L'intervento

Scambio di embrioni: la seconda ordinanza del Tribunale di Roma

Un altro pronunciamento sulla ‘drammatica vicenda’ durante un percorso di procreazione medicalmente assistita

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Trattasi della triste vicenda che ha visto come ‘malcapitate’ protagoniste due coppie che avevano fatto ricorso alla tecnica di procreazione medicalmente assistita.

Il caso ha ad oggetto un fatale errore umano di impianto di embrioni, formati col patrimonio genetico dei ricorrenti,  che sarebbero stati impiantati nell’utero della resistente e viceversa.

L’impianto dell’embrione nell’utero della signora ricorrente non è andato a buon fine, tanto che la gravidanza non è neppure iniziata, mentre è andato a buon fine l’impianto nell’utero della signora resistente e la gravidanza è giunta a termine con la nascita di due gemelli, il cui patrimonio genetico appartiene ai ricorrenti.

Il pronunciamento del Tribunale di Roma con ordinanza del 22 aprile 2015 costituisce il secondo atto del triste accadimento e segue, infatti, la precedente ordinanza del 04 agosto 2014 del medesimo Tribunale capitolino con la quale veniva respinto il ricorso d’urgenza – presentato dai medesimi genitori genetici dei gemelli concepiti con PMA, i cui embrioni per errore sono stati impiantati nell’utero di un’altra donna – con il quale i ricorrenti chiedevano di essere iscritti all’anagrafe come genitori dei neonati.

Anche con la sentenza in commento il Tribunale chiamato a pronunciarsi sul secondo ricorso  – avente ad oggetto la richiesta di un provvedimento cautelare   volto ad ottenere , successivamente al’azione d disconoscimento di paternità respinta, che i minori nati  vengano mantenuti in una struttura che impedisca la creazione di un legame affettivo con i genitori che attualmente risultano tali all’anagrafe, in attesa della definizione del giudizio sull’identità dei genitori legittimi e che venga, altresì, garantito un diritto di visita dei genitori genetici che possa aiutare nella costruzione di un legame affettivo tale da non pregiudicare un futuro giudizio che accerti la maternità e paternità dei ricorrenti – ribadisce l’assoluta prevalenza del miglior interesse dei minori al mantenimento e alla stabilità della relazione affettiva e alla vita familiare instauratasi tra i gemelli, la madre che li ha partoriti e, in forza della presunzione legale di paternità, il di lei marito ( nel caso di specie) ormai da otto mesi.

Il tribunale –  sulla base del suddetto principio secondo il quale l’interesse primario che va tutelato è quello dei minori –  ha respinto il ricorso cautelare  così proposto giacché dette richieste non sono apparse rispondenti all’interesse dei minori.

Si legge nel provvedimento “ ..non sembra  rispondente all’interesse dei minori neppure l’oggetto specifico della  cautela richiesta che si tradurrebbe nella imposizione di un contatto tra i bambini ed una coppia che negli intenti si propone di sostituirsi a quella degli attuali genitori, in un contesto di fondo conflittuale, non definito e non definibile in tempi brevi, che introdurrebbe nella loro crescita elementi di confusione e li esporrebbe inevitabilmente a tensioni, non essendo ragionevolmente prevedibile né umanamente esigibile che le due coppie coinvolte, già presumibilmente provate dall’evento drammatico che le ha colpite, mantengano nel tempo un atteggiamento di neutralità e serena collaborazione di fronte allo svolgersi degli eventi”.

Dinanzi al vuoto normativo, l’unica certezza e che i provvedimenti emanati sino ad ora mirano, senza alcun dubbio, alla tutela del miglior dei minori coinvolti.

 

Avv. Michela Forte

Trib. Roma 22 aprile 2015

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