultima estate a Sabaudia, nella casa che condivideva con Moravia e con Dacia Maraini, per preparare il testo del catalogo di una mostra di Andy Warhol che avrebbe debuttato al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, pochi giorni prima della sua morte avvenuta il 2 Novembre 1975. E Sabaudia è, soprattutto, la storia di intense amicizie, come quella di Moravia con Pasolini, quella, generosa, di Alan Elkian con Moravia, dalla quale nasce l’autobiografia di quest’ultimo, “Vita di Moravia” e che è narrata, nel libro, attraverso emozionanti aneddoti ispirati dalla comune passione per le cravatte. C’è poi l’amicizia del regista italiano Bernardo Bertolucci con lo scrittore inglese Ian Mcewan, chiamato a scrivere la sceneggiatura del film “1934”, ambientato a Capri, e tratto dal romanzo “1934”, progetto sfumato e dopo il quale Bertolucci girerà il film “L’Ultimo Imperatore” (1987). A Sabaudia, il regista Bernardo Bertoucci comincia a lavorare al suo film “La luna”, girato anche a Parma e a New York. E si troverà talmente bene nella quiete di Sabaudia che, con la moglie Claire, deciderà di acquistare una casa, nella quale lavorerà anche d’inverno. Fra le case citate nel romanzo ci sono quelle in cui l’attrice Laura Betti, un’altra protagonista di quelle estati, accoglie tanti artisti come gli scrittori Enzo Siciliano, Dario Bellezza, Renzo Paris. La morte e la mancanza di Pasolini segneranno, irrimediabilmente, la vita di Laura Betti, che lascerà tutte le precedenti attività per dedicarsi, in ogni modo, a conservare e divulgare il ricordo di Pasolini, dando vita anche a un fondo a suo nome. Il libro di Paolo Massari apre, inoltre, un’ interessante riflessione postuma, sulle ragioni più profonde del famoso delitto del Circeo, avvenuto fra il 29 ed il 30 Settembre 1975, in cui Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira, provenienti dalla borghesia romana più abbiente, presente nel quartiere Trieste di Roma, violentano e seviziano Donatella Colasanti, di 17 anni e Rosaria Lopez,19 anni, uccidendo quest’ultima. L’Italia dell’epoca prova a capire, cercando spiegazioni. C’è chi attribuisce le colpe al candore delle ragazze, chi l’attribuisce al divario sociale per cui i tre giovani borghesi si sentono in diritto di usare violenza su ragazze in condizioni svantaggiate. Dacia Maraini mette l’accento sulla misoginia e sulla violenza di genere. Ma i suoi coinquilini interpretano il delitto in maniera diversa. Moravia, come anche Italo Calvino, fa dipendere le motivazioni dal divario di classe sociale. Mentre per Pasolini, la radice del male non sta solo nei neofascisti o nei “pariolini”, ma nel dilagare della società dei consumi, e in quelle settimane, in un articolo del Corriere della Sera, proporrà l’abolizione della televisione e della scuola dell’obbligo, a suo dire, complici di quel clima, trasversale, di violenza.
Sabaudia è, in quegli anni, la meta prescelta delle vacanze estive di tanti altri artisti, come, ad esempio, il disegnatore e scultore catanese Emilio Greco, ricordato, nel libro, dalla figlia Antonella ed al quale è stato lì dedicato un Museo, istituito nel 1985, a seguito della sua donazione di alcune opere. Sabaudia è la meta di vacanza di Mario Schifano, fra i maggiori interpreti della pop art in Italia e che, in questo luogo, ha trovato le idee per i suoi paesaggi italiani, astratti e concreti. Ed è il luogo del cuore del poeta Mario Luzi, qui presidente di giuria di un premio internazionale, il “Circe Poesia”, che è andato avanti per più di vent’anni, a partire dal 1980.
Sembra non finire mai il racconto di Paolo Massari. E’ una continua esplorazione e la suggestione di una città in divenire che arriva, di riflesso, al lettore, attraverso le innumerevoli dichiarazioni d’amore con cui il paesaggio di Sabaudia è raccontato dagli innumerevoli scrittori, registi e artisti, che, fra gli anni ’60 e ’70 l’hanno abitata, amata, scelta: per condividere amicizie e lasciare impronte indelebili nelle sue dune, nella storia della letteratura, dell’arte e del cinema. E nella vita di ciascuno di noi.









