Nadia Verdile presenta l’Eroina del Regno delle Due Sicilie

“Maria Sofia Wittelsbach. La Regina senza Regno”: la prima donna della storia a sperimentare i danni da revenge porn

La letteratura di Nadia Verdile entra facilmente nell’anima, grazie al pathos di cui è dotata la sua narrazione, mentre immortala le donne protagoniste della storia, tracciandone il coraggio indomito, la ribellione alle convenzioni dell’epoca in cui vissero, e la tenace ricerca della dignità e la forza dell’anima contenuta nel loro essere femminile, a prescindere dalle vesti esteriori rappresentate dalla loro missione storica, sociale e politica. Si tratta di romanzi storici ed intensi, scritti con fluidità e con l’immediatezza tipica della giornalista, che ha confermato, negli anni, una divorante passione che l’ha portata a scrivere, ad oggi, poco meno di una trentina di libri, monografici e  didattici, oltre a numerosi saggi scritti per riviste nazionali ed internazionali. 

La Direttrice della Collana “Italiane” di Pacini Fazzi Editore ci ha fatto già conoscere Maria Amalia di Sassonia  (1724-1760), regina consorte del Regno di Napoli e di Sicilia dal 1738 al 1759, in occasione dell’anniversario dei 300 anni dalla sua nascita. Che fu sposata con Carlo di Borbone: forte, decisionista, “padrona” di  molte lingue e che contribuì attivamente al progetto della Reggia di Caserta e di quella di Portici, nonchè alla promozione degli scavi di Pompei ed Ercolano. E che ci fece conoscere la “Brigantessa” di un altro suo libro, presso la sede dello stabilimento del Pastificio “La Molisana”, facendoci partecipare ad un viaggio letterario nella vita di un’altra donna coraggiosa, Michelina Di Cesare, che sfidò le convenzioni del suo tempo, per amore e per sopravvivenza.

Questa volta, nell’incontro condotto da Giuseppe Rapuano, avvenuto lo scorso sabato 7 febbraio, presso il Pastificio “La Molisana”, in occasione della Campagna Letteraria “Vincenzo Ferro”, Nadia Verdile, che è nata a Napoli, è casertana di adozione e che vanta, altresì, origini molisane di Macchiagodena e di Sant’Elena Sannita, ci ha immerso nel mondo del drammatico destino di Maria Sofia di Baviera, l’Eroina del Regno delle Due Sicilie, raccontato nel suo nuovo libro “Maria Sofia Wittelsbach. La Regina senza Regno” (edito da Maria Pacini Fazzi Editore), grazie ad un inconfondibile ed emozionante stile recitativo, ricco di pathos, ironico, napoletano e a tratti fortemente toccante (fra il pubblico presente all’incontro c’era anche una nutrita rappresentanza di amici di Macchiagodena ed il giornalista Alessandro Barbano, noto per aver guidato, nel passato, le redazioni de “Il Mattino” di Napoli e de “Il Messaggero”).  Il nuovo libro è stato arricchito dalla prefazione dell’architetta Tiziana Maffei, esperta di sicurezza museale e direttrice della Reggia di Caserta dal 1 luglio 2019. E dalla postfazione di Manuela Piancastelli, saggista e giornalista professionista, per vent’anni redattrice del quotidiano “Il Mattino”.    

