Grazie agli studi di Gino Massullo e Sebastiano Martelli: “Era uno storiografo raffinatissimo. Autore di una straordinaria testimonianza di antropologia”

“L’impero in provincia” di Francesco Jovine, con la postfazione di Gino Massullo, pubblicato nel 2024 e il romanzo ” Un uomo provvisorio” di Francesco Jovine, a cura e con un saggio di Sebastiano Martelli, pubblicato quest’anno, rappresentano le più recenti tappe del percorso di divulgazione, nonchè di analisi storica e di approfondimento critico dedicati alla figura del giornalista, saggista e scrittore molisano Francesco Jovine (Guardialfiera, 9 Ottobre 1902- Roma, 30 Aprile 1950), grazie ai quali la casa editrice isernina, Cosmo Iannone Editore, nel prosieguo di una rassegna di 7 volumi, divulga la storia del Molise e dell’Italia della prima metà del Novecento, attraverso le opere del più conosciuto ed apprezzato autore molisano, considerato dal critico Goffredo Fofi, come il Gabriel Garcia Màrquez della letteratura italiana.
Nell’incontro su “Francesco Jovine e il fascismo”, promosso dal professore Norberto Lombardi, direttore della Collana “Reti” di Cosmo Iannone Editore, presso la Sala Fratianni del Circolo Sannitico di Campobasso, nel pomeriggio di lunedì 27 Ottobre 2025, sono intervenuti gli autori dei due testi dedicati a Francesco Jovine: lo storico molisano della società rurale italiana, Gino Massullo, che ha reimpostato la storiografia molisana, dirigendo la rivista di storia e scienze sociali “Glocale”, autore della postfazione della raccolta di racconti “L’impero in provincia” e il romanziere Sebastiano Martelli, professore ordinario di Letteratura italiana presso l’Università di Salerno, dove è stato, altresì Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici, dal 2005 al 2015, esperto di letteratura del Settecento e di letteratura dell’emigrazione anche internazionale, autore di un lungo saggio che accompagna la prima opera di Francesco Jovine, “Un uomo provvisorio” scritta nel 1934: entrambi intervistati dalle insegnanti e scrittrici Simonetta Tassinari ed Antonella Presutti.
La Sindaca Maria Luisa Forte, presente all’evento, in rappresentanza del Comune di Campobasso, che ha patrocinato e fortemente sostenuto il progetto editoriale, ha ringraziato gli autori dei testi ed il professor Norberto Lombardi, ricordando l’entusiasmo giovanile, con il quale apprezzò, particolarmente, il romanzo “Le terre del Sacramento” e la figura del protagonista, Luca Marano, durante i suoi studi liceali.
Norberto Lombardi, dopo aver pubblicamente elogiato il campobassano Vincenzo Lombardi, per il nuovo prestigioso incarico con cui è stato chiamato a dirigere la Soprintentenza Archivistica e Bibliografica Abruzzo e Molise, ha presentato Rosanna Carnevale, la Direttrice Editoriale di Cosmo Iannone Editore, che ha avuto modo di illustrare il progetto editoriale dedicato a Francesco Jovine, cominciato nel 2007, con la raccolta “Racconti dimenticati e dispersi” a cura di Caterina Carmosino, in cui sono stati raccolti, per la prima volta, i racconti che lo scrittore Jovine pubblicò su quotidiani e periodici, negli anni ’40. Nel 2017 viene pubblicato “Viaggio nel Molise”, con un saggio di Sebastiano Martelli. Questa pubblicazione piacerà a Jean Pierre Pisetta, scrittore e docente di italiano, della Libera Università di Bruxelles, che la tradurrà in lingua francese per pubblicarla in Belgio, nel 2022, con il titolo “Voyage en Molise “. Nel 2018, esce “Viaggi in Molise”, con un saggio di Sebastiano Martelli, la prefazione di Goffredo Forti e un dvd abbinato, contenente un film documentario di Roberto Mariotti e Ilaria Jovine. Nel 2023, è la volta del volume “Scritti africani”, a cura di Alberto Sana, con una prefazione di Sebastiano Martelli, che propone articoli e reportage dall’Africa Settentrionale, risalenti al tempo del soggiorno africano di Francesco Jovine, quando costui ricoprì la carica di direttore scolastico in alcuni istituti. Nel 2023 esce “Signora Ava”, arricchito dalla prefazione di Sebastiano Martelli; nel 2024, viene pubblicato “L’Impero in provincia”, con postfazione di Gino Massullo e, nel 2025, è la volta di Un Uomo provvisorio, la prima opera di Jovine, arricchita da un lungo saggio critico di Sebastiano Martelli.
