La 79ª edizione incorona il dramma rumeno You Don’t Belong Here. L’Italia premiata per Ketticè

Sulla Piazza Grande di Locarno il pubblico ha applaudito Monica Bellucci, quando è salita a ritirare il Pardo per la migliore interpretazione: non il solito omaggio a un volto che il cinema conosce da trent’anni, ma un riconoscimento arrivato per una prova precisa, differente rispetto all’immagine a cui l’attrice viene di solito associata. In Ketticè di Giovanni Tortorici, Bellucci è una madre siciliana consumata, incapace di comunicare con il figlio; lontanissima, per scelta, da ogni eleganza da copertina.
Il film, prodotto da Luca Guadagnino, racconta la Palermo del 2012, quella dell’ultima stagione berlusconiana, attraverso l’amicizia tra due sedicenni di estrazioni sociali diverse, Giulio e Ketty. Tortorici, che di Guadagnino è stato a lungo assistente prima di iniziare la carriera da regista, ha raccontato di aver voluto ritrarre un vuoto d’epoca: la stagnazione culturale che ha segnato davvero la sua adolescenza. Guadagnino, dal canto suo, non ha usato mezzi termini nel presentare il suo giovane collaboratore: ha definito il panorama cinematografico italiano “sterile”, indicando in Tortorici una delle voci più originali in circolazione, un endorsement che a Locarno la giuria ha condiviso.
Il Pardo d’Oro, il riconoscimento più alto della 79ª edizione, è invece stato assegnato a You Don’t Belong Here del rumeno Florin Șerban, che torna al lungometraggio dopo otto anni di silenzio con un dramma familiare secco e teso. Un padre alleva da solo il figlio adolescente, e scopre che il ragazzo, di notte, è parte di una banda di vigilantes mascherati che vandalizza auto. Una storia piccola, tra le mura di una cittadina di provincia, che la giuria, presieduta dal regista belga Fabrice Du Welz, ha scelto di premiare. Il resto del palmarès conferma un’edizione che ha voluto guardare lontano, tra autorialità consolidata e rischio: il Pardo alla carriera è andato al regista americano James Gray, il Leopard of Honour a Darren Aronofsky, mentre il premio per la migliore regia ha premiato il coreano Hong Sangsoo: tre modi diversi di intendere il cinema, tenuti insieme dallo stesso festival. Locarno si conferma così l’appuntamento estivo europeo più disposto a scommettere sulla ricerca.
Rosita Laudano