Il viaggio lirico nel Molise di Valentino Campo, ispirato dalle fotografie di Pino Bertelli e dal richiamo della propria terra.

Le fotografie dei paesaggi molisani del noto fotografo, scrittore e cineasta Pino Bertelli ispirano il “viaggio lirico nelle terre di Molise” percorso, per 4 anni, insieme al poeta Valentino Campo e documentato nel libro “Come velame che cade” (Volturnia Edizioni), presentato nella Sala “Alphaville” di Campobasso, lo scorso 14 Maggio, nel corso del Convegno: “VERSO DOVE. Poesia e territorio in una regione di paesi”, che ha accolto un confronto sulla poesia e sul tema del Molise e sul destino delle aree interne, fra il poeta Valentino Campo e lo storico del territorio, Rossano Pazzagli, condotto da Valeria Pietrunti.
Un incontro che ha conosciuto il supporto e il patrocinio del Comune di Campobasso, presente all’incontro attraverso la presenza dell’Assessora Comunale alla Cultura di Campobasso Adele Fraracci, docente di Storia e Filosofia e collega di Valentino Campo, a sua volta, insegnante di Italiano e Latino al Liceo Scientifico “A. Romita”, fra le prime persone ad aver letto il libro che descrive i paesaggi molisani, unendo le foto di Pino Bertelli alle poesie di Valentino Campo declamate, nella circostanza del convegno, da Cristina Piccinno (moglie del poeta) e da Valeria Pietrunti, con il ricco contributo musicale offerto dalla brillante performance musicale del violinista di fama internazionale Pasquale Farinacci, reduce da alcuni concerti di successo a Guangzhou, in Cina, con alcuni brani estratti dei 24 Capricci op. 1 di Niccolò Paganini.
Sono un omaggio al Molise i 2.000 gli scatti fotografici compiuti da Pino Bertelli, fra i quali sono state selezionate un’ottantina di fotografie che hanno ispirato la raccolta di poesie di Valentino Campo.
E’ una terra profondamente cambiata, dal punto di vista paesaggistico, quel Molise approfondito, a distanza di oltre 20 anni di esilio universitario ad Urbino, da Valentino Campo che, in compagnia del fotografo Pino Bertelli e di amici come Michele Montano e Valeria Pietrunti, prova a riesplorare negli stessi luoghi, un tempo, percorsi a piedi, da ragazzo, con il padre, a partire dalla sua terra più amata: quella sponda del Biferno che accoglie paesi come Fossalto, Castropignano, Duronia, dove non compare più un antico tratturo che li caratterizzava. E seguiti da altri sentieri dell’anima che porteranno Valentino Campo in tutta la regione: dalla zona costiera all’alto Molise, fino a luoghi mai conosciuti, come Villa San Michele, una frazione di Vastogirardi.
Valentino Campo non riconosce quasi più alcuni luoghi un tempo a lui noti e, nel tempo, trasformati dall’antropizzazione. Ma, al contempo, sente una “voce”, inizialmente affievolita, che prende sempre più vigore, dentro di lui, a testimonianza della presenza di quel cordone ombelicale mai spezzato con la terra di origine e che ci trasmette attraverso i versi contenuti nel libro “Come velame che cade”.
E’ ermetica la poesia di Valentino Campo. Ispirata da una formazione che ha trovato in Mario Luzi un importante punto di riferimento. Ed è particolarmente vicina a quella di Lina Pietravalle per la tragicità della visione delle cose, scavate all’osso, come ha avuto modo di dire lo stesso autore parlando della sua poesia, ricordando l’importante funzione della letteratura, chiamata a raccontare la vita e a non creare, con il suo linguaggio, false illusioni, come teorizzava il poeta e saggista polacco Milosz. ” La poesia non serve a niente, nel senso che non serve a produrre oggetti o a risolvere problemi materiali, ed è proprio per questo che è vitale. La sua inutilità la rende preziosa. Come accade al barometro, durante una tempesta. Può segnalare la temperatura, ma non può cambiare il tempo meteorologico.” – ha ricordato il poeta Valentino Campo, introducendo il suo libro: “Questo nuovo libro dovrebbe essere un libro che resta. Un libro che ha bisogno del proprio tempo. Come il Molise che, poco alla volta, deve svelare la propria bellezza e che Vincenzo Lombardi, attuale direttore della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Basilicata, ha definito un libro epocale”.
Ma il volume “Come velame che cade” è anche un libro con cui l’autore ha trovato il modo di rinsaldare tante vecchie amicizie e di onorare le proprie radici, cancellando un debito con la propria terra di origine.
