Casacalenda fra passato, presente e futuro

“Oggi abbiamo l’arduo compito della lungimiranza. Serve investire nell’asfalto, ma anche nell’identità e nella cultura di questo luogo”: le riflessioni della Sindaca Sabrina Lallitto

Sabrina Lallitto è Sindaca di Casacalenda dal 4 Ottobre 2021 (dopo un primo mandato già ricoperto tra il 2019 e il 2020).  Laureata in Comunicazione Sociale e Istituzionale all’Unimol, ha lavorato presso varie aziende, nel passato, ricoprendo funzioni direttive: nell’ambito di un punto vendita di una catena di ristorazione internazionale, nel settore dell’organizzazione di eventi e lavorando all’estero per un’agenzia di comunicazione. Da quando aveva 21 anni si è occupata di impegno amministrativo in ambito comunale, ma la passione per la politica è maturata già dai tempi del Liceo e dell’Università.

Quanto ha influito sulla tua formazione, la professione dei genitori, impiegati, da sempre, nell’ambito della pubblica amministrazione?

“Respiro pubblica amministrazione, da sempre. Quando i genitori lavoravano, le discussioni erano poco politiche e molto gestionali. Mentre mi occupavo di quella che era la politica,  avevo la fortuna di imparare i sistemi, le pratiche, le procedure della pubblica amministrazione. Conosco tutta la complessità e le tensioni generate da questo  questo tipo di lavoro”.

Quanto ha penalizzato l’essere donna e pensi che la nostra sia ancora una società, in parte, maschilista?

“Si. Lo siamo. E tendiamo a mettere sotto pressione le performance delle donne cercando di pretendere il doppio di quelle degli uomini. Noi donne che amministriamo e in tutte le categorie ci troviamo a dover lavorare il doppio, se non il triplo per essere considerate, comunque, la metà degli uomini”.

I compensi, le retribuzioni delle donne sono commisurate all’impegno?

“Nell’amministrazione pubblica non c’è differenza. Le indennità sono decise dallo Stato. La differenza si nota maggiormente negli incarichi, laddove, le donne non sono, spesso, rappresentate. Da quando c’è la Sindaca Forte alla guida del Comune di Campobasso, abbiamo constatato l’attribuzione di incarichi più importanti dati alle donne. Maria Luisa Forte è, oggi, anche Vice Presidente dell’ANCI nazionale ed è inserita in alcuni dei consessi più importanti e decisionali dei Sindaci”.

Ma le quote rosa non hanno risolto il problema della parità di genere in politica?

“Le quote rosa sono un po’ un problema. Averne bisogno ancora nel 2025 rappresenta un peso, perché ci sono donne che potrebbero ricoprire posizioni importanti, senza la necessità di essere integrate nelle quote rosa. Alla fine il circuito che si crea è a perdere, perché le donne vengono chiamate soltanto per fungere da supporto agli uomini candidati. Le quote rosa ci servono ancora per cambiare una cultura che garantisca l’equa rappresentanza in politica, nell’economia e nelle istituzioni”.

Quanto è importante, oggi, il Festival Molise Cinema, giunto alla 23ma Edizione per Casacalenda e come hai ripensato alla fisionomia della tua città alla luce delle esigenze che questo Festival, negli anni, ha richiesto?

“Un Festival che va avanti per tanti anni ha il supporto, non solo, di un’Amministrazione, ma di una storia. Riconosci un evento come parte della tua identità. Oggi non potremmo pensare più a Casacalenda senza il suo Festival Molise Cinema, ideato da Federico Pommier, 23 anni fa e che, inizialmente era solo itinerante. Dopo si avvertì l’esigenza di avere il Festival, più giorni, stabilmente a Casacalenda. Coincide con l’identità di Casacalenda, anche,  Kalenarte, ideata dall’architetto Palumbo, fondata già dal 1990 e concepita con una formula diversa, come le residenze d’Artista e con una visione che è quella di lasciare una traccia del nostro passaggio. Cosa che si fa molto poco nei Comuni”.

Come hai pensato di cambiare la fisionomia del paese in funzione di tali eventi?

