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Percosse alla moglie, remissione di querela e assoluzione dell’imputato

Sent. n. 666/2019 – Tribunale di Nocera Inferiore

 

Per futili motivi, anche legati all’abuso di alcool, maltrattava reiteratamente la moglie, imponendole una relazione improntata alla prevaricazione, alla violenza fisica, alla soggezione psicologica, alla minaccia, inibendole la possibilità di essere se stessa.

A giudizio un 67enne che in diverse occasioni aveva picchiato la consorte, finita anche in ospedale.

Nella denuncia della donna i dettagli delle percosse e dei maltrattamenti. In particolare il racconto di un episodio in cui la stessa aveva controllato se non mancasse nulla dal denaro del figlio ricavato dalla vendita di un’auto e in consegna alla madre, custodito nell’armadio della camera da letto. Da quella somma però l’assenza di soldi e la richiesta di spiegazioni al marito che, ubriaco, aveva iniziato a tirare schiaffi e pugni alla moglie. Fatti non finiti in tragedia solo per via dell’intervento provvidenziale del suocero del figlio della vittima. Sulla base delle dichiarazioni accusatorie l’arresto del reo.

Ascoltato il teste, il consuocero della donna, quest’ultimo riferiva di non aver udito di altre circostanze di violente.

Dopo due mesi dall’accaduto, comunque, la decisione della moglie di riprendere la convivenza col consorte e di voler rimettere la querela.

A fronte delle argomentazioni svolte ritenuti integrati quelli che, per la Corte di Cassazione, sono i presupposti per la pronuncia ex. Art. 530 co II c.p.p. con la formula perché il fatto non sussiste, per l’insufficienza delle prove, non avendo le risultanze istruttorie e gli atti acclusi al fascicolo per il dibattimento assunto quella consistenza ed efficacia tali da poter fondare una affermazione di responsabilità.

Relativamente al delitto di lesione, esclusa l’aggravante.

Assolto l’imputato.

 

 

La sentenza in esame può essere richiesta per mezzo di Lexgenda alla voce ‘Richiedi una sentenza’

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