Oscar 2026: la notte di Anderson e Coogler

Una battaglia dopo l’altra” trionfa con sei premi, l’horror storico “Sinners – I peccatori” conquista quattro statuette e segna una svolta per il cinema afroamericano.

epa12824541 US actor Michael B. Jordan, winner of the Best Actor Award for ‘Sinners’ poses in the press room during the 98th annual Academy Awards ceremony at the Dolby Theatre in Los Angeles, California, USA, 15 March 2026. EPA/JILL CONNELLY

La notte degli Academy Awards al Dolby Theatre di Los Angeles ha incoronato due film molto diversi tra loro ma ugualmente potenti. Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson ha conquistato l’Oscar per il Miglior film insieme ad altri cinque premi, mentre Sinners – I peccatori di Ryan Coogler si è imposto come il grande titolo d’autore della serata, portando a casa quattro riconoscimenti.

Anderson ha ricevuto anche le statuette per la Miglior regia e la Migliore sceneggiatura non originale, adattata dal romanzo Vineland di Thomas Pynchon. La sua commedia politica riflette su autoritarismo, controllo e paranoia contemporanea, e ha convinto l’Academy anche sul piano tecnico: il film ha vinto il premio per il Miglior montaggio, assegnato ad Andy Jurgensen, e quello per il Miglior casting, nuova categoria introdotta quest’anno e affidata a Cassandra Kulukundis. Proprio la casting director aveva scelto l’esordiente Chase Infiniti per un ruolo che le ha aperto le porte di Hollywood. Sul palco, accanto al regista e alla produttrice Sara Murphy, Anderson ha concluso il discorso con un pensiero rivolto ai figli: «Chiedo scusa per il disordine che abbiamo seminato nel mondo».

Ambientato nel Mississippi degli anni Trenta, Sinners – I peccatori racconta la storia dei gemelli Smoke e Stack, entrambi interpretati da Michael B. Jordan, reduci di guerra che tornano nella loro terra natale per aprire un locale destinato alla comunità nera. La festa inaugurale sembra segnare l’inizio di una nuova vita, ma la notte prende una piega inquietante quando tre misteriosi visitatori bianchi chiedono con insistenza di entrare.

Nel film, horror e storia sociale si intrecciano: il vampirismo diventa una metafora delle violenze razziali che hanno segnato il Sud degli Stati Uniti. «Mio nonno era del Mississippi», ha raccontato Coogler, che ha vinto l’Oscar per la Migliore sceneggiatura originale. Jordan è stato invece premiato come Miglior attore protagonista, primo interprete a ottenere la statuetta per un doppio ruolo di questo tipo. Storico anche il riconoscimento ad Autumn Durald Arkapaw, prima donna a vincere l’Oscar per la Migliore fotografia.

La cerimonia, condotta dal comico Brian O’Connor, ha mantenuto toni moderati sul piano politico, pur lasciando spazio a qualche gesto simbolico: Javier Bardem è salito sul palco con due spille con i messaggi “Stop war” e “Free Palestine”.

Nella stessa notte, Anderson e Coogler hanno raccontato due Americhe ferite dalla storia: l’una segnata dalla paranoia del potere, l’altra dalle cicatrici del razzismo. A unirle è la stessa urgente domanda sul presente.

Rosita Laudano

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