“Ogni amministratore deve fare quello che gli compete. Sicuramente deve finanziare e supportare. Ma deve anche ridisegnare i luoghi in funzione di quello che è richiesto dai progetti sociali e culturali. Rivedere la scalinata di Via Fonte Pompa, ad esempio, come se fosse una sala cinema perché è li, lungo quella scalinata, che partirono le prime proiezioni, ancora prima di Molise Cinema, ha avuto il valore di restituire uno spazio che era andato quasi perduto. Il progetto è quasi finito. Abbiamo lì recuperato anche dei servizi ed una nuova piazzetta”.

Perché tu hai il sogno di una piazza, che oggi manca nel paese, vero?

“Il sogno ce l’ho e l’abbiamo anche fatta progettare. Il posto individuato sarebbe quello che oggi si chiama la Piazza dei Casacalendesi nel Mondo. Si trova al centro dei ruderi che non sono stati abbattuti, del terremoto. Nella riprogettazione del luogo c’è il desiderio di avere un’arena con dei gradoni che si apra ad un panorama straordinario, che è quello del Centro Storico. E’ difficile che un Comune possa farlo da solo, con le sue risorse, però è anche vero che tutte le progettazioni dedicate ai Comuni, sono moltissime per dissesto e pochissime per un miglioramento. Ma Casacalenda sente l’esigenza di una piazza di incontro che favorisca l’aggregazione sociale”.

Credi molto nell’Associazionismo e nelle Cooperative di Comunità. Quali sono alcuni dei progetti in corso che condividete? 

“Le Associazioni del territorio sono fondamentali perché il Comune non organizza eventi di professione ma favorisce e sostiene l’associazionismo. Abbiamo qui tante aggregazioni (es.: Molise Cinema; Kalenarte; l’Associazione di teatro “Sine Die”, collegata alla “Multimolise”, che entra in un circuito di molti Comuni accomunati dal dare vita all’arte del teatro). Ed esistono, oggi: Il teatro Flavio Bucci, da poco ristrutturato, con un fondo PNRR, la Casina dell’Unione, quella della Società Operaia, per i quali prestiamo la massima attenzione, perché offrono spazi necessari alla cittadinanza. Anche la Pro Loco sta dando tanto alle attività di aggregazione. Siamo un luogo di cooperative, anche storiche. C’è una Cooperativa che gestisce un nostro progetto di accoglienza per minori e ce ne sono altri come quella che gestisce la nostra casa di residenza per gli anziani. Però, ci aspettiamo che la Regione Molise prepari una legge quadro per le cooperative di comunità, fondamentali per sostenere i territori. Come è già accaduto, con successo, in regioni come la Puglia”.

Quali sono i Musei a Casacalenda?

“Il Complesso museale che vive nella casa comunale è composto da tre sezioni: la Galleria Civica di Arte Contemporanea “Franco Libertucci”; quella legata alle tradizioni come quella del Bufù, che sarà riorganizzata, per divenire interattiva e una Sezione delle prime Fotografie d’Epoca del progetto di Flavio Brunetti (“Non aprire che all’oscuro”), che grazie al progetto ” Turismo delle Radici” già finanziato, ho voluto riportare  qui. L’idea rimarrà sempre di Flavio Brunetti, ma la realizzazione delle stampe è di proprietà della Fondazione Molise Cultura, con cui abbiamo un accordo e le terremo qui, perché la gente del luogo possa conoscere la propria storia. Poi abbiamo un Museo di Arte Contemporanea all’aperto che è sempre vivibile e poi dobbiamo anche sottolineare la nuova formula del fondo per l’Arte Contemporanea che Kalenarte ha donato e che è in visione presso la Casina dell’Unione: oltre 3.000 libri  che parlano di arte contemporanea ed un altro centinaio di opere donate che già da quest’anno si potranno vedere già quest’anno”-

E poi c’è l’Oasi Lipu..

“Si, l’Oasi Lipu, che oggi è riserva regionale, chiamata Bosco Casale, che la regione ha confermato di dare in gestione alla Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli), che per Casacalenda l’ha gestita, per oltre vent’anni. Da qualche anno, proprio perché la Regione deve garantire una certa percentuale di territori protetti, è passata dall’essere riserva di Casacalenda a riserva regionale di Bosco Casale, per cui, adesso, la gestione è a tre”.

