La raccolta del poeta ingegnere molisano, Francesco Corrado Colagiovanni, nell’appuntamento conclusivo della quinta edizione della Campagna Letteraria “Vincenzo Ferro”


Ritorna al centro dell’attenzione la figura femminile idealizzata, come quella cara al Dolce Stil Novo e divenuta donna “angelo” della Vita Nova di Dante, poi terrena e tormentata nel “Canzoniere” di Francesco Petrarca e passionale soggetto di desiderio nel Decameron di Boccaccio, nei versi dettati dalla sensibilità “trecentesca” del poeta contemporaneo Francesco Corrado Colagiovanni, ingegnere aeronautico (classe 1949), molisano originario di Baranello, che oltre a coltivare la passione per il disegno e la pittura, ha cominciato a scrivere poesie, fin da quando aveva 10 anni, una volta rientrato a Baranello, con il padre, che sarebbe morto l’anno successivo, dopo l’esperienza di vita maturata in Venezuela.
Le fabbriche come il Pastificio “La Molisana” dimostrano come sia possibile fare cultura in fabbrica, mentre sono attive, 24 ore su 24, le sue 11 linee di produzione, aprendo, contemporaneamente, le porte alla presentazione di libri, con frequenza quindicinale, come è accaduto anche quest’anno, per la quinta volta, con la Campagna Letteraria “Vincenzo Ferro” 2025-2026, conclusasi venerdì pomeriggio, 5 giugno, con l’ultimo appuntamento: un viaggio poetico nel sublime universo incantato del poeta Colagiovanni, declamato brillantemente, attraverso la lettura di alcuni versi estratti dal libro “Donna” di Naria Edizioni, dalla professoressa Carmela di Soccio e dalla giornalista, conduttrice dell’incontro-intervista, Michaela Marcaccio.
Il poeta Francesco Corrado Colagiovanni, originario di Baranello, dopo la laurea a Napoli in Ingegneria Aeronautica a Napoli, e finito il periodo militare, fu assunto come sviluppatore di microchips ad Agrate Brianza, dall’attuale St. Microelectronics. Successivamente, realizzò analisi e programmi di software di ingegneria civile e gestione, contabile ed amministrativa, per centinaia di aziende ed Enti pubblici. Per venti anni ha lavorato come responsabile del sistema informativo ed informativo del Comune di Campobasso, contribuendo all’informatizzazione di numerosi enti pubblici italiani (occupandosi, in ambito nazionale, di realizzazione della carta d’identità elettronica, votazione elettronica e progetti europei). Per 8 anni, è stato Responsabile del Sistema Informativo Sanitario della Regione Molise, curando progetti nazionali ed europei, tra i quali la tessera sanitaria ed il fascicolo elettronico. Oggi è consulente per la Sicurezza sui luoghi di lavoro, per le problematiche della Privacy e informatiche.
Nel suo libro “Donna”, che non è dedicato a una sola donna, ma alle tante donne, a vario titolo, incontrate durante la sua vita, figurano oltre 120 poesie, frutto di una fertilissima vena poetica ispirata dal “cuore gentile” di un uomo profondamente innamorato dell’universo femminile, intento a immortalare attimi di vita, esperienze, incontri chiamati a descrivere emozioni e sensazioni, tutte le volte che costui ha stabilito un rapporto empatico con una rappresentante del mondo femminile, a partire dalla moglie, la nuora, la nipotina, o quando cerca di riscoprire l’antico amore di una coppia di anziani, al tramonto, o quando racconta le donne attraverso la loro professione, per descrivercene le infinite sfaccettature. Ogni poesia, spesso associata ad un disegno a matita, è una storia e una donna a sé. Ma la donna non appare tanto fisicamente, quanto smaterializzata. La donna è immaginata e narrata al lettore attraverso un’ atmosfera: un universo di emozioni, che non perdono mai di vista il contatto con la natura. Lo stile poetica è immaginifico. Le sue parole affascino e i versi, misurati con il rigore dell’ingegnere, sembrano cercare, puntualmente, l’armonia, la dolcezza, l’amore. Non c’è un Dio raccontato, o meglio Dio è nell’anima dell’autore e gli detta le poesie più belle. Ma c’è una poesia, “Ateo”, che pone l’interrogativo: “Dove sei Dio di ogni religione? Siamo tutti come le anime perse abbandonate al mondo e a noi stesse, ferme in attesa all’ultima stazione”. E che si conclude proiettandoci davanti ad un bivio, fra la constatazione del libero arbitrio e la scelta di imporsi uno schema, attraverso un credo religioso.
L’autore molisano della rassegna di poesie “Donna”, di Naria Edizioni che, in aggiunta al libro, ha donato ai presenti convenuti anche una cartellina con i suoi ritratti, disegni e poesie, ha cominciato ad accostarsi alla poesia, fin dalla prima adolescenza, grazie al contatto con una maestra, Lina Mastropaolo, che aveva l’abitudine di pubblicare poesie all’interno di un sito web di poesie, di rilevanza nazionale, nel quale lui si iscrisse con lo pseudonimo di “Anima frattale” ( a simboleggiare la sua versatile intelligenza, sia emotiva che matematica), mentre la passione per il disegno e la pittura nasce dagli stimoli provenuti dalla conoscenza di Alfredo Pizzanelli (1911-1981), un pittore poco noto di Baranello. Ma il poeta e pittore Colagiovanni è, fondamentalmente, sempre stato un artista autodidatta, che, quando studiava al Liceo Scientifico “A. Romita”, di Campobasso, anziché disegnare, realizzava quadri, di cui c’è traccia ancora oggi, nell’istituto.
