Grazie ai Maestri Antonio e Alessio Colasurdo scopriamo la vita e le opere di uno dei più grandi innovatori della musica sacra del XX Secolo: “Un uomo maiuscolo che non cedeva alle mode”

Il Concilio Vaticano II, indetto da Papa Giovanni XXIII e concluso da Paolo VI, fra il 1962 ed il 1965, rappresentò una svolta epocale per l’aggiornamento della Chiesa cattolica rispetto alle istanze moderne, dando vita ad importanti riforme nella liturgia, attraverso un rinnovato dialogo con il mondo contemporaneo. Il Concilio introdusse le lingue volgari (nazionali), parlate, nella celebrazione della Messa, al posto del latino utilizzato fino ad allora, per rendere più comprensibile e partecipata la liturgia. Riscoprì, inoltre, il canto popolare. Promosse la libertà religiosa e la giustizia sociale. Sottolineò l’importante ruolo dei laici, ridefinendo la Chiesa come “Popolo di Dio” e “Mistero di Comunione”. E produsse importanti ripercussioni anche nella musica liturgica. Tra i maggiori artefici di questo processo innovativo che riguardò l’ideazione della musica sacra, postconciliare, per organo e/o harmonium, ci fu un molisano, Don Nicola Vitone, un educatore e sacerdote salesiano cresciuto fino a 9 anni, a Sepino, in provincia di Campobasso, dove nacque l’11 Marzo 1913, prima di trasferirsi a Castellammare di Stabia: quinto degli otto figli di Maria Isabella Cornacchione, vissuta fino a 94 anni e di Beniamino Alessandro Vitone, un maestro elementare e musicista dilettante vissuto fino a 109 anni. Nella Congregazione dei Salesiani di Castellammare di Stabia, Nicola Giuseppe Vitone, si distinse già in tenera età per il talento musicale, divenendo voce bianca solista nella Cappella dell’Istituto, fino ad accompagnare, all’harmonium, le funzioni religiose della stessa, preparando alcuni compagnetti per le celebrazioni.
Chi si è accorto e ha dato luce a questa illustre figura molisana, alla quale sarà intitolato, presto, l’Auditorium presente all’interno della “Città della Città”, in corso Bucci a Campobasso (come annunciato dalla Presidente della Commissione Toponomastica comunale presente all’interno della Commissione Cultura del Comune di Campobasso, Giovanna Viola, nel corso del tradizionale appuntamento con la “Campagna Letteraria Vincenzo Ferro” svoltosi sabato scorso, 11 Aprile), è il Maestro Antonio Colasurdo (da molti anni Direttore del Coro e dell’Orchestra della Settimana Santa, a Campobasso) con il figlio Alessio. La pubblicazione da costoro curata: “Don Nicola Vitone. Il Maestro di Sepino. La vita e le opere”, di Edizioni Carrara, rappresenta il frutto di un meticoloso lavoro di ricostruzione storica che si divide in tre parti. Nella prima parte, c’è la biografia di Don Nicola Vitone. Nella seconda ci sono tutti gli insegnamenti che ha elargito attraverso gli scritti. E nella terza parte, c’è il ricco catalogo delle sue opere, impressionante per la vasta produzione musicale rievocata.
L’ispirazione del libro di Antonio ed Alessio Colasurdo nasce grazie al lavoro di organista svolto da Antonio Colasurdo in Cattedrale, a Campobasso, a seguito della realizzazione del nuovo organo a canne avvenuta il 5 dicembre 1993, realizzato anche grazie al contributo del compianto imprenditore Vincenzo Ferro. Circolava, all’epoca, un manoscritto con la partitura di un’opera musicale di complessa lettura, già nota al Maestro Antonio Colasurdo, per la segnalazione provenutagli da padre Agostino Campanozzi (Parroco di Sepino, sul finire degli anni Ottanta) e che costui si ritroverà a ricevere dalle mani del compianto Don Armando Di Fabio, Maestro di Cappella e Vice Parroco della Cattedrale, per essere chiamato a studiarla e ad eseguirla. Il manoscritto si chiama Saepinum ed è un trittico composto da Don Nicola Vitone nel 1969, in occasione del centenario della Traslazione delle Reliquie di Santa Cristina, patrona di Sepino, che il Maestro Colasurdo divulgherà, attraverso una pubblicazione, nel 2000, con la collaborazione delle Edizioni Carrara di Bergamo, in quel Nord Italia dove la figura del “Maestro di Sepino” era già, maggiormente, conosciuta. Il materiale di ricerca compiuto, successivamente, dal Maestro Antonio Colasurdo e dal figlio Alessio, proverrà dalle più disparate città italiane: Roma, Frascati, Bari, Novara, Bologna.
“La duplice figura di sacerdote e di musicista ci ricorda il legame inscindibile, nella relazione con Dio, tra musica e preghiera e ne è la prova, non solo, la sterminata produzione di musica sacra di Don Nicola, ma il fatto stesso che non c’è liturgia senza la musica e il canto”, scriverà Don Michele Tartaglia, Parroco della Cattedrale di Campobasso, nel nuovo libro di Antonio e Alessio Colasurdo “Don Nicola Vitone. Il Maestro di Sepino. La vita e le opere”, ricordando quanto sia funzionale la musica rispetto all’esperienza spirituale di chi sceglie di entrare in contatto con Dio.
