Il commento

Si scopre omosessuale dopo il matrimonio, nessun addebito nella separazione personale dei coniugi

Il caso trattato e risolto dalla sentenza del Tribunale di Foggia, Sezione I Civile è quello di un marito che ha chiesto la dichiarazione di nullità del matrimonio contratto con la moglie convenuta, sul presupposto dell’errore essenziale nel quale era incorso, relativo alle qualità personali della moglie che  gli aveva confessato la propria omosessualità, e la relazione sentimentale che aveva con un’altra donna.

Il tribunale ha ritenuto di non poter accogliere la domanda dell’attore fondata sul presupposto che la omosessualità della moglie possa rientrare nell’ambito delle qualità personali, rilevanti ai sensi dell’art. 122, comma 3, n. 1, cod. civ..

Il Tribunale di Foggia , richiamando recenti precedenti in materia, ha sostenuto che  i vari orientamenti di un soggetto, siano essi sessuali, politici, religiosi, e così via, attengono semmai non al concetto di identità, ma all’ambito della personalità, che è ovviamente profilo non solo del tutto diverso, ma anche irrilevante ai fini di cui all’art. 122 cod. civ..

Ha poi sancito il seguente principio – con riguardo all’addebito nella separazione nell’ipotesi di sopravvenuta omosessualità di uno dei coniugi – che testualmente si riporta “La distinzione tra azione di nullità, e ordinaria azione di separazione, comporta che i profili di violazione dei doveri coniugali, in ipotesi connessi alla omosessualità non meno che alla eterosessualità, ben possono e devono trovare tutela in quest’ultima azione. Così per la mancata consumazione del matrimonio (art. 3, comma 3 lett. F, della legge 898/1970), e così per la violazione dell’obbligo di fedeltà (art. 143 comma 2 cod. civ.), essendo in entrambi i casi del tutto irrilevante che la condotta del coniuge derivi dal suo orientamento sessuale  cosicché la scoperta o, meglio ancora, la slatentizzazione di una omosessualità prima mai colta né sperimentata (quanto meno a livello cosciente) – cui sia conseguita la interruzione  della famiglia eterosessuale formata nelle more – non può costituire motivo di addebito. In questo caso, il logoramento affettivo\empatico della unione, in uno con la scoperta della propria omosessualità da parte del coniuge, sono circostanze non ascrivibili alla violazione dei doveri nascenti dal matrimonio quanto piuttosto una – non addebitabile – evoluzione del rapporto matrimoniale”.

 

Avv. Michela Forte

 

Tribunale di Foggia

 

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