“Come si concilia la forma mentis dell’uomo del rigore e dei numeri con l’animo poetico? ” – ha chiesto Michaela Marcaccio all’autore della rassegna poetica “Donna”.
“Accade perchè analizzo le cose. Perchè sono portato a vivere i sentimenti e ad analizzarli. Le poesie si scrivono di getto, magari, mentre sei in viaggio. Prendo spunto da piccole cose. Basta una parola o una sensazione per ispirarmi. Ma poi, provvedo, appena dopo, a conformarle al rispetto della metrica ed alle norme, che possono essere infinite”.
“Quanto tempo Le occorre per scrivere una poesia?” – chiede la giornalista Michaela Marcaccio.
“Mi basta un’oretta” – risponde il poeta Colagiovanni” – e poi ci ritorno sopra, a mente fredda, per limare la metrica”.
“Nel libro ci sono poesie dedicate alle nipoti. Cosa rappresentano per Lei questi rapporti familiari?” – chiede Michaela Marcaccio, all’ingegnere Colagiovanni.
“Chiunque può vivere l’esperienza del rapporto con i nipoti e penso che l’entusiasmo sia naturale. Sono le nipoti che ti danno la carica e ti vengono incontro. Nel mio caso, le sto educando alla conoscenza della pittura, dell’elettronica, dell’elettricità, cercando di tramandare la mia esperienza”.
“La poesia ci può dare speranza?” – chiede Michaela Marcaccio all’ospite della Campagna Letteraria “Vincenzo Ferro”.
“Dovrebbe. Ma bisogna recepirla. Oggi, invece, si sta perdendo il gusto di leggere. La poesia va letta. Il computer è uno strumento e non il fine. Ci stiamo rovinando appresso all’informatica, che aiuta e che è uno strumento utile. Ma la poesia richiede la lettura e, con essa, il foglio e il piacere dell’odore della carta ” – ha risposto Colagiovanni.
“Oggi esiste l’intelligenza artificiale. E, nella mia esperienza, dico sempre ai giovani che l’intelligenza è solo un copilota. Mentre il pilota è l’Uomo”, riflette la giornalista Michaela Marcaccio.
Non tarda ad arrivare la risposta dell’ingegnere: “Stiamo vivendo un periodo di transizione. Siamo nella fase delicata in cui si sta partendo con la nuova esperienza dettata dall’IA. Se sbagliamo a gestirla e non riusciamo a fissare delle regole, ci danneggerà. Perchè, già come accade con Google, l’IA ci sta togliendo la capacità di ragionare. Ci stiamo abituando a delegare tutto. Ed oggi può essere utile delegare il montaggio di un’apparecchiatura o aiutare un medico a fare un’operazione chirurgicamente precisa, ma il medico ci vuole. L’intelligenza artificiale è un contenitore di dati di tutto quello che è già stato scritto e accertato ma che non potrà creare ed inventare il nuovo. E’ vero, l’IA oggi scrive anche le poesie. Ma gli manca l’anima dell’Uomo. E speriamo che non ci travolga”.
Gli ha fatto eco, nel corso dell’intervista, un intervento provenuto dal pubblico presente in sala, dalla giornalista Vittoria Todisco che ricorda un film di Alberto Sordi, del 1980, “Io e Caterina”, nel quale la badante, rappresentata da un robot, si umanizzò talmente dal prendere, gradualmente, il sopravvento sul suo datore di lavoro, fino a chiuderlo in casa: “Oggi corriamo il rischio di diventare degli strumenti in mano ad un modernismo che non esiste” – ha concluso il suo intervento, la giornalista.
Infine, Michaela Marcaccio, ha chiesto a Colagiovanni un parere sull’evoluzione del giornalismo. Su come siano cambiati il giornalismo e la figura del giornalista.
“Oggi non è un vero giornalismo, perchè è troppo legato all’editore di turno ed alla linea politica. Ogni volta che leggo un quotidiano e li leggo tutti, da quelli di Destra a quelli di Sinistra, per farmi una mia idea, devo sempre cercare di capire chi c’è dietro. Non so mai chi dica qualcosa di vero. Spesso i giornalisti esasperano i toni o travisano. Si è perso il giornalismo d’inchiesta puro. Il Premio Pulitzer di oggi non è più quello prestigioso di una volta”.
Tra le poesie di Francesco Corrado Colagiovanni, presenti nel libro “Donna”, c’è un’emozionante poesia, “Donna sola”, che esprime il valore prezioso dell’ abbraccio: ” Stringimi più forte e più forte abbracciami/fammi sentire battere il tuo cuore/stringimi, prendi un po’ del mio dolore/parla dolcemente, ma con me rimani…”, con il quale l’autore parla della sofferenza della donna. Una sofferenza interiore che tarda a venire fuori, esprimendosi, per farsi aiutare.
“La mia poesia è dedicata alle persone che soffrono. Si tratta di una sofferenza interiore, molto diffusa, che le migliaia di amici che abbiamo sui Social, non possono lenire. Si esce di casa e non si parla. Molti soffrono e non hanno il coraggio di parlare, esteriorizzando i propri sentimenti. Spesso il malumore è figlio della crisi delle famiglie. Sempre più spesso allargate. E dello smantellamento dei punti di riferimento educativi di un tempo, come quelli che provenivano dalla scuola, dalla religione, dalle istituzioni della giustizia. Forse perché viviamo una società in declino”- ha concluso l’autore del libro di poesie “Donna”.