Sulla stessa lunghezza d’onda di queste parole è arrivato l’intervento dell’Arcivescovo metropolita di Campobasso. Boiano, Biagio Colaianni, che, nel corso della presentazione del libro, nel salotto letterario del Pastificio “La Molisana”, ha sottolineato il coraggio dell’innovazione prodotta dal “Maestro di Sepino”, che rese la musica più popolare, accessibile alla gente e ai giovani, pur mantenendola ancorata al sobrio servizio della liturgia, perché divenisse preghiera e valore da innalzare a Dio.” La musica deve poter raggiungere la mente, il cuore e l’anima delle persone” – ha detto il Monsignor Colaianni, nel corso dell’incontro nella sede del Pastificio “La Molisana”, coordinato da Michaela Marcaccio -” La musica rappresenta una delle vie, attraverso le quali, l’anima si eleva al cielo. E quando è, facilmente, fruibile diventa patrimonio di tutti e rimane nella storia. E’ un servizio reso dalla musica, per aprire gli animi e i cuori a Dio, favorendo un ascolto più attento della liturgia, di cui c’è particolare bisogno, di questi tempi”.
La limitata fama attuale del Maestro Don Nicola Vitone non rende giustizia alla sua levatura di uomo, sacerdote salesiano, artista, educatore. Il libro di Antonio ed Alessio Colasurdo è un sussidio utile alla riscoperta di un musicista, divenuto sacerdote nel 1939, che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della musica liturgica pre e postconciliare del ventesimo secolo. Don Nicola Vitone, come ha avuto modo di ricordare il maestro Antonio Colasurdo, non era soltanto musicista (peraltro, l’unico molisano, fino agli anni Settanta, ad aver composto per organo ed harmonium, musiche liturgiche, sia pre che postconciliari, secondo uno stile originalissimo, sia su due che su tre pentagrammi), ma era una persona di cultura, a 360 gradi. E sarebbe riduttivo anche definirlo soltanto una “persona di chiesa”, con quel titolo onorifico “Don” che ne limita le qualità (come ha detto il giovane Maestro Alessio Colasurdo). Don Nicola era un educatore che sentiva la musica come una missione che non poteva prescindere da esigenze pedagogico-didattiche. Laureato in Filosofia, con studi severi al Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma e, per il Canto, al Seminario Maggiore Romano. Don Nicola Vitone si diplomò in Composizione, con il noto compositore Virgilio Mortari, al Conservatorio di Musica Santa Cecilia di Roma. E fu compagno di studi del celebre compositore Ennio Morricone, per divenire, più tardi, costante punto di riferimento professionale di Nino Rota, uno dei più prolifici compositori della storia del cinema.
Don Nicola componeva di notte, a Castellammare di Stabia, non solo musica liturgica, ma anche opere teatrali per gli studentati teologici. Insegnò, inoltre Musica e Direzione di Coro in diversi istituti della Congregazione Salesiana. E Musica Folkloristica, con i testi curati in collaborazione con il fratello Renato, docente nel Liceo Classico di Campobasso. Fu, quindi, docente di Armonia e Musicologia alla Scuola Diocesana di Musica Sacra a Bari, dove fu, anche, organista, compositore virtuoso al servizio della musica e dell’Altare, nella Basilica del Redentore, ispirando alcuni giudizi del famoso organista italiano Giancarlo Parodi, che ne testimoniò le qualità di ottimo improvvisatore, più che di concertista, oltre a segnalarlo come “un uomo maiuscolo”.
Il compianto Vincenzo Ferro fu allievo di Don Nicola Vitone e, quando, nel 1993, fu installato l’organo a canne da lui donato alla Cattedrale, Don Armando consegnò all’organista Antonio Colasurdo il manoscritto con la partitura complessa ricevuta da Don Nicola Vitone (oggi riconsegnata alla Parrocchia di Sepino), ricordando l’augurio e la raccomandazione che fosse eseguita in chiesa, appena avesse avuto a disposizione un organista in grado di farlo: sorte spirituale toccata al Maestro Antonio Colasurdo, che, ancora oggi, ne percepisce il valore.
Nel corso dell’incontro svoltosi sabato al “La Molisana”, Michela Marcaccio chiede ad Alessio Colasurdo, coautore del libro con il papà Antonio, come sia iniziato il suo “incontro” con la musica di Don Nicola Vitone.
“Ci fu l’occasione di un concorso” – risponde Alessio Colasurdo – “si cercava un brano contemporaneo e, nel corso della mia ricerca in biblioteca, fui colpito da una Corale di don Nicola Vitone. Fui incuriosito da quest’ autore che non conoscevo, chiedendomi come avrebbe reagito la Giuria. Da quel giorno l’approfondimento sulla vastissima produzione musicale di Don Nicola è stata una mia continua scoperta e uno stimolo da divulgare ai tecnici del settore interessati dalla partecipazione a concerti e concorsi”.
