L'intervento

Tradito dal coniuge: leso uno dei diritti fondamentali della persona?

Una recente sentenza della Corte di cassazione si occupa di un argomento di particolare interesse , costituito dalla natura e dalle conseguenze della violazione dell’obbligo di fedeltà nascente dal matrimonio.

Si tratta di uno dei doveri connessi al matrimonio, e la particolarità della tematica sta nel valutare la coesistenza o meno di due distinte derivanti dall’adulterio: l’addebito della colpa nella causa di separazione e la responsabilità per fatto illecito, con insorgenza, per il coniuge tradito, del diritto al risarcimento del danno.

La vicenda portata dinanzi alla Corte Suprema riguardava l’impugnazione di una sentenza di separazione tra coniugi con addebito ad uno di essi della colpa per infedeltà.

Il ricorrente ha lamentato che la sentenza di merito impugnata non tenesse conto della coesistenza, in una unica fattispecie, delle violazioni dell’art. 143 del codice civile, il quale disciplina i doveri dei coniugi tra cui la fedeltà, e dell’art. 3043 stesso codice, che invece si occupa della responsabilità cosiddetta aquiliana, o extracontrattuale.

La Cassazione ha ritenuto che il motivo di ricorso fosse fondato.

E partendo dall’esame della sentenza di merito, questa ha affermato che la condotta del coniuge “fedifrago” non sarebbe antigiuridica, poiché il tradimento, se da un lato può comportare la disgregazione della famiglia, dall’altro esprime il desiderio di libertà e la ricerca della felicità della persona, e dunque di perseguire scelte che possono essere sanzionate sì con l’addebito della separazione, ma non anche con il risarcimento del danno.

La Cassazione è stata di diverso avviso.

E’ vero si, sostiene, che la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dei reati di adulterio e concubinato, e che pertanto questi sono spariti dal nostro codice penale, tuttavia, dice la Cassazione, i danni non patrimoniali dunque di natura morale, non sono esclusivamente quelli nascenti da fatto – reato.

In sostanza, si dice, la depenalizzazione dei reati di adulterio e concubinato non può valere ad escludere la sussistenza del danno morale per la parte offesa di quelli che erano reati ed ora non lo sono più.

Ciò, perché la violazione dei diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti, in quanto incidenti su beni essenziali della vita, danno diritto al risarcimento del danno morale.

Si tratta di affermazioni che la stessa Corte ha più volte ribadito, tuttavia il lato interessante della vicenda sta nel cercare di capire se e se l’onore ferito possa essere annoverato tra i “beni essenziali della vita”.

In effetti, non manca chi, insubire un tradimento dal proprio coniuge comporti la lesione di uno dei diritti fondamentali delle persona, dottrina, ritiene l’ orientamento della Cassazione “illiberale”, poiché, si sostiene, il tradimento, nella evoluzione del costume e nel mutato senso della morale, non cagionerebbe oggi un danno talmente grave da costituire violazione del principio del “neminem ledere”, presupposto per cui possa scattare il diritto al risarcimento del danno ex art. 2043 del codice civile.

Invece, dall’altra parte, la Cassazione sostiene che l’adulterio, anche se con costituisce più reato, comporta la lesione di beni inerenti la persona umana, come la salute, la privacy, i rapporti relazionali.

Dunque, siamo allo scontro tra due correnti di pensiero, l’una più garantista e progressista, per cui il tradimento non comporterebbe violazione dei diritti fondamentali della persona, stante l’evoluzione dei costumi ed il sopravvenire di una nuova morale, più tollerante nei confronti di un atteggiamento che si ritiene assai diffuso, l’altra, maggiormente rigorista, per la quale si tratta di un fatto grave, che comporta non solo l’addebito della colpa nella separazione, ma anche l’obbligo di risarcire il danno al coniuge tradito.

Il dibattito è tuttora aperto, e suscettibile, a nostro avviso, di ulteriore evoluzione, soprattutto alla luce di situazioni particolari per cui il risarcimento del danno scatterebbe comunque a favore del coniuge tradito qualora l’altro, perpetrando il tradimento, abbia contestualmente cagionato un danno economico alla famiglia, ad esempio dilapidando risorse che avrebbero potuto essere destinate invece alle esigenze dei membri del nucleo familiare.

La sentenza ha provocato la reazione, come era prevedibile, di quella parte della dottrina che la pensa diversamente, e gli argomenti di critica sono stati diversi, e tutti, bisogna dire, interessanti.

Secondo alcuni, i diritti di solidarietà familiare, elencati nell’articolo 143 del codice civile, sono diritti non rivestenti natura economica, ed il fatto (questo è particolarmente curioso) che tra tali diritti non sia contenuto “l’amore”, starebbe a significare che tale sentimento non è essenziale ai fini della formazione del vincolo del matrimonio.

In sostanza, poiché tra i doveri dei coniugi non è contemplato quello di provare sentimento per l’altro, allora il tradimento, che si fonda sulla libertà di autodeterminazione di ogni individuo, non comporta violazione di legge e dunque non comporta neanche diritto del tradito al risarcimento del danno.

E la ricerca della felicità, connaturata ad ogni individuo, non comporta la violazione di obblighi familiari , perché non si può obbligare ad “amare” per legge.

Tesi alquanto suggestiva,ma disancorata dalla tecnicità che dovrebbe connotare una teoria giuridica.

Altri, sostengono invece che il tradimento viola i doveri coniugale perché infrangerebbe l’obbligo di ricerca e realizzazione della comunione di vita materiale spirituale, obbligo che i coniugi hanno consapevolmente accettato e in ordine al quale hanno preso solenne impegno contraendo il vincolo matrimoniale.

Come si vede, l’evoluzione del modo di pensare ed il cambiamento dei costumi innesca dibattiti giurisprudenziali e dottrinari interessanti.

Resta comunque il fatto che al momento l’orientamento della Corte di cassazione è nel senso di ritenere che si configuri, per il coniuge tradito, la lesione di uno dei diritti fondamentali, per cui scatta il diritto al risarcimento del danno.

Il dibattito tuttavia, come detto appare acceso ed ancora aperto, e non potrebbero escludersi mutamenti di orientamento giurisprudenziale in futuro.

Avv. Stefano Sabatini

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