Itinerari

La festa patronale di Venafro, una tradizione senza tempo

Ogni anno per tre giorni consecutivi a partire dal 16 giugno si celebra a Venafro la festa dei tre santi patroni, Marciano, Nicandro e Daria.

Marciano, Nicandro e Daria, i quali vennero giustiziati sotto Diocleziano, uno dopo l’altro e rispettivamente, proprio nei giorni 16, 17 e 18 giugno. I tre martiri appartenevano tutti alla classe dirigente romana e tanto Marciano, quanto Nicandro, erano entrambi ufficiali del glorioso esercito capitolino; Daria, invece, era la consorte di Nicandro. L’Imperatore dell’Urbe non poteva dunque permettere che il suo prestigio venisse minato al punto che la libertà di culto dei suoi pari di rango sfociasse in adorazioni teologiche contrarie al suo potere, allora, senza condoni, deliberò l’uccisione di tutti coloro che si fossero abbandonati al credo cristiano. La testimonianza di fede dei tre martiri, che giammai rinnegarono il loro credo, pur sapendo quale destino sarebbe poi toccato a loro in sorte, ha toccato profondamente la sensibilità dei venafrani di ogni epoca, anche perché i tre nobili romani vennero giustiziati, narra la leggenda, proprio nella Piana di Venafro. Orbene, giova subito notare come la celebrazione dei tre santi avviene proprio in occasione della loro morte, dal momento che, lo ricordiamo, per i cristiani la vera venuta al mondo è quella coincidente con l’ingresso nel mondo celeste, quindi con la morte corporale terrena. Usanza consolidata dei festeggiamenti patronali è costituita dalle processioni con i simulacri dei santi, che dalla chiesa dell’Annunziata vengono temporaneamente fatti alloggiare presso altre chiese più periferiche; orgoglio della comunità dei fedeli è decisamente l’inno “Sciogliam di lode un cantico”, che, con profonda devozione viene intonato dalla coralità dei presenti al seguito delle processioni, a colorare ed emozionare le fitte e suggestive strade del centro storico venafrano. In occasione di tale evento sacro, tuttavia, accorrono dal circondario numerosissimi visitatori, grazie ai quali si registrano picchi notevoli di ingressi al castello Pandone, senz’altro per rivivere da vicino la struggente storia d’amore di inizio ‘700 tra Giovanni di Capua e Maria Vittoria Piccolomini. Il di Capua, venne nominato erede del noto Castello Pandone e grazie a tale circostanza riscattò il suo stato di prigionia in una galera francese e fece ritorno in Italia; durante tal viaggio incontrò e si innamorò della bella  Maria Vittoria e venne a sua volta da questa riamato; così, preso possesso del maniero venafrano, iniziò una serie consistenti di lavori di ristrutturazione per propiziare i festeggiamenti delle venture nozze, che burocraticamente si perfezionarono in Napoli per procura. Eppure, a lavori ultimati, la sera prima che la novella sposa facesse il suo ingresso al castello per consumare effettivamente il matrimonio, in circostanze incerte Giovanni venne sbalzato dalla carrozza, batté rovinosamente la testa e cadde in coma. Alla disgraziata Maria Vittoria non restarono che una manciata di baci dati sulla fronte del suo amato, prima che costui si spegnesse per sempre.

Questa ed altre storie impregnano l’aria della cittadina molisana in occasione del periodo anzidetto, un’occasione imperdibile per gli amanti della storia, del gusto e delle belle storie d’amore.  Altre feste e celebrazioni dell’amena cittadina molisana sono comunque legate all’ambito religioso e mistico; in particolare, importanti i festeggiamenti organizzati in onore della Madonna del Carmine il 16 luglio di ogni anno e significativa è la processione dei simulacri de tre santi patroni, che cade anche nella data del 26 luglio, questa volta a memoria d’un rovinoso sisma passato che miracolosamente, ad opera dei re martiri, lasciò indenne la cittadinanza.

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