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Vaccini:un bene personale e comune

Un trend in crescita lenta ma purtroppo continua riguarda le persone affette da malattie infettive. Certamente la società interconnessa nella quale viviamo fa si che ciascuno di noi abbia maggiore esposizione diretta o indiretta agli agenti patogeni e quindi ad un pool di malattie più o meno gravi. Tuttavia ciò che desta maggiormente preoccupazione è il crescente numero di affetti da difterite, morbillo, tetano, poliomielite, epatite b e pertosse che da malattie “ordinarie” sono negli ultimi anni un vero e proprio allarme in ambito medico-sanitario. Basti pensare che il morbillo è tra le principali cause di morte nella fascia adolescenziale al pari dell’influenza per gli anziani nonostante l’esistenza di vaccini sicuri ed efficaci offerti dal sistema sanitario nazionale (ssn). In effetti crescente è la tendenza a rifiutare la somministrazione delle vaccinazioni ,anche obbligatorie. Sono circa 15000 i bambini in Italia non immunizzati per morbillo e rosolia,malattie fortemente sottovalutate che possono portare a gravi complicazioni come polmonite,encefalite,cecità e anche morte nei casi più gravi. Il rifiuto spesso giustificato da motivazioni di diffusione popolare nate dalla disinformazione e da una scarsa attendibilità delle informazioni spesso ricercate nel web. Basti pensare alla “tesi” che ha sostenuto che esista un nesso fra vaccini e la sids (detta anche la malattia della morte improvvisa del lattante dovuta ad aritmie cardiache da cause genetiche) oppure al nesso sostenuto comunemente fra la vaccinazione trivalente (morbillo, parotite e rosolia) e l’autismo (questo associato a disfunzionamenti neuropsicologici). Detta  teoria – che ancora suggestiona – è da attribuire a uno studio del 1998. Studio che poi è stato dichiarato fortemente lacunoso non essendo stata data alcuna dimostrazione e, ritirato anche dalla rivista che lo aveva pubblicato. In sostanza, corrette politiche di vaccinazione garantirebbero significativi e più consapevoli ritorni sia per la salute dei cittadini che per il rafforzamento dei sistemi sanitari nel loro complesso.

L’immunizzazione rappresenta lo 0,3% della spesa pubblica, al contrario dell’onere economico proveniente dalle malattie infettive stimato in 97 milioni di euro annui solo nel nostro Paese. Grazie a una strategia adeguata, tale cifra potrebbe ridursi di almeno 50 milioni di euro con un risparmio di circa 40 milioni che visti continui tagli alla sanità imposti ogni nuovo anno cVaccinion la legge di stabilità potrebbero garantire un miglioramento del sistema sanitario nazionale stesso.

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