Simonetta Tassinari entra nel vivo dell’intervista agli autori, delineando lo scenario sociale, evocato dal libro “L’impero in provincia”: “E’ un testo intessuto di storia, quasi un distant book, perché è uscito nel 1945, quando le emozioni erano calde e i ricordi della guerra, particolarmente, presenti. La postfazione di Gino Massullo è letteratura e testimonianza. Una pagina ancora aperta, anche per noi. Già il titolo ti fa, immediatamente, immedesimare nel clima del periodo. Sono 6 racconti che compongono una coreografia complessiva che potrebbe essere considerato, anche, come un unico romanzo, con sei capitoli, ognuno dei quali ha un suo protagonista. Siamo negli anni in cui la parola Impero risuonava, frequentemente, nella bocca degli italiani fascisti e che era talmente entrata nella cultura popolare che, in alcuni casi, divenne un nome di persona, come capitò ad un mio parente in Romagna. L’Impero era un’ossessione che leggevi, quotidianamente, sui giornali: sinonimo di grande potenza, forza, ricchezza. Mi raccontò mia nonna che li avevano convinti che l’Italia fosse una grande potenza. Glielo avevano insegnato anche a scuola. Ma, forse, a Roma, l’idea dell’imperialismo prodotta dalle messe in scena in cui il fascismo era maestro, poteva, anche, essere creduta. Ma a Guardialfiera, l’Impero rappresentava, soltanto, una parola vuota, del tutto priva di qualsiasi legame con la realtà. Nel paese, il potere non aveva, forse, mai cambiato volto ed anzi, era diventato ancora più asfissiante, oppressivo e violento. Non cambiarono i rapporti interpersonali. Non cambiarono quelli rurali. Poveri si era prima e poveri si fu durante l’esistenza dell’Impero che, forse, era una velleità per qualcuno, ma non certo per i paesani. A Guardialfiera il fascismo arrivò da Casacalenda, con violenza. E ci sono indimenticabili ritratti di persone, raccontati da Francesco Jovine, che vivono l’Impero di provincia, come, ad esempio, il personaggio rappresentato da Martina che non vuole farsi rubare il maiale. O da Michele, che si trova a lavorare in Spagna a combattere con i franchisti, senza comprendere il motivo. Si arruola sperando di poter tornare in paese a sistemare casa e la bottega. Invece un compaesano, più consapevole, sceglie di schierarsi con gli altri e Michele sparerà per aria, per evitare di colpire l’amico, costretto a scontrarsi, con la violenza, nei confronti di un traditore, quando il suo amico morirà. E’ un microcosmo descritto in un modo realistico ed ironico. C’è uno sguardo molto disincantato. Si tratta di un affresco che offre una serie di racconti anche psicologici e, soprattutto, la testimonianza di un Molise vero”.
“In questo tipo di romanzo di racconti, tu ci vedi il vero Jovine o il vero Jovine è più riconoscibile nei romanzi e nei capolavori che tutti conosciamo?” – chiede Simonetta Tassinari allo storico Gino Massullo.
