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REATI DI COMPETENZA DEL GIUDICE DI PACE.
“La tenuità del fatto”.

La Corte di Cassazione, Sezione V penale, nella sentenza n. 13093/2016  ha stabilito che la causa di esclusione della punibilità, di cui all’art. 131 bis C.P., non è applicabile ai procedimenti davanti al Giudice di Pace.

La Suprema Corte accogliendo il ricorso proposto dal Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Roma – con il quale impugnava la sentenza resa da un Giudice di Pace che dichiarava non doversi procedere nei confronti dell’imputato ai sensi dell’art. 131 bis, C.P.C. – ha espresso il principio secondo in quale, in questi casi, si applica la disciplina prevista dall’art. 34 del D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274.

Disciplina da considerarsi norma speciale, ed, in quanto tale, prevalente rispetto a quella dettata dal codice penale.

Tra le circostanze da cui gli Ermellini traggono detta conclusione vi è , in particolare, il dato normativo.

Il “ pregiudizio” di cui alla normativa di natura speciale  costituirebbe per la Suprema Corte un elemento estraneo rispetto all’ambito di operatività della disposizione ex art. 131 bis C.P..

Detta norma, difatti, a differenza della predetta disciplina del D.Lgs. 274/2000 non dà alcun rilievo, invece, all’interesse della persona offesa alla prosecuzione del procedimento o il diritto di veto della medesima.

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