Politica e Istituzioni

Transnistria, luogo del prossimo scontro Russia-Occidente dopo il conflitto in Ucraina?

Il referendum del Marzo 2014 in Crimea, mediante il quale la popolazione ha scelto di far parte della Federazione Russa, ha acuito lo scontro in Eurasia.  Sebbene i modi utilizzati dagli abitanti della Crimea, rispecchino alla lettera il diritto di autoproclamazione dei popoli, la Comunità Internazionale non riconosce l’esito del voto, a differenza di quanto fatto, ad esempio, con il Kosovo nel 2010. Aspetto che il presidente russo Vladimir Putin ha rimarcato in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera nel giorno della visita di Expo Milano 2015. Nel Nord-Est dell’Ucraina, il ceasefire nella regione del Donbass con gli accordi Minsk II, sembra essere alquanto precario, a tal punto da poter immaginare la prosecuzione delle sanzioni alla Federazione russa, visti i possibili e nuovi scenari di conflitto nei territori dell’Ucraina e non solo. Infatti, sono molti i territori nei quali la popolazione russofona esprime la propria avversione all’ingresso in Europa, come nell’Oblast di Odessa e nell’Oblast di Dnepropetrovsk. L’Ucraina, agitata forse dalle promesse di aiuti economici delle potenze occidentali e istituzioni monetarie internazionali, si è allontanata dalla sfera d’influenza moscovita per giungere ora in una fase delicatissima della sua storia: le ultime stime del FMI descrivono l’economia ucraina in recessione con una contrazione del 9% quest’anno. Il Paese è sull’orlo della bancarotta e il rischio di una nuova sollevazione popolare è molto alto, secondo il professor Stefan Hedlund, esperto di Russia ed Europa orientale.

 

 

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Uno dei possibili teatri di conflitto tra Occidente e Russia è senza dubbio la Transnistria o Repubblica Moldava di Pridnestrov’e. Parliamo di una sottile striscia di terra, in passato parte della Repubblica Socialista Sovietica Moldava.  Proclamatasi indipendente dalla Moldavia il 2 settembre 1990, non è stata riconosciuta a livello internazionale. Dal marzo al luglio 1992, è stata coinvolta in una guerra con la Repubblica di Moldavia terminata con un cessate il fuoco. Ciò con l’apporto di una commissione formata da Russia, Moldavia e Pridnestrovie. Il documento fu firmato dal presidente russo Boris Yeltsin e dal presidente moldavo Snegur: attraverso quest’accordo si arrivò alla creazione di una forza di peacekeeping. La popolazione russofona presente sul territorio costituisce all’incirca il 30% su una base di 500000 abitanti.  Nel 2006, con un referendum finalizzato all’annessione del territorio alla Federazione Russa, il 97,1 % dei votanti si dichiarava favorevole. Un voto destinato a non produrre effetti. La Repubblica Popolare di Transnistria non ha un’importanza economica alla stregua del bacino del Don o della Crimea.  Il motivo principale dell’interesse moscovita verso Tiraspol, capitale della Transnistria, è legato ad aspetti strategici e militari. Aspetti fondamentali per rinforzare e stabilire il primato russo sul Mar Nero, zona chiave dove poter stabilire uno scudo anti-aereo come risposta a quello occidentale.  Lo scontro con l’Ucraina potrebbe innescarsi nei prossimi mesi, vedendo coinvolti Mosca e l’Occidente (Europa+ E.S.A.). Mosca potrebbe sfruttare il dissenso negli Oblast del sud-est ucraino con possibili nuove dichiarazioni d’indipendenza e annettere alla federazione questi territori: se riuscisse a fare ciò, la Transistria non sarebbe più isolata. Quest’atto avrebbe risultati catastrofici per la stabilità e la pace in Europa. Nel maggio 2015 il Presidente ucraino Petro Porošenko nomina, Mikheil Saak’ashvili, ex-presidente georgiano, governatore dell’Oblast di Odessa, regione confinante con la Moldavia a maggioranza russofona. Le autorità russe, in conflitto con l’ex Presidente georgiano sin dalla seconda guerra in Ossezia del Sud, hanno criticato la scelta di tale incarico. Il nuovo incarico a Mikheil Saak’ashvili è il segnale di sfida che l’Ucraina e le potenze Occidentali, sostenitrici del suo ingresso sotto l’ombrello NATO, lanciano al presidente Putin: dopo la sconfitta in Ossezia del Sud, concedere al neo governatore il secondo atto della partita persa ai tempi della presidenza georgiana. Deciso avversario di Mosca, il 47enne Saakashvili è un convinto sostenitore del percorso d’integrazione euro-atlantica.

 

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Il contingente militare russo presente in Transnistria include poco più di mille uomini (appartenenti all’ex 14ma Armata Rossa del periodo sovietico) e circa 400 peacekeepers russi, autorizzati dall’ONU a seguito del conflitto post indipendenza. Il presidente ucraino Porošenko ha però sospeso gli accordi militari tra Russia e Ucraina: uno di questi, impedisce d’ora in poi il diritto delle truppe militari russe di muoversi all’interno del territorio ucraino. Risultato? Le forze militari russe di stanza in Transnistria rimarrebbero bloccate e isolate in caso di attacco militare.

Il vice presidente della Duma Sergey Zheleznyak ha dichiarato, nel corso di un’intervista su Russia 1 TV Channel, che “un piano di un conflitto militare in Pridnestrovie è stato realizzato molto tempo fa e può essere realizzato. Ci sono più di 160 mila dei nostri cittadini, ci sono le nostre forze di pace, ci sono i nostri obblighi internazionali. Trovarsi in una situazione simile a quella del 2008 quando Saakashvili ha deciso di uccidere molte persone…. Non ha nulla da perdere”. Si spera che la diplomazia possa evitare un nuovo scontro tra le due fazioni come accaduto nel Donbass.

Vladimir Putin in questi giorni ha affermato: “La Russia aggiungerà quest’anno più di quaranta nuovi missili balistici al suo arsenale nucleare”. Replica ai movimenti nei paesi Nato, in cui s’intende schierare carri armati e mezzi pesanti al confine con la Federazione Russa. Nelle Repubbliche baltiche, sono aumentate le esercitazioni e il numero di mezzi e uomini dell’alleanza Nato presenti sul territorio. Gli aerei Nato hanno intensificato i pattugliamenti nel Baltico come risposta alla violazione dello spazio aereo da parte di jet russi. Il leader russo giudica queste manovre intimidatorie.

La caduta del muro, il 9 novembre  ’89, ha segnato la fine della Guerra Fredda. Dopo un decennio di crisi e instabilità politica, Vladimir Putin ha garantito nuovamente alla Russia un ruolo internazionale ragguardevole. Una minaccia per gli U.S.A. e l’Unione Europea che rispondono con l’inasprimento delle sanzioni economiche. Ci auguriamo non si vada oltre.

 

Michele Del Balso, laureando in Scienze politiche e delle istituzioni europee, Università degli Studi del Molise

 

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