Aspra è stata la polemica di Valentino Campo, nel corso dell’evento, nei confronti dei ritardi molisani nell’accesso a quelle infrastrutture culturali e a quei riconoscimenti culturali che dovrebbero promuovere l’identità di una comunità: ” C’è una differenza sostanziale fra il Molise e noi molisani” – dice il Direttore Artistico del Festival Poietika, dedicato alle arti, alla poesia e alla letteratura della Fondazione Molise Cultura – ” vi sembra possibile che ci sia a Campobasso una biblioteca storica che è chiusa da più di 10 anni? Ogni tanto ci sono i rigurgiti dei Masanielli che vanno in cerca di firme per riaprire la biblioteca. In altre parti ci sarebbe stata, probabilmente, una mobilitazione molto più diffusa e magari estrema, come quella recente del Sindaco di Isernia che fa sì che la voce e la protesta popolare risuonino. E’ sotto gli occhi di tutti che alla nostra regione manchi un’identità precisa, perché siamo divisi in campanili. Dobbiamo guardare il mostro negli occhi, per poterlo affrontare, senza mediazioni. Vi sembra possibile che. nel 2028, ci sarà una nuova Capitale italiana del libro e che si siano candidati due luoghi molisani, distanti appena 50 km., come Agnone e Termoli, senza comunicare fra loro? Non sarebbe stato più logico unire le forze e fare fronte comune?”. E poi, rivolgendosi ai suoi studenti del Liceo Scientifico “A. Romita”, presenti in platea, il prof. Valentino Campo, in riferimento allo spopolamento ed impoverimento del territorio, ha proseguito: ” Mi sono reso conto che il Molise che ho lasciato nel 1980, è rimasto quasi identico, dopo 46 anni, perché continuiamo a registrare un’emorragia di ragazzi che scelgono di andare a studiare fuori regione, dove non è certo che ci sia una preparazione migliore. Vi invito a seguite i maestri, perché nel Molise i maestri e gli intellettuali ci sono..”. E poi, sull’importanza del merito, affinché ci sia un’inversione di rotta, in Molise, rispetto alla cultura dei favoritismi e delle clientele che una regione così piccola e poco popolata, non dovrebbe permettersi, Valentino Campo ha proseguito:” Non dovrebbe essere possibile che un fotografo professionista di fama, come Pino Bertelli possa essere messo alla stregua di un ragazzo che appena oggi comprato la sua prima macchina fotografica. Vi sembra normale che in un territorio di 280mila abitanti, dove forse si legge meno che in qualsiasi altra parte d’Italia, ci siano 2 libri pubblicati ogni 3 giorni? Io sono contento della presenza così numerosa di scrittori nella nostra regione, ma forse non dovremmo sdoganare tutto e troppo facilmente. E’ ora che queste cose ce le diciamo, perché diventino uno stimolo per cambiare le cose, prima che alcune criticità di questa regione diventino irreversibili”.
La conversazione fra Valentino Campo e Rossano Pazzagli, professore Associato di Storia Moderna e Contemporanea presso l’Università degli Studi del Molise, dove insegna anche Storia del Territorio e dell’Ambiente, è stato introdotto dalla domanda della conduttrice dell’incontro, Valeria Pietrunti: “Ma uno storico e un poeta cosa ci fanno insieme?”
La risposta di Rossano Pazzagli non ha tardato ad arrivare: “Li unisce il verso. Il compito del poeta è cercare il verso, mentre quello dello storico è di indagare, in maniera retrospettiva, la realtà per individuare una direzione di marcia, nel senso del cambiamento. Il verso è da intendersi sia come poesia che come cammino. Tutti cerchiamo di andare da qualche parte. E dovremmo chiederci dove vanno le persone, l’umanità, dove vanno i luoghi e i territori. Soprattutto quei territori con maggiori difficoltà, più fragili. E non marginali, ma marginalizzati da qualcosa, da un modello di sviluppo. In questo libro c’è il Molise, nonostante non sia citato nelle fotografie e nelle poesie. Si tratta di un Molise non chiuso su sè stesso, ma che diventa la metafora universale di tutte le terre, ingiustamente, marginalizzate dai processi di sviluppo dell’età contemporanea. Questa volta le foto di Pino Bertelli non presentano ritratti umani, ma il volto di un territorio e di un libro che non è la somma di poesie e fotografie, ma di una comprensione unitaria dove un’arte sollecita l’altra”.