“Hai perfettamente ragione. Condivido la tua descrizione dell’esperienza imperialista, confermando che, nella vita dei contadini, degli artigiani, di Michele che va in Spagna, non c’era niente di imperiale” – risponde lo storico Gino Massullo -” e confermo che il lavoro potrebbe corrispondere ad un unico romanzo, perché c’è continuità nei racconti. In questi c’è la narrazione della distanza fra la piccola storia dei contadini e la grande storia dei fasti imperiali. Il confronto emerge ed è lacerante. C’è, ancora di più il tentativo di raccontare la maniera in cui l’esperienza fascista viene vissuta in un’ area periferica, marginale e come la grande storia e la piccola storia (la vita quotidiana delle persone) si intreccino. E come il fascismo riesca a costruire il consenso. E in che maniera la piccola storia e la grande storia, così come il passato ed il presente si mescolino, agendo sulla realtà degli individui. Dal romanzo percepisci anche come la vita, ovvero la partecipazione soggettiva degli individui venga, in qualche modo, coinvolta dall’esperienza politica. E’ questo l’aspetto che più mi ha incuriosito e che mi ha spinto a rileggere Jovine e ad accettare l’invito a scriverne una postfazione. Ho notato la straordinaria attualità e l’intelligenza metodologica, dal punto di vista storiografico, di Jovine, nel momento in cui scriveva quest’opera, 75 anni fa, nel momento in cui la storiografia non aveva ancora elaborato, dal punto di vista scientifico, elementi e metodi così fortemente connotati dalla sociologia e dall’antropologia. In questi racconti, Jovine, oltre a rappresentare uno dei più grandi scrittori del Novecento (il compianto saggista Goffredo Fofi paragonava Jovine al Gabriel Garcia Màrquez dell’Italia), vanta una capacità evocativa e di scrittura straordinaria. Era uno storiografo raffinatissimo. Autore di una straordinaria testimonianza di antropologia, di cui la critica letteraria storicistica coeva, quella idealista di Russo e quella marxista, stentavano a comprenderne il valore. Il critico letterario Luigi Russo descrive i romanzi di Jovine, tacciandoli di bozzettismo: come se fossero scritti bene, un po’ ironici, surreali, a volte grotteschi, ma niente di più. Mentre, la storiografia marxista parla di macchiettismo e di simbolismo che fa velo al Realismo che si sarebbe affermato più tardi. Il romanzo L’Impero in provincia, rispetto al romanzo Un uomo provvisorio, rappresenta già una tappa di arrivo, nell’approdo al Realismo. La sensibilità antropologica di Jovine viene considerata dagli studiosi come il frutto di una profonda adesione autobiografica e ispirata dagli studi compiuti da Jovine, leggendo Vico e, successivamente, Cuoco e Galanti, nell’ambito di un filone di storicismo idealista al quale si era avvicinato”.
Antonella Presutti ha avuto un approccio al libro “Un uomo provvisorio”, particolarmente, emozionante: ” Questi due libri, accostati, mi hanno commosso, perché ho un ricordo personale molto forte, dal momento che ricordo degli aneddoti come quello in cui mia nonna, nata nel 1902 e, dunque, coetanea di Jovine, condivise con lui il Concorso da maestra. Mia nonna mi raccontò che Jovine fece un compito di italiano straordinario, mentre era un po’ zoppicante in matematica, materia per la quale si avvalse del suo aiuto. Inoltre, una volta mio zio fece un viaggio nell’ex Unione Sovietica e, al ritorno, raccontò di avere incontrato una guida che aveva una conoscenza straordinaria ed impeccabile di Jovine e che si fece spedire, dall’Italia, i libri “Un uomo provvisorio” e “l’Impero in Provincia”. Quell’aneddoto mi è parso un nesso profetico. Questa edizione di Un uomo provvisorio è arricchita da uno straordinario saggio critico di 150 pagine di Sebastiano Martelli di una profondità, complessità, articolazione che coglie benissimo Massimo Onofri, in un articolo comparso sull’Avvenire, in cui mette in evidenza la valenza del grande discorso critico, che sembra scomparso dai nostri orizzonti, perchè tutto sta diventando veloce. Ci sono alcuni elementi che mi hanno, particolarmente, colpito: per esempio, la capacità di creare un’interazione molto forte con il periodo storico estremamente complesso, durante il quale esce il il libro. Siamo nella fase di una generazione di scrittori ed intellettuali, come Corrado Alvaro, che da un lato vivono la crisi del Modernismo e dall’altro l’affermazione del fascismo e questo si sente benissimo nel libro di Jovine, perchè da un lato c’è il