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Vincenzo Tiberio:molisano che scoprì gli antibiotici

La scoperta della penicillina è tradizionalmente attribuita allo scozzese Alexander Fleming nel 1928,ma in effetti ben 34 anni prima l’italiano Vincenzo Tiberio era giunto al medesimo risultato. Nato nel piccolo comune molisano di Sepino( Campobasso), dopo i successi scolastici ottenuti presso il liceo del capoluogo Tiberio si iscrisse alla facoltà di medicina e chirurgia presso l’Università Federico II di Napoli. Per frequentare l’università egli si trasferì ad Arzano (Napoli), ospite della sorella del padre. La casa era spaziosa e antica, caratterizzata da un ampio cortile: al centro un pozzo dava acqua per le necessità domestiche.

Fu quella presenza a suggerire a Tiberio l’intuizione decisiva.

Gli successe di constatare che gli abitanti della casa erano colti da infezioni intestinali ogni volta che il pozzo veniva ripulito delle muffe che si sviluppavano a causa dell’umidità presente. Quando la muffa tornava a formarsi, i disturbi degli abitanti cessavano.

Dunque suppose che tra i due fenomeni ci fosse un rapporto di causa ed effetto.

Tiberio prelevò alcuni campioni della “miracolosa sostanza” e ne parlò in facoltà,ma nessuno gli diede ascolto. Laureatosi e divenuto nel 1894 assistente ordinario, con nomina annuale rinnovabile, nell’Istituto di Patologia Medica Dimostrativa ebbe modo di accedere al laboratorio di igiene ove condusse studi a conferma della propria ipotesi. Sottoposta questa a verifica sperimentale, Tiberio riuscì a dimostrare come l’azione terapeutica delle muffe fosse legata ad alcune sostanze presenti in esse, dotate di azione battericida. Riuscì inoltre ad isolare alcune di queste sostanze ed a sperimentarne l’effetto benefico, sia in vitro, sia in vivo su cavie e conigli, fino ad arrivare alla preparazione di una sostanza con effetti antibiotici.

Le conclusioni,pubblicate nel 1895 sulla rivista “Annali d’Igiene sperimentale”,sul potere antibattericida delle muffe furono registrate come una coincidenza dal mondo scientifico.

La relazione fu consegnata alla polvere. Nessuno pensò che la constatazione di Tiberio potesse aprire nuovi orizzonti terapeutici. Lo stesso scopritore accettò senza proteste l’archiviazione silenziosa.

Difficile dire se vi si rassegnò per mitezza di carattere o per la consapevolezza dell’impossibilità di approdare a risultati concreti date le carenze della biochimica e della biologia molecolare. Prima che terminasse il suo anno di assistantato, Tiberio vinse il concorso per Ufficiale medico della Regia Marina, e senza esitazione abbandonò la carriera universitaria per quella militare dove raggiunse il grado di maggiore medico. Morì  nel 1915 imbarcandosi per l’ennesima spedizione militare stroncato da un attacco cardiaco.34 anni dopo.

Alexander Fleming,che peraltro non ha mai negato di conoscere la pubblicazione di Tiberio,arrivò alla scoperta della penicillina a causa di un errore procedurale: la contaminazione involontaria di una capsula contenente colonie di Staphilococcus aureus con colonie fungine, che aveva poi prodotto  un’inibizione della crescita batterica nelle colonie di Staphilococcus aureus. Tuttavia, Fleming non riuscì poi a preparare sperimentalmente il farmaco, non chiudendo così il ciclo di ricerca, come aveva invece fatto Tiberio.

Nel 1947, due anni dopo il conferimento del Premio Nobel per la medicina ad Alexander Fleming, la pubblicazione di Tiberio fu ritrovata e ripubblicata dal mondo scientifico che rese merito postumo alla geniale intuizione del Tiberio.

Antonio Belmonte

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