Musep, la memoria storica della scuola

L’importante contributo alla conoscenza della storia della scuola italiana e del processo storico di scolarizzazione avvenuto in Molise, ogni giorno a disposizione del pubblico, grazie al Museo della Scuola e dell’Educazione Popolare dell’Unimol

Dopo la proclamazione del Regno d’Italia, avvenuta il 17 marzo 1861 e che sancì la nascita del nuovo Stato unitario italiano, la scuola divenne, per la prima volta obbligatoria e gratuita (limitatamente all’istruzione elementare), grazie alla Legge Casati, del 1859, che istituì una scuola elementare articolata su due bienni, il primo dei quali obbligatorio e gratuito e presente solo in alcune città. Un censimento del 1871 fece registrare un peggioramento dell’analfabetismo rispetto alla situazione preunitaria, per cui la legge Coppino, del 1877, portò la durata delle scuole elementari a 5 anni, estendendo l’obbligo ai soli primi 3 anni delle elementari. La Legge Orlando, nel 1904, prolungò, quindi, l’obbligo scolastico fino ai 12 anni, introducendo i corsi popolari (classe quinta e sesta) appena dopo le elementari, mentre la scuola media unica, gratuita e obbligatoria per tutti i 14 anni, si realizzerà, molto più tardi, nel 1962, con la Legge 1859, entrata in vigore nel 1963.

Il Museo della Scuola e dell’Educazione Popolare presente all’interno della Biblioteca dell’Università degli Studi del Molise, a Campobasso, aperta al pubblico tutte le mattine, nei giorni infrasettimanali e consultabile anche il sabato e la domenica, su prenotazione, racconta questa storia:  la storia della scuola italiana ed in particolare l’impatto e l’evoluzione che l’organizzazione di questo processo di scolarizzazione, avviato ai tempi dell’Unità d’Italia, conobbe, dapprima, nell’originaria provincia di Molise, dove l’analfabetismo registrò, in alcune zone, fino all’86% della popolazione, preoccupata di non sottrarre forza lavoro utile a garantire il lavoro nei campi.

Attraverso i suoi pannelli espositivi, gli articoli di stampa, le foto d’epoca, le antiche suppellettili scolastiche, il Musep dell’Unimol mira a focalizzare l’attenzione sulla realtà molisana, durante il suo processo di scolarizzazione avvenuto a seguito dell’Unità d’Italia, estrapolandolo da una narrazione storiografica più nota, che ha dato sempre priorità agli obiettivi ed agli esiti dell’unificazione nazionale come prioritario problema della costruzione dell’identità nazionale, con progetti che partivano, sempre, da Roma, perdendo di vista il contatto con la specificità delle realtà locali.

Il Museo della Scuola e dell’Educazione Popolare dell’Unimol, presente nella Biblioteca, si rivela un suggestivo viaggio nel tempo e nella memoria che ha caratterizzato la presenza dell’istruzione e del diffuso processo di scolarizzazione avvenuto in Molise, nei secoli scorsi grazie all’impegno dei Comuni, ricordandoci, attraverso alcune mappe, come la produzione culturale fosse difforme nel territorio e più matura, per esempio, in alcuni centri come Agnone e Larino, agli inizi del Novecento. Il Musep ci ricorda, inoltre, attraverso una serie di documenti, libri ed antiche stampe, la presenza illuminante di alcuni illustri educatori molisani come il riccese Berengario Galileo Amorosa; l’insegnante, poeta e saggista fossaltese Eugenio Cirese; il professore universitario e pedagogista frosolonese Giovanni Antonio Colozza. Nell’esposizione museale,  sono inoltre ricordati alcuni dei pedagogisti che diedero una svolta significativa all’evoluzione della didattica, come Maria Tecla Montessori, Don Lorenzo Milani, Alberto Manzi. Ed una serie innumerevole di libri di testo scolastici, nonché di riviste per l’infanzia come “Il Corriere dei Piccoli” all’interno di un’ ambientazione espositiva caratterizzata dalla presenza di oggetti vintage, antichi proiettori, banchi scolastici logori, antiche cartelle, cestini e  da tutti i materiali utilizzati per disegnare, dipingere e per la conoscenza di materiali e lavorazioni, utilizzate dagli scolari, nei primi del Novecento.