A Casacalenda c’è anche l’opera importante di uno scultore greco, Costas Varotsos, autore del monumentale “Il Poeta di Casacalenda” (1997).

“Il Poeta di da Costas Varotsos, realizzata con la collaborazione dei cittadini, è una delle opere più rappresentative ed alla quale la comunità di Casacalenda è, anche, più affezionata, in assoluto”.

Per vedere tutti i cittadini di Casacalenda, per strada, occorre venire nel giorno della festa patronale di Sant’Onofrio?

“Se riflettiamo sul legame dei cittadini con le tradizioni spirituali, è la festa di San Giuseppe, quella scelta e più amata dai giovani, e che preserva, da 10 anni, la tradizione delle tavole di San Giuseppe, che una volta si facevano soltanto nelle case, e che, oggi, rappresentano occasioni per aprire la comunità anche a chi viene da fuori”.

Tra le opere più importanti presenti nelle chiese di Casacalenda?

“A Casacalenda, vantiamo la presenza di un bassorilievo del Cristo deposto, attribuito allo scultore napoletano Giuseppe Sammartino (l’autore del “Cristo Velato”). L’opera più importante è la pala nella Chiesa di Santa Maria Maggiore che qualcuno voleva anche spostare. Nel Convento di Sant’Onofrio, dei Frati Francescani Minori, ci sono interessanti dipinti del periodo barocco, fra i quali la tela di Benedetto Brunetti, raffigurante la Porziuncola di San Francesco. La Madonna della Difesa e il Convento di Sant’Onofrio rappresentano i due luoghi di culto maggiormente sentiti”.

Casacalenda vanta alcuni degli scrittori molisani più illustri, come Giose Rimanelli e Pietro Corsi. Gli avete dedicato Mostre o concorsi letterari?

“E vantiamo anche Masciotta! Il Concorso letterario “Pietro Corsi” è stato ripreso, con grande entusiasmo, quest’anno, dalla Società Operaia. Si è appena conclusa la raccolta dei racconti. Si tratta di due scrittori con percorsi diversi. Quest’anno, il 26 Novembre, ricorre il centenario della nascita di Giose Rimanelli e con l’Università degli Studi del Molise, stiamo organizzando dei convegni, per i 100 anni, e ringraziamo la Rubbettino Editore, che ha provveduto a ristampare alcuni libri di Giose Rimanelli”.

Funziona il rapporto con l’Università? Collabora con il territorio?

“L’Università del Molise è una grandissima risorsa per la regione. Quando tutti capiranno quale è la risorsa che abbiamo, spero che non sia troppo tardi. Perché l’Unimol ha le antenne. Ha le antenne sulla contemporaneità. E sul futuro. Ho parlato, alcuni giorni fa, con il Rettore dell’Università, Giuseppe Peter Vanoli che ha grande visione, grande attenzione al territorio e disponibilità. Lo aspetto a Casacalenda. Perché anche lui ha voglia di conoscere il territorio e di sapere come può incidere, con i propri studenti, con i propri docenti, nella pianificazione ed organizzazione anche della politica regionale, non perché l’Università debba fare politica ma perché la politica si occupa della gente e chi, meglio dell’Università può aiutarci a programmare per questo territorio”.

Cosa ci puoi raccontare sulle connessioni di Casacalenda con gli emigrati molisani nel mondo e sulla presenza di stranieri che hanno scelto di vivere a Casacalenda?

