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Problemi al cuore e successiva cecità di un neonato, nessun risarcimento danni da responsabilità professionale

Sentenza n. 15768/2019 – Tribunale di Roma

 

 

Poco dopo la nascita gli era stata diagnosticata una extrasistole sopraventricolare non abbisognevole di ulteriori interventi. A seguito di visita di controllo rilevata una tachicardia ventricolare non sostenuta per cui si era reso necessario il ricovero del piccolo al reparto di cardiologia per esame Holter h24. Poi il trasferimento nel reparto di pediatria per ulteriori accertamenti. Nella circostanza il responsabile della struttura di Aritmologia aveva riferito ai genitori del neonato l’opportunità di adottare una terapia farmacologica per curare gli effetti della aritmia. Ma dopo il trattamento il bambino aveva mostrato segni di cianosi finendo in rianimazione perché in grave pericolo di vita. Ad incidere probabilmente una overdose di farmaco. Dopo le dimissioni del piccolo diagnosticata “cecità corticale” e successivamente ritardo psicomotorio di grado lieve-medio. Quindi il ricorso al giudizio da parte dei familiari del neonato deducevano che le patologie erano state causalmente determinate dall’intossicazione da farmaco e che i medici avevano tenuto una condotta gravemente colposa, consistita: nell’erronea e contraddittoria diagnosi e nel trattamento sanitario sbagliato. Lamentata altresì l’omessa informazione in ordine alla natura della medicina, alle sue controindicazioni ed ai rischi della somministrazione. Pertanto la richiesta di condanna al risarcimento dei danni morali e patrimoniali.

A costituirsi in giudizio l’Ospedale contestando la fondatezza della domanda, chiedendo  il rigetto sia sotto il profilo dell’insussistenza del nesso causale che della colpa dei sanitari, deducendo la correttezza sia della diagnosi che della terapia ed evidenziando che il farmaco era stato somministrato nel giusto dosaggio ed il bambino era stato sempre monitorato.

Analizzati gli elementi a disposizione, tra tutto, il Tribunale ha negato l’addebito di assenza di informazioni – essendo stati i genitori debitamente informati delle gravi condizioni cliniche in cui versava il figlio e la necessità di intervenire con il ricovero- e di inadeguatezza dell’assistenza e degli strumenti utilizzati. Ha poi dedotto che la rara complicanza insorta non era attribuibile ai sanitari a titolo di colpa ed in ogni caso era stata prontamente diagnosticata e gestita. Per questi ed altri motivi rigettata la domanda degli attori.

 

 

La sentenza in esame può essere richiesta per mezzo di Lexgenda alla voce ‘Richiedi una sentenza’

 

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