Fausto Podavini fotografa l’Alzheimer e l’amore nel pluripremiato progetto “Mirella”

Passando per la quotidianità di chi assiste il malato, l’autore si è raccontato nell’incontro conclusivo della Rassegna “Oltre la Fotografia”

Sono 35, 6 milioni le persone con demenza, oggi, nel mondo. I paesi più colpiti sono la Cina, l’India e l’America Latina. Il 58%  delle persone con demenza vivono nei paesi in via di sviluppo e saranno il 71% nel 2050.  L’Italia, che registra una delle più alte quote di demenza in Europa, accoglie circa 700.000 persone affette dalla malattia di Alzheimer (patologia che colpisce, prevalentemente, persone di età pari o superiore ai 65 anni)  e circa 3 milioni di persone, direttamente o indirettamente, coinvolte nell’assistenza dei malati. Parlare dell’Alzheimer è fondamentale per rimuovere lo stigma e sostenere le famiglie colpite. Ed è crescente l’attività di sensibilizzazione e di informazione sul tema, compiuta, in ambito internazionale, da parte di istituzioni sanitarie e scientifiche, di osservatori, di organizzazioni del settore, di neurologi, psicologi e ricercatori. Ma anche il cinema e la fotografia, documentano, spesso, i toccanti momenti di vita quotidiana, vissuti da chi ne è affetto e dalle famiglie a contatto con la malattia, mettendo in luce l’importanza della cura e della socializzazione, per migliorare la qualità della vita e contrastare l’isolamento generato dalla malattia.

Tra gli artisti italiani che si sono occupati del tema, entrando nel vivo di una storia quotidiana, fatta di Alzheimer e di amore, c’è il fotodocumentarista romano Fausto Podavini che, nel 2013, vince, al suo secondo tentativo, il Primo Premio nella Sezione Daily Life del World Press Photo 2013 (uno dei maggiori riconoscimenti a livello mondiale, nell’ambito del fotogiornalismo), grazie ad un lavoro fotografico, il progetto “MiRelLa”, iniziato nel 2007 e protrattosi per oltre 4 anni, durante il quale Podavini segue, da vicino, la vita di una coppia attraversata dalla malattia, immortalando la gentilezza dei gesti e degli sguardi, le cure,  le luci e le ombre, le suppellettili in bianco e nero, vissute all’interno di una casa travolta dalle cure, dalla rassegnazione, dall’amore e dalla solitudine.

Nel corso del quarto appuntamento della Rassegna Fotografica “Oltre la Fotografia”,  promossa a Campobasso, da Antonella Struzzolino, presidente dell’Associazione culturale “Il Cavaliere di San Biase – Molise Foto”, grazie alla collaborazione del Comune di Campobasso, la comunità campobassana ha incontrato il fotografo Fausto Podavini per ascoltare direttamente, dalle sue parole, l’esperienza vissuta, grazie all’intervista del fotografo molisano Luigi Grassi. L’iniziativa ha concluso un ciclo di quattro incontri con fotografi di fama internazionale, avvenuti nella Sala Fratianni del Circolo Sannitico, dall’inizio dell’anno, e che hanno riguardato, il 23 Gennaio scorso, la Mostra di Toni Frissell e i Tuskegee Airmen I campi volo a Campomarino 1944-1945, curata in collaborazione con lo storico Fabrizio Nocera e il giornalista Marco Altobello. Proseguiti, il 20 Febbraio scorso, con l’incontro con il fotografo Francesco Comello (“L’isola della salvezza”). Con il fotografo Ciro Battiloro (“Silence is a gift”), reporter nei quartieri Rione Sanità di Napoli e Santa Lucia di Cosenza, nell’incontro del 12 marzo scorso. E quello con il fotografo Antonio Faccilongo, vincitore del World Press Photeo Story of the Year 2021, con il progetto fotografico Habibi, sulla storia senza fine della guerra a Gaza. 

Fausto Podavini, romano, classe 1973, è un fotografo documentarista, con un Master in Reportage conseguito alla John Kaverdash di Milano, che vive e lavora a Roma. La passione e la professione nascono presto, intorno ai 18 anni, con il lavoro affrontato nella veste di assistente e fotografo di studio, prima di specializzarsi nella realizzazione di reportage etnologici e sociali. Dal 2010 entra a far parte del Collettivo Fotografico WPS, dove svolge l’attività di docente di fotografia di reportage, come quelli a medio e lungo termine che ama affrontare, perché gli consentono di soffermarsi e approfondire con successo alcune tematiche sociali, e che culminano con il riconoscimento di due World Press Photo: quello conseguito nella sezione Daily Life, del 2013 con MiRelLa (termine ispirato dall’associazione delle note musicali) e quello conseguito nel 2018 con “Omo Change”, un progetto che vedrà Fausto Podavini impegnato, per  6 anni, tra l’Etiopia e il Kenya, di cui documenta i cambiamenti sociali ed ambientali avvenuti nella bassa Valle dell’Omo, a seguito della costruzione ed entrata in funzione della più alta diga di tutta l’Africa. Il World Press Photo è l’unico Premio che consente di far fare al vincitore una Mostra fotografica che gira in tutto il mondo. Come gli accadrà, nel giorno del compleanno, che lo vedrà protagonista di una esposizione nel Museo di Trastevere. Nel 2017 Fausto Podavini è nominato Reporter per la Terra, da Earth Day Italia.  Realizzerà, inoltre, un long project nel Tigrai, nel Nord dell’Etiopia e nell’Ottobre 2022 sarà in Ciad per documentare una delle peggiori alluvioni della storia di quel Paese. Podavini collaborerà, spesso, da fotografo freelance con le ONG, per realizzare reportage in Perù, Kenya, Etiopia, Sud America, India, oltre ad importanti reportage curati in Italia sullo sport per disabili e sul lavoro all’interno di un carcere minorile. I suoi lavori fotografici hanno ottenuto importanti riconoscimenti ( Poy nel 2016 e ne 2018; Sony; Yves Rocher Grand, PDN Storytelling; Kolga Tiblisi; The Fence, etc.) e sono stati pubblicati all’interno di riviste internazionali come: 6Mois, Le Vie/Le Monde, Geo Es, Stern, Internazionale, Donna Moderna, Espresso, D di Repubblica, Nathional Geographic.  

