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RAPINA IMPRORIA. ACCERTAMENTO

Reati contro il patrimonio – Rapina impropria – Tentativo – Circostanze del reato – Accertamento della responsabilità penale – Casistica.

(C.p., art. 628).

Si consuma il delitto di rapina impropria quando l’avente diritto perda il proprio controllo sulla cosa, e non è più in grado di recuperare la stessa autonomamente e l’agente, immediatamente dopo la sottrazione, adoperi violenza o minaccia al fine di assicurare a sé o ad altri il possesso del bene sottratto o per procurare, a sé o ad altri l’impunità. Il delitto di rapina è, invece, tentato quando l’avente diritto mantiene costantemente il controllo sulla “res” in modo da essere in grado di riprenderla autonomamente con sé e l’agente, immediatamente dopo aver compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a realizzare la sottrazione, adopera violenza o minaccia per procurare a sé o ad altri l’impunità. Nel caso specifico il fatto posto in essere dall’imputato risulta riconducibile al reato di cui all’art. 628 comma 2, poiché l’imputato, dopo aver sottratto le cose, si è portato all’esterno del negozio e, quindi, così svincolandosi dall’area di controllo del soggetto passivo, usando poi violenza nei confronti del personale addetto alla vigilanza, al fine di assicurarsi il possesso e/o l’impunità.

Tribunale di Firenze, sezione II, sentenza del 2 marzo 2017, n. 694, Giudice, dott. E. Nicotra.

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