“Nel 2024, c’è stato il Centenario dell’Associazione dei Casacalendesi a Montreal. C’è un rapporto fra Casacalenda e i propri emigrati, trasferiti, principalmente, nel Nord America, che va avanti fin dalle prime emigrazioni. E nell’anno precedente, nel 2023, c’è stato l’anniversario che ha riguardato l’Associazione di coloro che vivono negli Stati Uniti, a Cleveland. Segno che anche il legame delle nuove generazioni non si è mai interrotto. Quest’anno abbiamo avuto ospite il Presidente dell’Associazione che aveva partecipato agli scambi culturali, che sono andati avanti per moltissimi anni. C’è un rapporto di reciproca fiducia e collaborazione. Quello che possiamo fare è di spingere sul mantenimento di questo legame, per le nuove generazioni. Oggi abbiamo le terze generazioni che non parlano più l’italiano e sono pochi coloro che hanno intenzione di sapere da dove provengono i loro nonni, perché magari non li hanno neanche conosciuti. C’è anche un progetto nazionale ” Il turismo delle radici” che crea occasioni di incontro. Mi piacerebbe rappresentare la disponibilità a promuovere relazioni. Facciamo progetti di accoglienza relativi a chi non ha niente a che vedere con i nostri territori, prevedendo anche delle attività, perché siamo sempre aperti ai popoli in movimento, ma Casacalenda, rispetto a molti altri Comuni, non ha mai registrato una richiesta forte di olandesi e tedeschi che si siano trasferiti, anche perché la nostra dimensione è più grande rispetto a quella che, probabilmente, cercano”.

Dove si mangia bene a Casacalenda, e dove si può dormire?

“Possiamo vantare i primi agriturismi del Molise. La Quercia e la Fontemazzocca, che congiungeremo attraverso una strada sulla mobilità sostenibile, insieme ad un’area pic-nic che abbiamo realizzato in questi anni perché dobbiamo organizzare il territorio, supportando e facendo crescere le attività del territorio. Si stanno aprendo molti bed & breakfast, a differenza della assoluta carenza di ristoranti, forse perché essendo un Comune caratterizzato dalla presenza di ferrovia, uffici e enti come la pretura, essendo state dislocate qui la pretura, si è sviluppato un tipo di lavoro più legato agli uffici che all’agricoltura ed all’artigianalità”.

C’è stata anche la stazione ferroviaria a Casacalenda, vero?

“La stazione ferroviaria è la croce e delizia del nostro territorio. Voluta fortemente alla fine dell’Ottocento dal Ministro dei Trasporti, Di Blasio, grazie ad un progetto visionario che fece sì che la ferrovia passasse a Casacalenda. Era nel Comune di Casacalenda. Se analizziamo tutto il tracciato della ferrovia da Campobasso a Termoli, ci sono pochissimi Comuni dove la stazione attraversa il centro del paese. Gli unici sono Termoli, Larino, Casacalenda e Campobasso, perché le altre stazioni sono completamente fuori dal centro abitato. Questo, da una parte, è servito a Casacalenda per far muovere anche la cultura e il lavoro. Dall’altro, i collegamenti più veloci con Termoli, Campobasso, Benevento, Napoli, hanno comportato un’emorragia, negli anni Settanta nel periodo delle grandi emigrazioni, portando la gente ad emigrare. Un equilibrio delicatissimo che abbiamo con la stazione, anche oggi”.

Casacalenda condivide i problemi tipici dell’entroterra. Come riusciamo ad arginare il problema della denatalità e dello spopolamento giovanile in quest’area?

“Il problema delle aree interne e marginali è mondiale. Anche in Cina soffrono l’abbandono delle aree interne verso le aree di costa. Che oggi hanno più facilità nella gestione dei servizi. Noi siamo l’avamposto di quelle aree interne perché, per esempio, il Comune di Larino ha molta più semplicità. Difficilmente, la gente abbandona Larino o Montecilfone o San Martino in Pensilis, per andare a Termoli. Mentre da Casacalenda, in poi, la gente abbandona, così come a  Lupara, Civitacampomarano, sono tutti luoghi che, ancora oggi, subiscono l’abbandono territoriale. Il problema demografico è culturale. Oggi non si ha più la necessità di fare tanti figli per provvedere al sostentamento familiare. Oggi si fanno pochi figli perché il sostentamento è dato dagli stipendi. Gli stipendi sono sempre più bassi. Le famiglie non hanno più potere d’acquisto e fanno meno figli. E’ cambiata la cultura della vita. Quelle che per noi erano, un tempo, le vacanze, oggi non sono più contemplate. Nessuno vuole fare sacrifici, rispetto al proprio benessere, per fare figli. Se non c’è un cambio di paradigma culturale, in cui la famiglia torna ad essere al centro delle esigenze delle persona, non si argina il calo demografico. D’altro canto, c’è anche il problema della carenza dei servizi. Se avessimo più servizi, le famiglie, anziché fare un solo figlio, ne farebbero due. Quando parlo di servizi mi riferisco a: scuole accessibili, asili nido per bambini, servizi ospedalieri, garanzie di una certa sicurezza territoriale E noi, a proposito, abbiamo vinto una sfida, perché due anni fa, abbiamo riaperto un Micro Nido, con i pochi bambini che avevamo. L’anno dopo, i bambini, da 6 che erano, sono diventati 17, grazie a quelli provenuti da tutto l’hinterland e questa possibilità che ci hanno dato i genitori e le famiglie, ci ha dato la possibilità di partecipare al PNRR nazionale, per riorganizzare una parte della scuola che avevamo e riprogettarla, dedicandola all’apertura di un Micro Nido stabile. L’intenzione è stata sempre quella, di ricreare servizi a favore della comunità. Oggi vengono bambini anche dall’hinterland. Il servizio che, prima, era solo di 4 ore, continua anche nel pomeriggio, di bambini molto piccoli, dai 3 mesi ai 2 anni e mezzo. Prima delle “sezioni primavera”. Poi abbiamo le scuole materne e le scuole di ogni ordine e grado, fino a 4 indirizzi di scuole superiori, complementari del Comune di Larino”.

