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Patema d’animo per presunta acqua inquinata, in Appello rigettata la richiesta di risarcimento danni

Sentenza n. 18/2019 – Tribunale di Chieti

 

Era stata condannata dal Giudice di Pace al pagamento di 5mila euro nei confronti di un privato a titolo di risarcimento danni per inadempimento contrattuale. Così una società ha deciso di presentare Appello

Il privato aveva chiesto il risarcimento per via del patema d’animo sofferto a fronte di dedotta fornitura di acqua contaminata

Era infatti venuto a sapere, nel 2007, che l’acqua fornita dalla società erogatrice era inquinata a causa degli sversamenti da un polo chimico

Per l’attore l’inizio di un incubo dovuto al timore di ammalarsi per l’assunzione di agenti nocivi miscelati all’acqua pulita. Timore divenuto terrore a seguito della manifestazione di eruzioni cutanee, rossori, gonfiori alle ghiandole e dolori interni.

Domanda accolta dal Giudice di Pace e contestata dalla società che in Appello ha riproposto la stessa difesa del primo grado, sostenendo in particolare la potabilità dell’acqua al punto di consegna

Per il privato, costituitosi nel procedimento, il rigetto della opposizione.

Il Tribunale di secondo grado ha accolto le richieste della società per mancanza della prova del danno: ‘l’acqua di rubinetto è risultata pura, pulita’.

Sul patema d’animo per il proprio stato di salute invocato dall’attore le uniche prove fornite sono state le dichiarazioni del medico di famiglia.

Dichiarazioni generiche, non univoche nel dimostrare in concreto il turbamento psichico del privato. Nessuna indagine specialistica, pertanto, affrontata a fini diagnostici

Rigettata la domanda risarcitoria avanzata inizialmente in primo grado, il Tribunale di Chieti ha condannato il privato alla refusione delle spese di lite in favore della società.

 

La sentenza in esame può essere richiesta per mezzo di Lexgenda alla voce ‘Richiedi una sentenza’

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