Tra il folto pubblico presente all’incontro svoltosi presso “La Molisana”, c’erano, tra gli altri, anche i sindaci e i parroci di Sepino e di Morrone del Sannio (terra di origine della famiglia Colasurdo). E c’era, anche, Beniamino Vitone, nipote diretto di Don Nicola, che celebrò le sue nozze e che costui rincontrò a Frascati, dove visse gli ultimi anni della sua vita, osservandolo, mentre ascoltava un disco dei Beatles. Al suo stupore, lo zio Nicola rispose:” Dopo il Concilio la musica sacra, pur rimanendo tale, deve aprirsi alla contaminazione con quella più popolare, per essere più accessibile alla gente. Questo Concilio ha rivoluzionato, per sempre, la Chiesa..”.
Il Maestro Antonio Colasurdo ha ricordato, nel corso dell’incontro, quando l’organista Giancarlo Parodi, che l’amico Don Nicola chiamava “barbetta”, per la caratteristica peluria del volto, venne a suonare a Campobasso, nella Chiesa di Sant’Antonio di Padova, negli anni 80 e quando lo ritrovò, in occasione di un convegno internazionale a Novara, in quel Nord Italia dove Vitone era maggiormente conosciuto e dal quale, pervengono, a Colasurdo, ancora oggi, oltreché da Paesi come la Svizzera, la Francia, il Portogallo, dalla Svizzera puntuali richieste di informazioni sulla produzione musicale del compianto sacerdote, musicista e insegnante sepinese.
Alessio Colasurdo ha, dunque, spiegato, nel corso dell’intervista di Michaela Marcaccio, alcune delle caratteristiche dello stile dei brani, caratterizzati, sempre, da una spiccata attenzione alla melodia ed all’armonia. ” Lui dispone di tutto il materiale musicale e lo plasma in funzione di ciò che gli occorre “- ha dichiarato il giovane Alessio Colasurdo – “dal punto di vista compositivo, tutto è ben ponderato e calibrato. Tutto deve essere colto. Ed è particolarmente stretto ed efficace il connubio tra il compositore e l’esecutore, al momento dell’arrivo, in cui tutto risulta godibile, toccante e convincente. Don Nicola non ha mai ceduto alle mode, non si snaturava. E’ stato, sempre, fortemente identitario nel suo credo, anche dal punto di vista estetico. Credeva fortemente in ciò che componeva e professava. E andava dritto per la sua strada, coerente con la sua identità. Quella di cui, noi musicisti, spesso difettiamo. E che invece lui aveva, in abbondanza. Sia come essere umano, che dal punto di vista dello stile musicale”.
Michaela Marcaccio ha proseguito la sua intervista, chiedendo al Maestro Antonio Colasurdo, quale fosse il rapporto di Don Nicola Vitone con i giovani.
“Don Nicola, che fu uno dei papabili per la direzione della Cappella Sistina, fu, altresì, un grandissimo educatore, con un’attenzione incondizionata nei confronti dei giovani, dopo che lui aveva vissuto una gioventù particolarmente contrastata dai suoi superiori” – ha risposto Antonio Colasurdo, attuale direttore dell’ Orchestra “Michele De Nigris” e del Coro “Don Armando Di Fabio”- “Ho raccolto, per esempio, la testimonianza di uno dei suoi ultimi allievi, dalla veneranda età, Giuseppe Lucca, residente a Perugia, che fu testimone delle numerose tensioni che riguardarono il rapporto con Monsignor Bartolucci, particolarmente fedele alla Messa pronunciata in lingua latina, mentre lui era uno strenuo difensore della lingua italiana. Dopo il Concilio, l’insegnante Don Nicola spese le più profonde energie per lavorare ad un rinnovato repertorio musicale, fornendo ai giovani il materiale su cui lavorare, sempre impegnato sugli scritti e nel dare i consigli. E, sulle orme di Johann Sebastian Bach, scrisse dei brani che definiva di “catechismo musicale”, producendo due raccolte finalizzate all’utilizzo dei giovani”.
Alla domanda di Michaela Marcaccio: “Mi puoi dare un aggettivo per definire cosa rappresenti per te la musica?”, Alessio Colasurdo ha risposto: ” E’ alessica. Nel senso che mi rappresenta. La musica è identitaria. E rappresenta anche rabbia, frustrazione, impegno” – ha proseguito, presentando Alessandro, un suo amico compositore, presente in sala, diplomato in percussioni, al quale l’impegno nel campo della composizione musicale ha cambiato la vita.
Alla stessa domanda, il Maestro Antonio Colasurdo ha risposto: “E’ difficile e limitante trovare un solo aggettivo per definire la musica. Per me rappresenta una filosofia di vita, da vivere e trasmettere agli altri. Insegnando organo in Conservatorio, cerco di inculcare, quotidianamente, la musica di Don Nicola Vitone ai miei allievi. E, nei cori, risulta sempre gratificante il ritorno del giudizio, entusiastico, da parte di coloro che ci ascoltano”.