Le numerose, interessanti, domande del fotografo molisano Luigi Grassi a Fausto Podavini, nel corso dell’incontro organizzato, nella Sala Fratianni del Circolo Sannitico nell’ambito dell’appuntamento promosso dalla Rassegna “Oltre la Fotografia” hanno consentito di analizzare il percorso affrontato da Podavini nello sviluppo del progetto “Mirella”, vincitore della Sezione Daily Life del prestigioso World Press Photo 2013, ispirato dalla partecipazione di Podavini ad un summit mondiale sulla demenza senile, in cui, ogni anno, si affronta un argomento da trattare, come, ad esempio, il dato allarmante dell’età media dei malati di Alzheimer che si sta abbassando sempre di più. Fausto Podavini conosce personalmente Mirella e il compagno Luigi, al quale fu diagnosticato l’Alzheimer a 62 anni. E decide di raccontarne la storia, nell’ambito di un progetto fotografico che non si sarebbe consumato in una settimana e per il quale costui non avrebbe, mai, immaginato il potenziale successo che avrebbe portato il lavoro ad essere gratificato dalla pubblicazione di un libro. Ma lo attrae il fascino della possibilità di narrare una storia, che colpisce, dal punto di vista emotivo, per prima lui e  che non si sarebbe esaurita in un tempo predefinito.

“Come hai fatto a entrare nella loro intimità?” chiede Luigi Grassi a Podavini, nel corso dell’incontro svoltosi presso la Sala Fratianni del Circolo Sannitico di Campobasso.

E lui risponde: “Già li conoscevo. L’accesso è stato semplice. Mirella e Luigi erano sposati da 40 anni e ho detto che avrei voluto organizzare una storia, soltanto se fossero stati d’accordo. Inizialmente, mi concentrai sulla malattia, sulla figura della persona affetta dalla sindrome, ma non stava venendo fuori nulla di interessante. Allora, decido di smettere di sospendere, per un po’, il lavoro. Un giorno passo a trovare Luigi e osservo un gesto di Mirella, di una semplicità disarmante. Lui che si alza dal divano, durante una fase di insufficienza motoria e lei che lo aiuta, con una gentilezza ed un ‘amorevolezza commoventi. Ho capito che il mio lavoro non sarebbe stata la malattia. Ma Mirella. Il suo caregiver.  Colei che aveva scelto di non mandare il coniuge in nessun istituto, per assisterlo da vicino e grazie alla quale avrei potuto continuare a scoprire cosa accadesse all’interno della casa di una famiglia travolta dalla malattia. L’Alzheimer è bastardo. Ammala due persone contemporaneamente: sia il malato che il familiare. Una persona che non ti riconosce più è un interlocutore, psicologicamente, devastante. Come continuerà a  vedere le persone e il contesto? Invece, chi resta ed è lucido, subisce uno tsunami emozionale. Si tratta di una malattia subdola”.

“Quanto è riconosciuta, oggi, socialmente, la figura del caregiver?” chiede Luigi Grassi.

“Il caregiver è solitamente il parente più stretto” – risponde Fausto Podavini” –  che si ritrova a gestire la complessità di un rapporto che cambia per sempre.  Il malato di Alzheimer comincia a parlare di tutt’altro. Con linguaggi non consoni. Fa cose strane. E allontana le persone. Gli amici non vengono più. E’ qualcosa di non facile gestione, che isola le famiglie. L’unico momento di contatto con l’esterno è il telefono. E Il tempo scorre in maniera diversa.  Se il focus principale della mia indagine fosse stato Luigi avrei avuto più difficoltà, mentre concentrandomi sulla caregiver, ho posso lavorare su tempi più lunghi, chiedendomi quando fosse giusto fotografare e cosa fosse necessario alla mia narrazione.  E non mi sono fatto prendere dal tentativo voyeuristico di spingere sull’acceleratore, fotografando, con enfasi, la malattia”. 

“Quanto ti ha cambiato, umanamente e professionalmente, questa esperienza professionale nella casa di Mirella?” – chiede Luigi Grassi.

“Il progetto Mirella è nato in tempi diversi. A quei tempi non esisteva WhatsApp. Si lavorava con le riviste. Non esisteva l’intelligenza artificiale. Grazie al successo di quel progetto, mi sono ritrovato ad accorciare i tempi della gavetta professionale, cominciando a collaborare con riviste estere come The New York Times e The Washington Post”. 

Quali punti di riferimento culturali hanno maggiormente influenzato la tua professione?

“Sicuramente la musica. Il cinema. I più grandi maestri del fotogiornalismo. Mi sono innamorato delle composizioni di Barzan e mi faccio influenzare, sempre, dalla fotografia più modaiola”.

Nel prossimo periodo Fausto Podavini potrebbe rieditare il libro dedicato al progetto “Mirella”, dopo essere tornato nella casa ed aver attualizzato la narrazione fotografica di un tempo. E tra i suoi progetti professionali più imminenti potrebbero esserci lavori fotografici sul tema delle zanzare, compiuti nei Paesi africani colpiti dalla malaria, al servizio dell’organizzazione internazionale “Medici Senza Frontiere”.

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