Il commento

Responsabilità civile nel danno cagionato da animali

(C.c. artt. 2052, 2697) – Considerato che la responsabilità ex art. 2052 c.c. per danno cagionato da animali si basa non su un comportamento od un’attività del proprietario, bensì su una relazione – di proprietà o di uso – intercorrente tra questi e l’animale, e poiché il limite della predetta responsabilità risiede nell’intervento di un fattore, ovvero il caso fortuito, attinente non ad un comportamento del responsabile, ma alla modalità di causazione del danno, la rilevanza del fortuito deve essere apprezzata sotto il profilo causale, in quanto suscettibile di una valutazione che consenta di ricondurre ad un elemento esterno, anziché all’animale che ne è fonte immediata, il danno concretamente verificatosi. A fronte di quanto sopra esposto, spetta al danneggiante provare l’esistenza del rapporto eziologico tra l’animale e l’evento lesivo, mentre il presunto responsabile, al fine di liberarsi della responsabilità, dovrà provare non già di essere esente da colpa, bensì l’esistenza di un fattore, estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo ad interrompere quel nesso causale. In merito a tale responsabilità, si precisa che essa incombe a titolo oggettivo ed in via alternativa o sul proprietario, o su chi si serve dell’animale, per tale dovendosi intendere non già il soggetto diverso dal proprietario che vanti sull’animale un diritto reale o parziale di godimento, che escluda ogni ingerenza del proprietario sull’utilizzazione dell’animale, ma colui che, con il consenso del proprietario, ed anche in virtù di un rapporto di mero fatto, usa l’animale per soddisfare un interesse autonomo, anche non coincidente con quello del proprietario. La Suprema Corte ha, altresì, precisato che la responsabilità di chi si serve dell’animale per il tempo in cui lo ha in uso, ai sensi dell’art. 2052 c.c., prescinde sia dalla continuità dell’uso, sia dalla presenza dell’utilizzatore al momento in cui l’animale arreca il danno.

 

Avv. Daniela Morrone

 

Tribunale di Genova, sezione II; sentenza del 13 marzo 2015, n. 830; Giudice Unico Dr.ssa D. Canepa.

sentenza 830-2015

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