L'intervento

Separazione dei coniugi ed affidamento dei figli: battaglie giudiziarie spesso inutili e defatiganti

Un tema di costante attualità, ed intorno al quale non si registrano cali di interesse, è quello dell’affidamento dei figli minori in caso di separazione tra coniugi.

Si tratta di un argomento assai spinoso, e che, al di là delle questioni giuridiche che comporta, incide sulla sensibilità di ognuno, poichè  le condizioni, soprattutto psicologiche,  dei minori che vedono la loro famiglia disgregarsi, ed il più delle volte subiscono la conflittualità dei genitori,  vanno trattate con la massima cautela, e sempre nel preminente interesse dei figli.

Come è noto, a seguito dell’introduzione delle norme sulla separazione e sul divorzio,  contenute nella legge n. 898 del 1970, le prime applicazioni dell’affidamento dei minori hanno visto provvedimenti giurisdìzionali tesi  a privilegiare il rapporto dei figli con la madre.

Si è ritenuto, sul solco di una tradizione culturale che vede il rapporto  figli – madre particolarmente  stretto,  che fosse opportuno, nella stragrande maggioranza dei casi, affidare i figli alle madri separate, ma tale orientamento  ha generato evidenti squilibri, ed a volte autentiche criticità, nei rapporti tra genitori  e figli e tra gli stessi coniugi.

In moltissimi casi, i   padri hanno sofferto  e denunciato insostenibili  situazioni in cui giorni ed orari di visita erano ridotti al minimo, o addirittura inesistenti per lunghi periodi.

E le battaglie giudiziarie si rivelavano spesso inutili e defatiganti, atteso che   prevaleva anche in molti  Giudici il convincimento che la madre fosse soggetto idoneo, sicchè la figura paterna era vista come supporto maggiormente incisivo sul piano economico, ma scarsamente considerato sul piano affettivo.

Il legislatore si è reso conto di tali storture, e con la legge n. 74 del 1987, è stato istituito l’affido congiunto dei figli minori ad entrambi i coniugi.

Si è trattato di un istituto che, seppure nato con il lodevole intento di ristabilire un equilibrio affettivo tra le due figure genitoriali, non è riuscito a decollare nella sua applicazione in concreto,  poiché presupponeva un accordo tra moglie e marito, per cui, in mancanza di  quest’ultimo, appariva arduo sperare in un affidamento congiunto dei minori.

Successivamente,  si è avvertita la opportunità di rimettere mano alla tematica, sicchè finalmente, con la legge n. 54 del 2006, è stato introdotto nel nostro ordinamento l’istituto dell’affidamento condiviso.

Con tale ultima legge si sono compiuti notevoli passi in avanti sul piano della tutela dei minori e anche del diritto – dovere dei genitori di vedere e tenere con sé i figli.

Ora, infatti, è sancito in modo assai netto il principio della cosiddetta “bigenitorialità”, nel senso che l’affidamento ad entrambi i coniugi è la regola, mentre invece  l’’affidamento monogenitoriale è l’eccezione, nel senso che quest’ultimo regime trova applicazione esclusivamente nei casi in cui uno dei coniugi risulti portatore di carenze sul piano personale ed educativo tali da compromettere in modo significativo l’interesse dei  figli.

Dunque, in base alla legge del 2006, il Tribunale è chiamato caso per caso a valutare in via assolutamente prioritaria se sussistano le condizioni per farsi luogo all’affidamento ad entrambi i coniugi, stabilendo, in caso, positivo, tempi e modalità della permanenza dei figli presso ciascuno di essi, la misura del mantenimento spettante ai genitori, come anche la misura ed il modo in cui i coniugi devono provvedere alla cura, istruzione ed  educazione dei minori.

In questo quadro,l’eventualità dell’affidamento monoparentale riveste una connotazione assolutamente residuale,  confinata entro i limiti ristretti costituiti da oggettive e gravi carenze che uno dei coniugi presenti sul piano personale e/o patrimoniale, sicchè tali carenze configgano con l’interesse dei figli.

E’ di tutta evidenza che il legislatore ha inteso equiparare il più possibile la famiglia separata a quella  in cui la separazione non è avvenuta,  garantendo da un lato ai figli un rapporto quanto più armonioso possibile con entrambi i genitori, e dall’altro ai genitori la possibilità di vedere, tenere con sé ed educare i figli nelle migliori condizioni possibili.

Ma come spesso accade, il lodevole intento di una legge riuscita e ben fatta si scontra  con la conflittualità che connota molte separazioni.  E quindi molti ritengono, commettendo un errore gravissimo e cagionando danni notevoli soprattutto ai figli, di “punire” l’altro coniuge, controparte, rendendo difficoltoso o intralciando il rapporto di quest’ultimo con i minori.

Ed in questo senso non aiutano molte sentenze, sia di merito che di legittimità, che dispongono l’affidamento ad uno solo dei genitori non appena si intravede una qualche forma di conflittualità tra questi.

La strada per arrivare a separazioni quanto più civili e meno traumatiche possibili dunque, pur in presenza di  strumenti normativi adeguati, è ancora lunga, e la si percorrerà fino a quando non prevarranno buon senso ed obiettività.

 

Avv. Stefano Sabatini

 

 

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