E’ vero che i giovani di Casacalenda, una volta terminate le scuole superiori, proprio nel momento in cui  potrebbero rivelarsi utili, con le proprie idee ed il proprio lavoro per riprogettare il territorio, vanno via?

“I giovani hanno la necessità umana di abbandonare i propri territori anche per rivendicare la propria identità personale. Anche se  la nostra Università offre una formazione altissima. Gli stessi docenti de “La Sapienza” e da altre università italiane, vengono a fare lezione a Campobasso. E’ dunque è un problema, non di formazione, ma di necessità. I ragazzi hanno bisogno di andare via, anche per capire da dove sono partiti. Allo stesso tempo, l’Università del Molise può attrarre studenti da altre parti italiane vogliono cambiare e diventare una rete in cui i nostri da Campobasso vanno a studiare, ad esempio, a Milano, e da Milano vengono a studiare qui, trovando  una qualità dell’abitare che non hanno mai avuto. Il problema è che non ci sono sbocchi professionali in Molise. Se ti dico di restare qui, ti devo dare un’occasione per poter restare, la stessa possibilità di poter guadagnare che avresti a Milano. Devo dare la possibilità dell’autorealizzazione personale ai giovani. E dovremmo puntare su questo”.

La presenza della Stellantis è ancora una presenza importante per Casacalenda?

“La fabbrica italiana delle automobili di Torino, nel secolo scorso, era un vanto per tutta la nazione. E prima di essere un vanto, è stata quella che ha portato la gente, dall’entroterra a Termoli. Molti si sono trasferiti ed hanno vissuto una prospettiva, completamente, diversa. Chi lavorava in Fiat, trovava la possibilità di comprarsi anche la casa per le vacanze. L’agricoltura è stata abbandonata, anche in virtù di uno stile di vita e lavorativo completamente differente. Oggi Stellantis non è più una fabbrica italiana delle automobili. E’ una fabbrica francese. E ha dietro di sé gli interessi di altri Stati. L’Italia ha sostenuto la Fiat per proteggere il lavoro degli italiani. Ma se la vuoi sostenere, non puoi farlo pagando la cassa integrazione e i contratti di solidarietà, ma agevolando le questioni, altrimenti, un imprenditore, a prescindere da ciò che produce, va dove le condizioni di lavoro sono più favorevoli. Sì, la Stellantis è ancora importante per il nostro territorio, ma lo Stato italiano, oggi, deve capire quanto quella fabbrica conta, anche rispetto ad altre realtà d’impresa”.

Ti dirò, adesso, delle parole “chiave”. Ad esempio: ” Acqua”. Vedo che combatti con la Grimm, per comunicare ai cittadini che non ci sarà più l’acqua. Che sta accadendo con l’acqua?

