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Una sentenza per gli amanti degli amici a quattro zampe.

Il Tar Lazio da il via libera ai cani sulle spiagge.

 

Con la recente sentenza n. 9302/2015, il Tar Lazio accoglie il ricorso proposto da una Associazione di ambientalisti contro un Comune della Capitale che aveva vietato, con una ordinanza, l’accesso ai cani sulle spiagge libere.

I medesimi giudici amministrativi  si erano già espressi positivamente un’estate prima sul ricorso proposto da altra Associazione avverso ordinanza di altro Comune noto per essere meta di numerosi vacanzieri.

La sentenza dei giudici amministrativi  in esame ha ritenuto illegittima l’ordinanza comunale, poiché non solo manca una giustificazione a tale divieto ( limitando la stessa a sancire il divieto di ingresso degli animali e di libera circolazione)  ma, nella stessa, non sono specificate quali cautele di comportamento siano necessarie per la tutela dell’igiene delle spiagge o l’incolumità dei bagnanti.

Difatti, per il Tar, in assenza di adeguata motivazione, il provvedimento viola altresì il principio di proporzionalità tra le esigenze pubbliche da soddisfare e l’incidenza sulle sfere giuridiche dei privati. Laddove principio di proporzionalità sta a significare che la P.A. ha il dovere di optare, tra più scelte possibili idonee al raggiungimento dell’interesse pubblico per quella meno gravosa per i destinatari del provvedimento stesso.

In questo senso si era già espresso anche ( tra gli altri) il TAR della Calabria che ha ritenuto, come i giudici amministrativi romani “…irragionevole e illogica, oltre che irrazionale e sproporzionata…” l’ordinanza con la quale un comune calabro aveva vietato l’ingresso e la circolazione nella spiaggia libera ai cani giacché “….  l’amministrazione avrebbe dovuto valutare se sia possibile perseguire le finalità pubbliche del decoro, dell’igiene e della sicurezza mediante regole alternative al divieto assoluto di frequentazione delle spiagge, ad esempio valutando se limitare l’accesso in determinati orari, o individuare aree adibite anche all’accesso degli animali, con l’individuazione delle aree viceversa interdette al loro accesso”.

 

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