Sia la brigantessa Michelina Di Cesare, del precedente romanzo, che Maria Sofia di Baviera, nacquero nel 1841, combattendo per uno stesso obiettivo, seppure da due punti di vista diversi: Maria Sofia per salvare un regno scippato, mentre Michelina Di Cesare,  per combattere l’ingiustizia sociale. Maria Sofia era la sorella più piccola della più nota Elisabetta “Sissi”, imperatrice d’Austria e, nell’ambito di tutta la nidiata, composta da altri tre fratelli e quattro sorelle vissute tra il Castello di Possenhofen e Monaco di Baviera, si rivelò la donna più esuberante, coraggiosa e lungimirante. Il padre l’avviò all’uso del tabacco e, da ragazza crebbe, esercitandosi in lunghe galoppate a cavallo, alla ricerca di animali selvatici. Quando era diciassettenne, fu promessa in sposa, per procura, a Francesco II, figlio di Ferdinando II e, dunque, erede del trono delle Due Sicilie: da lei conosciuto, inizialmente, attraverso una miniatura. Il matrimonio, che fu celebrato, per procura,  l’8 gennaio 1859, nella Cappella del Palazzo Reale di Monaco (solo successivamente, il 13 gennaio, Maria Sofia avrebbe incontrato il suo sposo a Bari), sarebbe servito a rafforzare il legame tra la corona d’Asburgo ed i Borbone di Napoli. E, come tutti i matrimoni dell’epoca che erano utili a promuovere alleanze, evitare guerre, ampliare confini, era un matrimonio per procura, promosso anche per generare figli. Ma quando gli ambasciatori si incontrarono per formalizzare il matrimonio, c’era un problema che riguardava gli sposi, dovuto al fatto che Maria Sofia ancora non aveva le mestruazioni e che Francesco II, soprannominato “Franceschiello”, era affetto da fimosi, per cui, per molti anni, il matrimonio non fu consumato.

Il 22 maggio 1859, il re Ferdinando morì e Maria Sofia divenne la regina consorte di Francesco II, allora ventitreenne. E fu regina delle Due Sicilie, per meno di due anni, dal 1859 e fino alla capitolazione di Gaeta, avvenuta il 13 febbraio 1861, dopo l’annessione al Regno d’Italia. La madre di Francesco II, Maria Cristina di Savoia, era morta dieci giorni dopo il parto e fu successivamente venerata dal popolo e proclamata beata. Franceschiello visse sempre con un senso di colpa nei suoi confronti, perchè credeva di esserne stato l’assassino. Colei che la sostituì: la seconda moglie di Ferdinando II, Re delle Due Sicilie, si chiamava Maria Teresa d’Asburgo, era fortemente religiosa e riservata e si occupò di Franceschiello, sebbene, attraverso un’indole abbastanza austera. Quando la regina consorte di Ferdinando, Maria Teresa d’Asburgo arriva a Napoli per la prima volta, per sostituire la “Reginella” Santa, avviene l’eruzione del Vesuvio e San Gennaro non compie il tradizionale miracolo. Maria Teresa, tedesca e soprannominata da Ferdinando, “Tetella”, avvertirà il peso dello sguardo ostile e di condanna del popolo. E spingerà il giovane Francesco ad avere una educazione religiosa rigorosa e fortissima.

Gaeta è considerato il luogo per antonomasia dell’ultima regina del Regno delle Due Sicilie, Maria Sofia di Baviera (Possenhofen 1841- Monaco di Baviera, 1925), che qui provò a far approvare la Costituzione e a fare cose di altissimo profilo, in meno di un anno, distinguendosi durante l’assedio di Gaeta (1860-1861), quando, durante i bombardamenti dei piemontesi, incoraggiò i soldati, curando i feriti e condividendo i disagi con le truppe, nonchè divenendo il simbolo della resistenza borbonica, con la fama di regina “guerriera”.