“Ci sono una serie di servizi che sono dei servizi sistemici che il Paese intero dovrebbe riconoscere alle aree interne. Uno di questi servizi sistemici, oltre alla qualità dell’aria ed alle produzioni di cibo buono che non deve necessariamente introdotto da altri Stati e come, ad esempio, lo stoccaggio di CO2, sono servizi sistemici che vanno riconosciuti alle aree interne, ma che noi non facciamo. Il bene dell’acqua è quello su cui si sente, per prima, la necessità di ragionare, perché è già diventata un bene scarso. Non credo che un giorno l’acqua potrà essere trasferita da una parte all’altra, come si fa con il grano. Oggi, l’acqua è, per il Molise, un patrimonio. Pensare all’acqua come a un patrimonio economico, sarebbe contro il rispetto della democrazia. L’accesso all’acqua deve essere garantito a tutti, ma deve essere controllato. Siamo arrivati nel momento storico in cui va controllato. L’acqua, di per sé, è un bene pubblico, cioè di tutti. E’ chiaro che noi ne dobbiamo fare una gestione oculata. Dare l’acqua alla Puglia non significa regalarla, ma garantire a loro lo stesso accesso, perché non tutti i territori ce l’hanno. Il più grande problema di alcune regioni italiane è proprio l’assenza di acqua. La siccità della Sicilia, per esempio, è un tema prioritario dell’Europa. Non possono avere l’acqua, in Sicilia, ogni quattro giorni. E chi ce l’ha, deve, necessariamente, condividerla. L’acqua non può essere una cosa mia o tua e non è il petrolio. Non la possiamo vendere. Non ci possiamo fare business. La gestione dell’acqua va fatta in maniera oculata anche e soprattutto, in previsione di chi ce l’ha. Non possiamo restarne noi senza, per darla agli altri! E’ un equilibrio delicatissimo, come quello dei vasi comunicanti. Quindi, la Regione Molise ha il dovere di fare programmazione. Di capire se servono bacini idrici, se occorre rifare le condutture, educando i cittadini alla comprensione che io non posso sprecare l’acqua e poi non darla agli altri. Faccio parte dell’Egam Molise, ente di governo e gestione della Grimm, che abbiamo costituito in ritardo rispetto a tutte le altre regioni d’Italia. Oggi, chi pretende un servizio al 100% dalla Grimm esercita una pretesa sconsiderata. Bisogna considerare il tempo tecnico di un’azienda per entrare a regime. E ci vogliono almeno tre anni. Il problema è che i cittadini non sono abituati a vivere la crisi. Se l’acqua manca un giorno, vorrà dire che il sindaco non è capace e che la Grimm non è buona, etc. La crisi deve essere affrontata con grande consapevolezza. Se un giorno manca l’acqua, non succede nulla. Abbiamo adottato, per esempio, tutte le necessità per non far chiudere le scuole. La questione dell’acqua ha una parte etica, una parte di programmazione ed una di gestione. Queste cose vanno gestite con consapevolezza da parte di tutti ( Grimm, Comune, Regione, Molise Acque), soprattutto dal punto di vista educativo, perchè, tra vent’anni, l’acqua non sarà quella che abbiamo oggi. Le necessità saranno diverse ed anche la disponibilità dell’acqua sarà diversa. Quindi, la programmazione di oggi è fondamentale, non da qui a una settimana, ma da qui ai prossimi 20, 30, 50 anni”.

Un’altra parola chiave:” Agricoltura”. Il vostro tessuto produttivo è fatto, tradizionalmente, da imprese agricole. Come sta cambiando l’agricoltura?

