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Responsabilità per l’esercizio di attività pericolose, convenuta condannata

Sentenza n. 953/2019 –  Tribunale di Vicenza

 

Affetta da alluce valgo al piede sinistro era stata sottoposta ad intervento chirurgico. Ma, a seguire, la guarigione non arrivava e dopo una radiografia aveva subito un secondo intervento. Anche in questo caso nessuna ripresa e l’ipotesi di una terza operazione.  Dunque la decisione dell’attrice di rivolgersi ad altra struttura  e medici. Ancora un intervento e dopo due mesi i primi passi.

La paziente ha così chiesto il danno patrimoniale e non patrimoniale , ivi compreso il danno da mancato consenso informato e per la perdita di capacità lavorativa, all’azienda sanitaria di riferimento dell’ospedale al quale si era affidata inizialmente. La stessa ha evidenziato di non poter più indossare scarpe antinfortunistiche e di aver quindi dovuto rinunciare all’impiego. Inoltre, seguita l’impossibilità ad usare calzature “femminili” con tacco e di praticare attività ludiche.

L’attrice ha altresì avanzato richiesta di chiamata in causa della compagnia assicuratrice della convenuta chiedendo di estendere il contraddittorio nei suoi confronti per agire in via di surroga.

Contestato di contro il mancato esperimento della procedura di mediazione.

Valutata la documentazione il Tribunale ha accolto la domanda dell’attrice condannando la convenuta a corrispondere oltre 15mila euro e rigettando la domanda attorea nei confronti della terza chiamata.

 

La sentenza in esame può essere richiesta per mezzo di Lexgenda alla voce ‘Richiedi una sentenza’

 

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