tentativo di recuperare la struttura del romanzo nella sua articolazione più classica e nello stesso tempo, questa viene interrotta dal cerebralismo, dalla tendenza alla riflessione continua, al dialogo interiore che fa sì che prevalga una progressiva disarticolazione della trama in favore del cerebralismo accentuato. E il medico Giulio Sabò, protagonista del romanzo, è lo specchio di questo modo di procedere, in modo particolare, nella prima parte del romanzo, quando è a Roma e si abbandona, continuamente, ai sofismi mentali, intellettuali che diventano un alibi. e giustificano la sua inettitudine. Si è laureato in Medicina, dovrebbe specializzarsi in Psichiatria, ma non farà nulla. E si arrovella e trova dell’autocompiacimento, nei suoi pensieri e nella sua inettitudine, che rivela la fragilità del personaggio. Inoltre Jovine richiama gli echi della tradizione crepuscolare. La capacità di caratterizzare gli ambienti del paese e di evocare le atmosfere sospese. Ci sono dei riferimenti al Verismo, a Svevo. Al dannunzianesimo (nel modo in cui viene visto l’ideale femminile). L’Uomo provvisorio di Jovine mette in luce la crisi del Positivismo. E’ una società che ha vissuto il dramma della Prima guerra mondiale e che ha toccato, con mano, il fallimento del grande sogno delle magnifiche sorti che la scienza avrebbe dovuto consegnare all’umanità, liberando l’Uomo da qualsiasi fragilità. E che non ha raggiunto l’obiettivo prioritario di sconfiggere la morte, precarizzando la condizione stessa dell’Uomo. Colpisce l’indolenza del protagonista, abitualmente colpito da un rapporto con la realtà filtrato dal cerebralismo, quando torna in paese perchè il padre muore, da alcoolizzato, nella famiglia dominata dalla madre anaffettiva, da lui vissuta con rancore e che vive un momento di discontinuità nella sua esistenza, quando trova l’amore per la prima volta e quando, una notte dovrà agire, correndo al capezzale del bimbo che dovrà salvare: lui che non ha mai creduto nella sua professione e non si è mai confrontato con l’azione, con l’entrare nella vita. Nelle dinamiche della quotidianità”
Antonella Presutti chiede allo storico Sebastiano Martelli una interpretazione del significato che si nasconde dietro i termini: confessione, fatto personale e autobiografia mentale, con cui Jovine definisce la sua opera ed un parere sull’idealismo e fascismo che sembrano sovrapporsi nel giovane Jovine, dopo che l’idealismo era apparso come una risposta efficace alla crisi del Positivismo ed un’ occasione di ripresa della creatività dell’Uomo.
” Bisogna partire da un’affermazione di Jovine, che fa parte di un’intervista del 1949″ – risponde lo storico Sebastiano Martelli – ” in cui sostenne che la critica aveva, in gran parte, trascurato questo suo romanzo giovanile, ma che lui lo riteneva importante perché nasceva da un’esigenza giovanile di confessione e di autobiografia mentale. Nel mio confronto con Jovine, da diversi anni, ho sempre rimandato lo studio dell’Uomo Provvisorio” – prosegue Martelli – “concentrandomi di più sugli altri romanzi di Jovine come Signora Ava perché mi rendevo conto che non era un incontro semplice. Lo stesso critico letterario Natalino Sapegno, aveva suggerito di prestare attenzione a questo romanzo, in un saggio molto importante, nel 1950. Nel frattempo ho fatto molto altro. Ho approfondito e ho fatto una scommessa, dimostrando che questo romanzo, che non è superiore alle Terre del Sacramento ed a Signora Ava, è un romanzo, comunque, importante perché Jovine, con quella intervista ce lo lascia capire. La chiave è offerta dal romanzo, metanarrativa e metaletteraria. Perché si tratta di un romanzo tutto costruito, dal punto di vista letterario e narrativo, per dire e significare altro. Per non raccontare soltanto la vicenda. Jovine parla di esigenza di confessione, offrendo una puntualizzazione su sé stesso, dopo aver scritto oltre 150 articoli di critica letteraria, sui giornali, perché, a causa del suo rapporto con il fascismo, c’era quello che poteva dire e ciò che non poteva dire. Il tema è grosso, merita approfondimento e riguarda non solo la letteratura, ma la storia del Mezzogiorno. Come è che Jovine si trova ad avere una prima adesione al fascismo? Da dove nasce? Ho trovato uno degli articoli dei maggiori storici del fascismo, Giovanni Gentile, di origine molisana che, recensendo, intitola un suo articolo scrivendo che la storia non si può fare guardando dal buco della serratura, riferendosi ad alcune