“Sta cambiando moltissimo. Negli ultimi 10 anni sono state chiuse 25 stalle. Ciò vuol dire che qui non alleva più nessuno e che si è interrotta il circuito della produzione delle carni e del latte. Si è interrotta una filiera. Molti abbandonano. Noi amministratori non possiamo farci niente, perché ci sono cose che non possiamo cambiare. Ed ho la massima comprensione per chi decide di abbandonare l’agricoltura, perché non è supportato. Però, noi amministratori dobbiamo interrogarci su come possiamo incentivare e agevolare i piccoli imprenditori agricoli, invogliandoli a non abbandonare le terre. C’è il valido esempio di Castel del Giudice, dove il Sindaco ha ridotto il frazionamento, perché molti hanno poco terreno. Con il Sindaco di Provvidenti abbiamo riflettuto sul fatto che anche la Fiera dell’Agricoltura di Larino deve, oggi, cambiare paradigma. Non può essere più la fiera di quello che si faceva una volta, ma quella del futuro, dell’innovazione dell’Agricoltura. Oggi esistono controlli dei campi con i droni, ci sono produzioni che vanno meglio per i nostri territori e la fiera deve diventare un modo per dire dove stiamo andando, tutti quanti insieme, coinvolgendo i territori di tutti coloro che convergevano su Larino. Abbiamo pochi terreni? Mettiamoci insieme. Cerchiamo produzioni che portino da qualche parte, ma tutti insieme. Dobbiamo recuperare delle produzioni di nicchia? Facciamolo, ma tutti insieme. Dobbiamo produrre l’olio del Molise? Facciamolo, perché non ha senso produrre solo l’Oliva Nera di Colletorto o solo l’olio Gentile di Larino, ma è importante unirsi e lavorare in squadra. E smettere di guardare solo confini e campanili. I campanili servono solo se ci sali e guardi insieme lontano, come dice il professor Pazzagli”.

Un’altra parola chiave. “Sanità”. Quando i cittadini si ammalano, vanno a Termoli?

“Molte cose sono cambiate negli anni.  Anche il medico di base non è più il medico di base di una volta. Anche da noi se ne è andato l’ultimo medico di base, il dottor Danza. Ma già era partita questa fase di cambio quando erano andati via altri due medici. Perché va educata la comunità a capire che sta cambiando il sistema. Che ci piaccia o no, sta cambiando. Mentre, prima avevamo il medico di base disponibile 24 ore su 24, oggi non è più possibile, però, in cambio, abbiamo servizi territoriali, puntuali, che si possono sviluppare insieme: il telecontrollo, la telemedicina, le Case della Salute che devono alleggerire il lavoro dei grandi ospedali che dobbiamo continuare ad avere, specializzati. Ma dobbiamo cominciare capire che ci sono anche altri luoghi. Insieme al territorio stiamo, per esempio, programmando di sostituirci noi ad una parte del trasporto pubblico locale, per esempio per portare le persone che non hanno la possibilità, a fare i controlli. Cercare delle nuove strade per sopperire alle mancanze di servizi, dovute all’assenza dei numeri”.

In tema di “raccolta differenziata”, gli abitanti di Casacalenda sono abbastanza rispettosi?

“Si, ma non basta. Ci sono Comuni molisani che raggiungono una copertura di raccolta differenziata al 90%. Noi siamo ancora troppo bassi. Da cittadina del futuro, dico che la raccolta differenziata non è, soltanto, un bene per il presente, ma anche per il futuro. Differenziare bene e riciclare bene è un regalo che facciamo a chi verrà dopo di noi. E’ questo che è difficile da capire, perché tutto, oggi, nella contemporaneità, è finalizzato a ciò che possiamo vedere immediatamente. Ma non è così. Oggi abbiamo l’arduo compito della lungimiranza. Di guardare avanti e non solo a ciò che ci succede oggi. Questo accade anche nella Cultura. Molti amministratori, oggi, investono in cose tangibili, che si possono vedere immediatamente. Pochissimi, in quello che tu puoi vedere nel lungo termine. Serve investire nell’asfalto ma anche nell’identità e nella cultura di questo luogo”. 

Sulla presenza di infrastrutture sportive a Casacalenda. Oggi ci sono spazi per i giovani che vogliono emergere nello sport?

“C’è la presenza storica della Polisportiva, radicata nel territorio, che ha compiuto 100 anni. Abbiamo sempre messo a disposizione strutture e risorse, anche senza atti ufficiali. Abbiamo fatto anche lavori fatti male, ma non abbiamo mai abbandonato la Polisportiva. Da quando sono io amministratrice, il Comune di Casacalenda ha investito 160mila euro per le strutture sportive, sia con le Associazioni cittadine che con quelle del territorio, come il Campobasso Calcio. Lavoriamo con lo sport. Qui si possono fare tanti sport: dalle scuole di calcio e, prossimamente, la pallavolo, dalla ginnastica dolce ai balli di gruppo: tutte attività che coinvolgono tutte le fasce di età. Ovviamente, si può fare sempre meglio. Non ho una formula perfetta, ma dobbiamo fare tutto considerando quello che abbiamo trovato e con le risorse economiche che abbiamo a disposizione”.

