Portobello, la tragedia vera di Enzo Tortora

La nuova miniserie di Marco Bellocchio racconta il caso simbolo di malagiustizia della storia televisiva italiana

Fabrizio Gifuni interpreta Enzo Tortora. Foto di Anna Camerlingo/HBO Max

Dal 20 febbraio è disponibile su HBO Max Portobello, la miniserie in sei episodi diretta da Marco Bellocchio, presentata in anteprima all’82a Mostra di Venezia. Già considerata una delle migliori produzioni italiane dell’anno, la serie propone una rilettura del caso Enzo Tortora, vicenda giudiziaria tra le più controverse della storia italiana.
Il titolo richiama quello del programma televisivo condotto da Tortora, ispirato a Portobello Road, la strada londinese nota per il suo mercatino dell’antiquariato. La trasmissione, in onda dal 1977, permetteva ai partecipanti di vendere invenzioni o cercare oggetti contattando il pubblico da casa tramite telefonate in diretta. Il gioco del pappagallo Loreto, mascotte del programma, era il momento più celebre: un concorrente estratto a sorte tentava di fargli pronunciare il nome della trasmissione in trenta secondi. Divenne presto un tormentone popolare.
La serie ripercorre la vicenda di cui è protagonista il conduttore, arrestato a Roma il 17 giugno 1983 con l’accusa di traffico di stupefacenti e associazione camorristica: furono cruciali le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, primo tra tutti Giovanni Pandico, ragioniere del boss Raffaele Cutolo, interpretato da Lino Musella. Tortora morì nel 1988, due anni dopo la sentenza che lo scagionò.

A interpretarlo è Fabrizio Gifuni; accanto a lui, un cast corale (Barbora Bobulova è Anna Tortora, Romana Maggiora Vergano è Francesca Scopelliti e Alessandro Preziosi è il giudice Giorgio Fontana) che include familiari, avvocati e giornalisti che seguirono il caso.
Bellocchio, già autore di Esterno Notte (2022) sul caso Moro e de Il Traditore (2019) su Tommaso Buscetta, racconta un’altra pagina iconica della storia italiana. Televisione e tribunale occupano lo stesso palcoscenico: il regista ricostruisce la pressione dell’opinione pubblica e il dolore privato di una famiglia, senza evitare il confronto con il sistema politico dell’epoca. Tortora fu eletto al Parlamento Europeo nel 1984, ancora sotto processo, nelle liste del Partito Radicale e divenne simbolo di una battaglia più ampia per i diritti civili e la riforma della giustizia. La sua vicenda anticipò un dibattito decennale su responsabilità dei magistrati, strumentalizzazione dei pentiti e tempi dei processi.
Il ritratto di una stagione buia della magistratura italiana è cornice per una riflessione sul potere delle narrazioni, su chi ha voce per costruirle e su quanto sia difficile, anche dopo l’assoluzione, riprendere in mano la propria storia.

Rosita Laudano

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