polemiche scaturite da lettere di letterati insospettabili, come, per esempio, una lettera scritta da Cesare Pavese al Duce, del 1936, quando venne confinato in Calabria, una lettera di Alberto Moravia al Duce, perché si lamentava di essere stato sospeso dalle collaborazioni giornalistiche, nel 1938, a causa delle leggi razziali, e così una lettera di Norberto Bobbio, che aveva ricevuto una perquisizione della polizia a Torino, quando vengono inquisiti anche altri giovani come Carlo Levi. Per capire i motivi di una prima adesione di Jovine al fascismo, dobbiamo immaginare, innanzitutto, cosa era il Molise negli anni ’20 quando Jovine si forma e dove rimarrà, ad insegnare, fino al 1927, a Guardialfiera. Chi è nato nel dopoguerra sa che fino agli anni 50, in Molise, perdurarono molte tracce di quella condizione di arretratezza e blocco sociale, che non dava nessuna possibilità di cambiamento, già vissuta negli anni ’20 e degli anni ’30. Cosa accade ad un giovane come Jovine? E’ significativa la condizione del giovane che non trovava la possibilità di un percorso di cambiamento. Si immerge nelle letture e, a 17 anni leggerà Benedetto Croce, e dopo di lui Gentile. Comincerà, quindi a leggere Vico, perchè nel frattempo, preparandosi per il concorso magistrale, occorreva studiare anche i filosofi Giambattista Vico e Francesco De Sanctis, che avrà una influenza notevole sulla sua formazione. Il giovane Francesco Jovine si convincerà e identificherà con la cultura della classe dirigente, con la cultura del nobilato che non riusciva ad immaginare un’idea di cambiamento radicale. La classe dei maestri per il 90%, aderì al fascismo. E Jovine passerà dall’idealismo crociano a quello gentiliano. La Riforma Gentile, nella scuola elementare, interessava a Jovine, perché presentava delle novità straordinarie che mettevano in campo il recupero delle culture regionali, provinciali, dei dialetti, consentendo di riabilitare la storia di una provincia e di una regione.
Per quanto riguarda il confronto di Jovine con la letteratura del primo Novecento, ricordiamo che il Modernismo sostituì il Decadentismo e fu rappresentato, in Italia, da Federigo Tozzi, Italo Svevo e Luigi Pirandello. In Europa: da James Joyce, Franz Kafka, Virginia Woolf. Jovine si confronterà anche con molta letteratura italiana degli anni ’30, come quella proposta da Moravia, Silone, Alvaro. E Leggerà Dostoevskij, scrivendo il romanzo Un uomo provvisorio, attraverso un filtro tutto letterario e filosofico, per affidare al protagonista del suo romanzo, Giulio Sabò, il compito di dimostrare come questa superfetazione di letteratura sia la rappresentazione di una letteratura ormai in crisi. Bisognava recuperare un rapporto con la realtà. Occorreva una letteratura che incontrasse la realtà, la vita, la storia, e così inventa questo suo personaggio che dimostra la crisi di questa rappresentazione letteraria e la necessità di uscirne. Jovine ha anche altri riferimenti: legge Schopenhauer, Stirner e Oswald Spengler, l’autore di un libro carismatico, dal titolo: Il tramonto dell’Occidente, pubblicato, fra il 1918 ed il 1923, che sosteneva che la civiltà moderna, la scienza, la tecnologia e la contaminazione di culture e sociali dei popoli messe insieme al grande avanzamento di tecnica e scienza avrebbero messo l’Occidente su un binario che lo avrebbe portato al tramonto”.
Al termine dell’incontro, svoltosi nella Sala Fratianni del Circolo Sannitico: i saluti di Adele Fraracci, l’Assessora alla Cultura del Comune di Campobasso, che ha preso spunto dalla riflessione di Sebastiano Martelli, per sottolineare le difficoltà del momento registrate, a livello mondiale, dallo scenario rappresentato dalla globalizzazione. “Il tramonto dell’Occidente ce lo hanno insegnato, da tanto tempo, in filosofia” – ha detto l’Assessora Fraracci – “abbiamo sempre temuto che potesse accadere ed è già accaduto. Nonostante ciò, dobbiamo essere fermi, forti ed uniti nell’idea che dobbiamo continuare a credere nella democrazia che, per quanto sia stata sia dilapidata e che, per quanto sia più formale che sostanziale, occorre essere uniti nel difenderla, nel rispetto dell’attuazione della nostra Costituzione”.
Tra le prossime pubblicazioni della Casa Editrice Cosmo Iannone Editore ci saranno il romanzo “Le Terre del Sacramento” ed altri racconti, puntualmente accompagnati da consistenti saggi critici, per completare la rilettura della narrativa dello scrittore molisano.



