Se volessi abitare qui, dove c’è una popolazione che supera i 1.800 abitanti, perché mi consiglieresti di vivere a Casacalenda?

“Conviene valutare la possibilità di risiedere a Casacalenda, perché, a differenza di altri Comuni, abbiamo la fortuna di essere collegati benissimo: in mezz’ora, si possono raggiungere sia il centro di Termoli che quello di Campobasso, i due centri più importanti. Siamo completamente cablati sotto tutti i punti di vista per chi vuole venire a lavorare in smartworking. Abbiamo tutti i servizi che servono per vivere bene. Lo shopping non devi farlo necessariamente qui, puoi spostarti a Campobasso o a Termoli. La Sanità non dipende da noi, ma da un sistema generale. Tutto ciò che, invece dipende da noi, lo abbiamo fatto e lo stiamo incrementando. Vivere a Casacalenda è una scelta che uno può fare se, tra i valori in cui crede, c’è la qualità dell’abitare, che è una cosa che, prima o poi, tornerà di moda: ovvero, scegliere il posto dove i propri figli possono crescere ed essere liberi già da quando sono molto piccoli, uscendo da soli, per compiere tutte le attività, in maniera autonoma, dalla scuola al tempo libero”.

Si vede la bandiera della Palestina nel tuo ufficio. Questo significa che hai sposato la causa della Palestina, durante gli anni del conflitto israelo palestinese?

“Nel mio ufficio ci sono le bandiere in cui credo. C’è la bandiera italiana su cui ho giurato, c’è quella dell’Europa (da europeista convinta!), c’è la bandiera della Regione Molise che è un territorio che va supportato e sostenuto, anche per l’individualità e l’indipendenza regionale a suo tempo richieste e conseguite. Dall’agosto di quest’anno c’è anche la bandiera della Palestina, che non è una bandiera contro un’altra bandiera, ma una bandiera che oggi riconosce, non l’indipendenza di Stato, ma l’indipendenza di popolo. Il popolo palestinese ha tutto il diritto di poter vivere nei territori, anche condividendoli con gli israeliani. Per fare questo non vuol dire, necessariamente, che la popolazione palestinese debba essere trucidata per poter riconoscere la propria identità di popolo. Quello che riconosco al popolo palestinese è il rispetto della loro identità e della loro possibilità di esistere come popolo. Questo non vuol dire che io sia contro Israele. Assolutamente, no. Io non sono contro un altro Stato in favore di un altro, perché, a questo punto, sarei anche io pro conflitto e non pro pace. Perché noi abbiamo giurato di lavorare, come rappresentanti dello Stato, per la pace. Sulla mia scrivania ci sono due libri conservati, ai quali non rinuncerò mai, la Costituzione Italiana e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Li conservo sulla mia scrivania, in modo da non dimenticare i princìpi e i valori che ho scelto. Sono due testi di ispirazione, da consigliare e tenere presenti tutti i giorni”.

Un tuo pallino, il tuo sogno, la traccia da lasciare del tuo mandato, per il futuro di Casacalenda.

“In questi anni ci siamo occupati di tantissime cose: dall’arredo urbano, agli alberi, al paesaggio, alla cultura, al recupero di cose che si stavano perdendo, agli accordi per salvaguardare  la sopravvivenza dell’identità della comunità. La cosa che mi auguro da cittadina è che riscopriamo il valore di stare insieme e di apprezzare quello che gli altri fanno, a prescindere dal Sindaco. Riscoprire la voglia di fare le cose insieme, che molte piccole comunità hanno già scoperto. Questo supera chi amministra, supera le esigenze di chi vuole a tutti i costi lasciare una sua firma. Quello che lascio, lo faccio per il territorio, non perché ci debba essere scritto il mio nome. Ad esempio, rifare un teatro non serve perché sotto debba esserci scritto che l’Amministrazione che lo ha fatto è quella guidata da me, ma perché serve come luogo in cui la gente scopre di fare cose insieme, come le strade, le scuole, i progetti culturali. E’ questo che deve rimanere di un’Amministrazione Comunale..”.

Davide Marroni

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