“Il Museo nacque nel 2013, all’indomani di una Mostra allestita in occasione dell’anniversario dei 150 anni della Storia d’Italia” – ci ha spiegato il Direttore del Musep, Alberto Barausse, in Molise dal 2000, originario di Roma e Professore ordinario di Storia della scuola e delle istituzioni educative dell’Università degli Studi del Molise, dal 17 dicembre 2015 – “nella circostanza di tale anniversario, l’Università degli Studi del Molise si trovò impegnata a valorizzare l’ambito tematico della scuola, per mettere in luce quanto il suo ruolo si fosse rivelato importante in relazione  alla storia sociale e culturale dell’Italia contemporanea. Allestimmo, quindi, un percorso all’interno della Biblioteca dell’Università, per rivolgerci ad un pubblico non specialistico. Ed il modello da attivare ci venne suggerito dall’esperienza già maturata in Spagna, da altre università e istituzioni museali con le quali si erano allacciati intensi rapporti di collaborazione. Da quell’evento in poi, l’area museale divenne permanente e fu arricchita da ulteriori sezioni, materiali, collezioni ottenute grazie ai meccanismi di partecipazione attiva della gente locale che iniziò a donare di fondi librari, quaderni scolastici, oggetti conservati in casa, pennini antichi, insieme a tanta altra oggettistica, precedentemente, conservata da tante scuole che, per ragioni di spazio e di sicurezza, se ne dovettero liberare”.

Al professore Barausse abbiamo chiesto quando nacque la Biblioteca dell’Unimol, nella quale si inserisce il Museo della Scuola e dell’Educazione popolare (Musep) e quali partnership abbiano concorso alla sua costruzione.

“Il Museo nasceva all’interno dell’area della Biblioteca che fu istituita negli anni ’90, nell’ambito dei numerosi progetti di sviluppo immobiliare che il Rettore dell’epoca, Giovanni Cannata, portò a termine, per poter far fronte alla crescita di domanda di istruzione superiore che proveniva anche dalle regioni limitrofe. Strategica, per la nascita del Museo, si rivelò la collaborazione con i centri di ricerca e con alcune realtà museali europee come quelle presenti in Spagna e in Paesi extraeuropei come il Brasile, che ci ha consentito di valorizzare e di arricchire un patrimonio culturale diverso e meno conosciuto rispetto a quello tradizionalmente più diffuso come quello archeologico e quello storico artistico, attraverso quei beni culturali prodotti dalle scuole negli ultimi due secoli, durante l’affermazione degli Stati nazionali. La collaborazione si  è tradotta, nel tempo, nella condivisione di lavori di carattere scientifico, che hanno reso il Museo utile sia come luogo di partecipazione che di ricerca, per poter comprendere lo sviluppo sociale e culturale, sia nazionale che transnazionale. Basti pensare, ad esempio, all’importante funzione dei primi libri di lettura dei figli di emigrati in America latina e come la circolazione e distribuzione dei libri di testo, di quaderni e di materiale scolastico sia servita ad alimentare il senso di appartenenza, nel contesto dell’emigrazione. Le partnership hanno consentito di ampliare la ricerca scientifica a pubblici diversi e l’accessibilità a diverse fasce della popolazione”. 

In che modo l’era caratterizzata dalle innovazioni come quelle dettate dalla digitalizzazione, ha influito sullo stile comunicativo delle vostre informazioni museali?