Maria Sofia, moglie del Re Francesco, appena deposta dai piemontesi dopo l’assedio di Gaeta e rifugiatasi col marito a Roma, è protagonista del primo episodio di revenge porn, avvenuto nel 1862. Il comitato filo piemontese a Roma pagò un fotografo anonimo ( Antonio Diotallevi) e una prostituta, Costanza Vaccaro, che, nuda, avrebbe avuto il volto di Maria Sofia, all’interno di 5 fotografie pornografiche false, frutto di un fotomontaggio, per discreditarne l’immagine, nel timore che lei potesse capeggiare una rivolta anti piemontese. Furono realizzate 60 copie, spedite in tutte le ambasciate d’Europa, con la scritta Maria Sofia, Regina di Napoli. Antonio Diotallevi le descrive. In una foto c’è un’ipotetica Maria Sofia, ritratta mentre si masturba davanti all’effige del Papa. In un’altra foto ci sono dei falli galleggianti accarezzati da Maria Sofia, in una tinozza piena d’acqua. Una terza foto parla di un sigaro che pare una metafora allusiva. Nell’immaginario collettivo, le foto spedite in tutta Europa, smantellano l’immagine ideale della regina eroica di Gaeta, trasformandola nella “prostituta” di Roma. Le fotografie vengono mandate anche al Papa e a Francesco II.  Lei ha un gesto di stizza. Le guarda e dice: ” Mi meraviglio che pensiate che possa essere io. Io, invece, sono bella”, con questo sarcasmo, cerca di minimizzare, con sdegno regale, i danni provocati da quel fotomontaggio, allontanando le foto da sè, ma è quello il momento in cui giura, per sempre, vendetta ai Savoia. A Giovanni Ansaldo, l’ultimo a intervistarla, nel Novembre 1924, per il Corriere della Sera, incontrandola, ormai anziana, nel palazzo sulla Ludwigstrasse a Monaco, dove viveva, ospite del nipote ( in un articolo che fu ripubblicato nei quotidiani il Tempo e il Mattino, nel 1950), Maria Sofia disse: “Va bene perdere il Regno. Ed è normale che la storia dei regni cambi le dinastie, che diventano altro. Ma la dignità, quella no..”. E per tutta la vita, meditò la vendetta. Quelle foto false rappresentavano il “vulnus” vero del suo ruolo, perchè avevano attaccato non la regina, ma la donna. “Perchè, nella nostra atavica e moderna cultura, una brutta donna può concedersi il lusso di essere intelligente” – ha dichiarato Nadia Verdile nel corso dell’evento campobassano dedicato alla conoscenza del suo libro- ”  Mentre se sei intelligente e anche bella, vuol dire, che sei o la moglie o l’amante, o la figlia di una madre o un padre potente”.

Durante l’esilio romano, Maria Sofia si innamora di uno dei più stimati ufficiali della guardia pontificia, il conte belga Armand de Lawayess, presentatogli dal Papa, con il quale ha una relazione e rimane incinta. Si ritira a casa dei genitori a Possenhofen, dove un consiglio di famiglia decide che partorirà in segreto per evitare lo scandalo. Il 24 Novembre, Maria Sofia partorirà Maria Matilde, con lo stesso nome della sorella più piccola, che aveva sposato un fratellastro di Francesco II. La bimba verrà affidata al padre e morirà giovane di tubercolosi. L’anno successivo, Maria Sofia confesserà al marito la relazione. Successivamente, Francesco si opererà e consumerà il matrimonio. E dopo dieci anni di matrimonio, il 24 dicembre 1869, Maria Sofia dà alla luce una seconda figlia, Maria Cristina Pia delle Due Sicilie, la legittima figlia di Francesco che, però, è poco fortunato. Costui chiama tutte le possibili balie e le migliori puericultrici, dalle quali si aspetta il meglio. Ne sceglie una suggerita dai Rothschild, che era completamente matta e che quando nacque la bimba, per rafforzarne la muscolatura, la immerse nell’acqua gelida e la espose, più volte, al sole. La bimba morirà a soli tre mesi. Sarà un evento tragico e devastante per una madre, che aveva ancora i seni pieni di latte. La seconda perdita di una figlia, a causa della la follia di una puericultrice.

