Al Teatro del Loto, il racconto di Angelo De Matteis con la regìa di Salvatore Tramacere intreccia sogni, canzoni e memorie della giovinezza salentina di “Mimino”

Nel dialetto pugliese, la “raggia” significa letteralmente la rabbia, la grinta, il mordente, l’intraprendenza e e la malizia. E sono quelle qualità che devi avere per emergere, quando vieni dal niente, come capitò ai giovani che provenivano dal Mezzogiorno d’Italia del dopoguerra e che spinse, nel novembre del 1947, due giovani come “Mimino” Modugno (Polignano a Mare, 9 gennaio 1928- Lampedusa, 6 agosto 1994) aspirante attore e il pittore Fernando Lomascolo, a raggiungere Roma, per realizzare, negli anni del dopoguerra, i loro sogni artistici. Qui, agli inizi, girovagarono per la città, dividendo sogni e miseria, tra espedienti quotidiani ed un futuro tutto da costruire, trovando ospitalità in un monastero, grazie all’aiuto di un compaesano. E mentre Fernando disegnava bozzetti di monumenti e paesaggi, con scarso successo, Mimino Modugno lascia le proprie fotografie dappertutto: nelle redazioni dei fotoromanzi, a Cinecittà, nella Casa Cinematografica “Scalera”, finché una mattina, alle 7.45, gli capita di bussare alla porta di Vittorio De Sica, ottenendo una lettera di presentazione che gli aprirà le porte del cinema: fu la svolta che gli permise di far parte del cast di “Carica eroica” (1952, il film d’esordio alla regìa di Francesco De Robertis), in cui interpretò un soldato siciliano che cantava una ninna nanna ad un bambino russo disperso, per farlo addormentare. Quel momento, apparentemente casuale, fu lo spartiacque fondamentale della sua carriera artistica.
L’1 e il 2 novembre 2026, il racconto “Modugno, prima di volare” è approdato al Teatro del Loto di Ferrazzano. Si tratta di una produzione del Teatro Koreja di Lecce, in scena fin dall’estate del 2024 e che quest’anno ha conosciuto i teatri di Torino, Cervignano e Trieste. Lo spettacolo, in cui spiccano le sonorità della fisarmonica e della chitarra, liberamente tratto dal libro “Io, Domenico e me” di Angelo De Matteis (Kurumuny, 2022) è interpretato dallo stesso autore del testo, insieme agli attori Emanuela Pisicchio ed Enrico Stefanelli e diretto dal regista e attore teatrale pugliese, Salvatore Tramacere.
“Modugno, prima di volare” ricostruisce la formazione di Domenico Modugno maturata a San Pietro Vernotico (Br), il paese salentino, in cui si parla un dialetto simile a quello siciliano e dove Mimino andrà a vivere fin dai primissimi anni di vita, al seguito della famiglia, dopo che il padre Vito Cosimo Modugno vinse un concorso per un impiego pubblico. E prende inizio nella piazza del Popolo di San Pietro Vernotico, nella mattina dell’8 giugno 2012, durante le riprese della fiction Rai ” Volare. La Grande storia di Domenico Modugno”, diretta da Riccardo Milani e interpretata da Beppe Fiorello, nel ruolo di Domenico Modugno e dall’attrice Kasia Smutniak, in quello della moglie.
Al centro dello spettacolo teatrale e musicale, c’è Mimino, prima che diventi celebre. E c’è la sua determinazione nel dare forma ad una vocazione che gli altri, a partire dal padre, faticano a comprendere. C’è il giovane che sognava di diventare attore, attraverso il paese che lo ha visto crescere, con i suoi personaggi. Le voci. I ricordi. Le contraddizioni.
L’arrivo della troupe della fiction su Modugno trasforma la piazza in un set degli anni Cinquanta. Automobili, insegne, costumi e comparse restituiscono al paese un passato improvvisamente vivo e a colori. Gli abitanti si riscoprono tutti legati a Mimino: amicizie, parentele, incontri ed insegnamenti si intrecciano in una memoria collettiva, affettuosa e spesso comica. Fra le testimonianze, emerge quella dell’amico pittore Fernando, che fa rivivere la precarietà, la fame e l’ostinazione di due ragazzi decisi a fare gli artisti.
All’epoca, a pochi chilometri da San Pietro Vernotico, ogni paese aveva la sua voce ed il suo orgoglio musicale: a Cellino San Marco c’erano Al Bano e Romina. A Squinzano: Nicola Arigliano e la sua band. A Zapponeta c’era Nicola Di Bari. A Monopoli, c’era Franca Raimondi, la cantante che vinse il Festival di Sanremo del 1956, con il brano “Aprite le finestre”. Mentre, la comunità di San Pietro Vernotico, nutre risentimento, invece, nei confronti di Mimmo Modugno, perché costui aveva lasciato credere di essere siciliano, senza chiarire subito le proprie origini pugliesi. E questo equivoco, alcuni compaesani lo interpretano come un rinnegamento del paese in cui era cresciuto e del dialetto da cui aveva tratto le prime canzoni. L’episodio legato all’equivoco sulle sue origini, risale al 1953, quando Modugno, studente all’ultimo anno del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, cantò davanti a Frank Sinatra la sua “Ninna Nanna”, che intrecciava il tipico canto domestico al richiamo del compratore di olive, in una trasmissione radiofonica. Il cantante americano rimase, straordinariamente, affascinato dalla “Ninna Nanna” cantata da Modugno, in quel dialetto salentino che molti scambiarono per siciliano: un equivoco che Modugno, agli esordi, accettò di alimentare, per rendere la canzone più riconoscibile e spendibile all’estero.
Ma dopo la vittoria del Festival di Sanremo del 1958, si capirà, finalmente, l’origine pugliese di Domenico Modugno, anche grazie all’atto di nascita pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Dopo quell’esperienza, sarà continuativa la collaborazione di Mimmo Modugno con la Rai.
Nello spettacolo scritto da Angelo De Matteis e diretto dal regista Salvatore Tramacere, le canzoni si intrecciano alle storie del paese: amori, figure femminili, feste, partenze e malinconia. Il tono passa dall’ironia alla commozione, fino al racconto dell’uomo emarginato, il reduce di guerra che dopo aver scoperto il tradimento della moglie, si abbandona all’alcool ed alla vita ai margini del paese. Quando arriva in piazza, la gente ride delle sue esibizioni. La morte per assideramento porta il racconto al suo esito più doloroso: quell’uomo, così visibile quando intratteneva la piazza, rimane solo quando avrebbe avuto bisogno di aiuto.
Tra gli ulteriori aneddoti rievocati nello spettacolo c’è quello di Cosimo Saracino, un amico di Modugno, elegante ed affascinante parrucchiere, particolarmente amato da una delle sorelle Fontana, celebri protagoniste dell’alta moda romana degli anni Cinquanta e che ispirerà la canzone “O sarracino” di Renato Carosone, autore che con Modugno condividerà il singolare e notevole successo registrato nel mercato americano, che li vedrà cantare in italiano e in napoletano, senza la necessità di adattare i testi delle canzoni alla lingua inglese.
La storia contenuta nello spettacolo “Modugno. Prima di volare” è l’occasione di una riflessione sull’origine e sul destino di una persona. Su quanto contino il luogo in cui si nasce, la famiglia e gli incontri. E quanto conti la forza nel seguire i propri desideri. Il ritratto che ne è emerso è quello del Domenico Modugno delle origini, immerso nella sua terra e nella vita quotidiana del paese, prima che il suo talento prendesse il volo e lo consacrasse al mito.






