“Il processo di digitalizzazione ha camminato in maniera parallela, per essere funzionale sia allo sviluppo della ricerca che all’incremento delle forme partecipative dei vari tipi di pubblico. Per quanto riguarda la ricerca, stiamo riflettendo, in questo periodo, sulla possibilità di disporre di un catalogo digitale delle collezioni. Dietro ogni oggetto c’è un lavoro di schedatura che da un lavoro iniziale di catalogazione cartacea dovrebbe essere trasferito su piattaforme che siano accessibili ad un pubblico di ricercatori, studiosi, appassionati, perché possano accedere, direttamente, alle fonti del patrimonio storico scolastico. Il tema della digitalizzazione si sta rivelando importante per comprendere quali forme innovative possiamo introdurre nella gestione e valorizzazione del Museo, per consentire l’accesso ad un pubblico non specialistico che non può, fisicamente e materialmente, accedere alle informazioni. E la digitalizzazione diventa utile, inoltre, a introdurre stimoli innovativi che possano far evolvere le pratiche didattiche. Per esempio, è nato un esperimento con la scuola D’Ovidio di Campobasso, attraverso il quale è stato introdotto un robot che aveva una funzione di cerniera e di mediazione fra le collezioni museali, all’interno di un gruppo di studenti di una classe che non poteva muoversi dalle aule della scuola. L’uso del robot ha consentito a questi gruppi di studenti di poter partecipare alle attività di carattere laboratoriale che il Museo aveva promosso, grazie alla funzione di mediazione esercitata dal robot, che non ha inibito quella dimensione ludico-laboratoriale che rappresenta un forte elemento di aggregazione delle giovani generazioni. Gli attuali strumenti di innovazione tecnologica favoriscono l’incremento partecipativo e la democratizzazione dell’accesso alla conoscenza delle realtà del patrimonio. Inoltre, un ulteriore elemento di innovazione tecnologica a disposizione del museo è quello legato alla ricerca di forme di comunicazione, con cui gli attuali strumenti innovativi della realtà digitale, accessibili direttamente dal sito, come i podcast e gli audio zoom, concorrono a generare un ulteriore tassello comunicativo per poter accedere facilmente al ricco e articolato patrimonio delle collezioni. Anche per il futuro, vorremmo perseguire l’idea di un museo innovativo, mantenendo sempre alto il livello dei linguaggi e degli strumenti che le nuove tecnologie mettono a disposizione”.

Le attività del Museo della Scuola e dell’Educazione popolare (Musep) sono coordinate dalla prof.ssa Rossella Andreassi, docente a contratto dell’Unimol, di Teoria e Storia della Letteratura per l’Infanzia, nonchè Responsabile del Settore Risorse del Patrimonio Museale e Culturale dell’Unimol e del Centro di ricerca Ce.S.I.S. A lei abbiamo chiesto notizie sulla struttura organizzativa del Musep e sulle sue attività.

“Il nostro Museo, che è aperto tutte le mattine, nei giorni infrasettimanali, ed anche il sabato e la domenica (su prenotazione), si rivolge a tutta la popolazione. Abbiamo, sempre, cercato di differenziare la nostra proposta culturale per poter intercettare le esigenze dei differenziati tipi di pubblico, a partire dalla scuola dell’infanzia fino alle scuole superiori. Il nostro lavoro si avvale. costantemente, della collaborazione di volontari, come studenti, dottorandi, tirocinanti e di membri del servizio civile che, negli anni, hanno garantito una presenza giovane, partecipe, operativa, che ha aiutato a portare avanti le iniziative. Gli studenti universitari sono attivi fruitori del Museo per scopi di ricerca e per l’apprendimento delle metodologie didattiche e museali. Vengono a trovarci, inoltre, le scolaresche. I genitori che accompagnano i figli. Gli anziani. Condividiamo progetti con Associazioni private ed abbiamo spesso avvicinato la popolazione più anziana, che ha la possibilità, attraverso il Museo, di riscoprire la memoria ed il proprio passato, divenendo a sua volta preziosa fonte di informazione storica, come accade con l’attuale progetto “Memorie di Scuola” che, da alcuni anni, il Museo condivide con il Centro di Ricerca Ce.S.I.S., realizzando una collana di documenti, audiovisiva, che raccoglie le testimonianze orali di maestri, alunni, insegnanti, dirigenti scolastici in pensione utili a preservare la nostra memoria storica”.

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