“Per otto giorni, Maria Sofia non uscirà dalla stanza dove stava la bimba” – racconta l’autrice del romanzo, Nadia Verdile -” la tiene in braccio. Non si cambia. Non scioglie le trecce. L’ottavo giorno si sentì un urlo straziante che attraversò le stanze. Si sentiva, da lontano, quanto imprecasse Dio e la ninna nanna cantata, ripetutamente, in lingua tedesca. Il giorno dopo, Francesco forza la porta e fa entrare l’artista che deve realizzare la maschera funerea. E sono talmente colpiti dallo strazio di questa donna, che costui mette il calco sul volto della piccola Maria Cristina, dimenticando di mettere l’olio. Per fortuna, una volta morta, la faccia non si è staccata”. In quel momento Maria Sofia svenne. Smise di parlare per molti giorni e Francesco divenne bianco: “Fa parte della natura dover accompagnare i propri genitori al cimitero, mentre non lo è accompagnarne i figli” – prosegue la giornalista de “Il Mattino” – “Maria Sofia aveva dovuto abbandonare la prima figlia e perdere, fra le sue braccia, la seconda.  Quei dolori si sedimentano nella psiche. La bimba era nata a Roma, non a casa sua. E in quella casa che doveva rappresentare la sua residenza, a Palazzo Reale di Napoli, in quei giorni nacque Re Vittorio Emanuele III, figlio di Umberto e della Regina Margherita.” La nobiltà farà a gara per andare con il nuovo “cavallo” vincente. E quelli che prima erano stati accanto ai Borbone, adesso sono con Casa Savoia. Quelle stesse persone che dieci anni prima, facevano a gara per portare doni per Ferdinando II e Maria Teresa, adesso fanno a gara per realizzare la pregiata culla del nuovo erede al trono. A seguito della presa di Roma da parte delle truppe italiane e della dissoluzione dello Stato Pontificio, nel 1870, Maria Sofia e Francesco II si trasferiranno a Parigi, vivendo in una residenza dignitosa. Quando morirà Francesco, nel 1894, Maria Sofia continuerà a tenere viva una piccola corte borbonica, di cui facevano parte i legittimisti (quelli che avrebbero voluto il ritorno al Regno delle Due Sicilie), i papalini ( che avrebbero voluto il ritorno del Papa), i  socialisti e gli anarchici: tutte anime che avevano in comune l’odio per i Savoia. Grandissimo amico di Maria Sofia fu anche Enrico Malatesta, il più famoso e pericoloso anarchico. Giolitti, fino al 1914,la farà tenere sotto controllo, perchè fu accusata di essere stata la mandante dell’omicidio di Umberto I di Savoia e  perchè  fu incriminata per aver finanziato uno sciopero nel 1998. Ma lei volle circondarsi di tutti quei nemici dei Savoia, perchè desidera vendicarsi, riprendendosi quella dignità calpestata da quelle foto diffuse, all’epoca, dai filopiemontesi e che non perdonò mai, fino all’ultimo istante della sua vita. Quando, nel 1914, la Francia la allontanerà perchè lei sta dalla parte dell’Austria, risultando persona non più gradita, Maria Sofia rientrerà a casa sua che, nel frattempo, era diventata della Deutsche Bank. E lì, intratterrà la corrispondenza con una giovane pronipote, Maria Josè, figlia del Re del Belgio, la cui madre era legata alla sua famiglia. Maria Josè era appassionata di letteratura e aveva studiato a Firenze. Un giorno Maria Josè va a trovare la vecchia zia e le confessa. ” Sono stata fidanzata con Umberto II”, scatenando la reazione di Maria Sofia, che cova ancora la vendetta, per non essere stata avvisata.” Che tu non abbia a pentirti” – disse Maria Sofia alla pronipote – “Perché, si tratta di quelli che hanno tolto a noi il regno”. E quell’esilio che lei dovette subire, capitò anche a loro. Ai Savoia.

Ritroviamo Maria Sofia sui campi di battaglia, nel 1917, a Monaco di Baviera, quando va a cercare i soldati italiani che parlano napoletano, con cui ha deciso di condividere i disagi della guerra. E questi che, sorpresi, le chiedono: “Come mai cerca noi?”. E lei che gli risponde: ” Sono stata un tempo accolta, meravigliosamente, nella vostra terra e devo restituire ciò che mi è stato dato”. 

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