“Cambiano, nel tempo i territori, ma cambiano, nel tempo, anche le persone” – ha proseguito il suo intervento, Rossano Pazzagli, Direttore della Scuola di Paesaggio “Emilio Sereni” presso l’Istituto Alcide Cervi di Gattatico (Re) – la somma di questi cambiamenti genera, a volte, un’estraniazione e una perdita di coscienza che ci porta a bypassare il territorio intorno a noi, e a svalutare l’importanza della sua conoscenza, mentre, magari conosciamo tutto di cose lontane. Le poesie intervengono a restituirci quella ricchezza. La ricchezza del territorio circostante. Di quella natura modellata, per secoli e millenni, dall’attività dell’uomo. E pensando al Molise pensiamo a quanto sia, per esempio importante, anche la presenza della pietra, ingrediente fondamentale, insieme al tempo ed alla terra. E che si evince dall’origine etimologica dei nomi di tanti paesi molisani associati alla pietra ed alla roccia. Dal libro di Valentino Campo emerge un’immagine di autenticità e di pianto. E’ un libro che non è documentazione e una semplice antologia”.
Valeria Pietrunti chiede al Rossano Pazzagli di spiegare in quale modo il Molise possa rappresentare quel laboratorio di “rinascita” sociale e culturale da lui spesso immaginato.
E il professore Pazzagli, direttore della Scuola dei Piccoli Comuni istituita dal Comune di Messer Marino (Ch), risponde: “Oggi stiamo incontrando una crisi più grande. E’ la crisi del mondo. Di un sistema. Di un secolo intero. Sentiamo la necessità di sperimentare nuovi stili di vita e nuovi modelli di consumo. Di produzione. E dove si può sperimentare meglio? Nel caos delle grandi città, nei centri dello sviluppo contemporaneo o in quei luoghi incontaminati e marginali che non sono stati ancora assorbiti da questo modello di sviluppo? Il paesaggio privo di figure umane fotografato da Bertelli ed evocato dai versi di Valentino Campo, lascia immaginare le mani dei contadini, i solchi degli aratri. E’ un paesaggio bello e tormentato. Bello per il ricordo delle civiltà che lo hanno vissuto e tormentato per tutto ciò che l’età contemporanea ha causato, lasciandolo all’abbandono ed all’incuria. Non è la natura che è diventata cattiva, ma il territorio che è diventato più vulnerabile a causa nostra. Quando la forza della natura incontra l’incuria, avviene il disastro. Lo spopolamento sembra un fenomeno di oggi, ma non lo è. E’ sempre un fenomeno di lungo periodo, ma non di sempre. La storia demografica ha avuto dei picchi di crescita e delle flessioni. Nella metà del Novecento, il Molise registrava la presenza di 406.000 abitanti. Agnone, per esempio, ha perso 1.000 abitanti negli ultimi 20 anni, ma ne ha persi molti di più, circa 3.000 fra il 1950 e il 1970. Il nostro obiettivo attuale non dovrebbe essere quello di ripopolare ma quello di chiedersi di come si possa vivere bene, pur essendo rimasti in pochi, superando la logica dei numeri per entrare in quella della qualità della vita. E avere quel coraggio che c’è voluto per andare via e anche per restare. Oggi, giocando sui sentimenti, bisognerebbe tenere in conto l’importanza dell’affetto di chi se ne è andato e del coraggio di chi è rimasto”.
E in merito alla funzione della poesia, lo storico del territorio Rossano Pazzagli ha affermato: “Non è vero che la poesia non serve. La poesia è qualcosa che rende concreta l’utopia. La visione. E’ qualcosa che si immagina. Penso che la poesia abbia un compito fondamentale. Quando la politica stenta, dovrebbe entrare in campo la poesia. Così come anche la filosofia. Oggi abbiamo sempre programmi a breve scadenza. Partiamo sempre dal progetto, che invece rappresenta la fine, anziché da una visione e da una strategia. Quando un luogo si spopola, che cosa bisognerebbe fare? Bisognerebbe portare in quel luogo opportunità e servizi. Lavoro e diritti. E invece noi, negli ultimi anni, abbiamo fatto il contrario. Quando ci resta il meno ci tolgono anche qualcosa in più, come la scuola, l’ufficio postale, il presidio medico, la corriera. Il risultato di queste politiche è che se ne vanno anche coloro che erano rimasti. Abbiamo bisogno di uscire dalla logica dei numeri. Dobbiamo restituire ai territori il maltolto e i servizi, ricordandoci che la Costituzione dice che siamo tutti uguali e non che siamo uguali, più o meno, a seconda di dove si abita. La poesia serve a creare le condizioni di questo riscatto attraverso la visione che sa trasmettere: per creare nella collettività un ‘immaginario positivo del restare”. E ricordando Giorgio Caproni, Rossano Pazzagli conclude il suo intervento, suggestionando la platea della Sala Alphaville, con questa citazione del poeta livornese: “Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai andato via. Il mio stare è stato tutto un restare qui, dove non fui mai”.





















