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Risoluzione del contratto di appalto, risarcimento del danno e penale ritardo

Sentenza n. 38/2019 – Tribunale ordinario di Cosenza, Prima Sezione Civile

 

Nel 2011 la firma di un contratto tra una società edile ed un privato per la ristrutturazione di un appartamento. Un rapporto che non si è concluso nel migliore dei modi visto che la ditta appaltatrice si è rivolta al Tribunale chiedendo il pagamento di oltre 5mila euro per i lavori svolti e la restituzione delle attrezzature ancora presenti nell’immobile e di propria proprietà.  Tra le motivazioni di tali pretese quelle per cui agli interventi pattuiti se ne erano aggiunti degli altri e la volontà del committente affinchè si utilizzassero altri materiali che lo stesso avrebbe dovuto fornire ma che in realtà ometteva o ritardava nel farlo. Inoltre, per molti giorni l’azienda edile non aveva potuto lavorare per mancanza di energia elettrica e per due volte aveva dovuto rifare una parete divisoria perché al proprietario dell’abitazione non piaceva.  Tutto questo fino a giungere alla risoluzione del contratto senza che la ditta ottenesse, dopo averlo richiesto, il pagamento di quanto eseguito e la restituzione delle attrezzature.

La controparte ha però contestato in fatto e in diritto l’avversa domanda chiedendone il rigetto e la declaratoria di risoluzione del contratto del contratto di appalto per inadempimento della società edile deducendo che l’opera non era stata completata chiedendo di conseguenza il pagamento di una penale ed il risarcimento per il ritardo nella consegna dell’opera e per il mancato godimento ella stessa.

Disposte prova orale delle parti e CTU per accertare l’entità e la conformità dei lavori eseguiti , e non solo.

Nel caso di specie, pacifica ed incontestata tra le parti è la sussistenza del contratto di appalto, il versamento da parte del convenuto dell’importo di € 12.000,00, ciò che è in controversia è, da un lato, la debenza, da parte della ditta, del saldo relativo alle fatture emesse in corso di rapporto e del corrispettivo per lavori extra asseritamente eseguiti, dall’altro l’esecuzione a regola d’arte dei lavori commissionati, avendo parte convenuta eccepito l’inadempimento del contratto di appalto.

Questi essendo il quadro normativo e le coordinate ermeneutiche di riferimento, la domanda attorea si profila infondata, meritando invece accoglimento nei limiti e per le ragioni di cui nel prosieguo la domanda riconvenzionale spiegata dal convenuto. L’istruttoria svolta ha consentito di accertare un grave inadempimento dell’Impresa, per aver eseguito solo in parte l’opera richiesta, con modalità erronee e non conformi alla regola dell’arte.

Pertanto, il Tribunale ha dichiarato la risoluzione del contratto inter partes per grave inadempimento di parte attrice; ha condanna l’attrice, al pagamento in favore della parte convenuta della complessiva somma di € 20.200,00 a titolo di penale per il ritardo, oltre interessi di legge dal dì del dovuto fino al soddisfo; ha condannato l’attrice, al pagamento in favore della parte convenuta della somma di € 4.912,62 a titolo di risarcimento del danno, già rivalutata, oltre interessi dalla domanda al saldo, respingendo ogni ulteriore domanda avanzata dalla parte convenuta.

 

 

La sentenza in esame può essere richiesta per mezzo di Lexgenda alla voce ‘Richiedi una sentenza’

 

 

 

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