Economia

Non solo crisi a Venafro

Ovviamente il quadro economico per quel che attiene al mondo del lavoro nelle imprese artigiane e agricole di Venafro è in linea con lo scenario nazionale, tuttavia, per quanto siano facilmente rintracciabili evidenti situazioni di criticità, altrettanto numerosi sono i segni positivi che provengono dal tessuto sociale operoso ed  ingegnoso della popolazione. In Italia il 90% della ricchezza è prodotto dalle piccole e medie aziende, mentre i grandi gruppi e le cosiddette holders non producono che il restante 10%; ciò significa che statisticamente il lavoro eterorganizzato è comunque una percentuale decisamente minoritaria rispetto alla libera iniziativa del lavoratore autonomo e del piccolo e medio imprenditore, nonché dell’imprenditore agricolo. Forte della sua accentuata vocazione alla produzione agricola, ed in special maniera olivicola, poi, particolarmente utilizzate in agro di Venafro relativamente al bracciantato sono le forme contrattuali di lavoro subordinato; essendo poi tali lavori praticamente stagionali, la forma contrattuale impiegata coincide con il contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti dei consorzi di bonifica e di miglioramento fondiario, acciocché, una volta esaurito il rapporto di lavoro (sempre a termine) il prestatore d’opera avrà comunque il diritto di beneficiare degli ammortizzatori sociali previsti per legge. Analizzando quindi l’ambito territoriale della Provincia d’Isernia, diramazione territoriale minima in cui è consentita la modifica in contratto provinciale (agricoltura) del CCNL in menzione, nessun adeguamento particolare è avvenuto in deroga al richiamato contratto collettivo nazionale.

Ben altro discorso può invece essere intavolato per la realtà dei contratti territoriali di secondo livello, cioè per tutte quelle fonti contrattuali concertate tra i grandi gruppi aziendali ed i sindacati maggiormente rappresentativi di una data area territoriale; infatti, bisogna preliminarmente osservare che il Comune di Venafro, a causa del gravoso deficit in cui versa ha ritenuto di uscire dalla zona industriale di Venafro-Pozzilli, decidendo così di non sopportare i costi legati allo spiegamento di servizi in tale contesto urbanistico, tuttavia, rinunciando anche ed inevitabilmente ai potenziali introiti derivanti dalle addizionali previste in favore degli enti locali. Da ciò deriva, almeno formalmente, che il territorio oggetto d’analisi non è praticamente investito da contrattazione di secondo livello; eppure, la realtà ontologica suggerisce tutt’altro. Tra i grandi marchi della zona industriale considerata spiccano i nomi di Unilever e Lavazza; quanto al primo, murmuri di trivio dicono che a breve verrà delocalizzato, ma nessuna voce ufficiale è stata altrimenti diffusa; quanto al secondo marchio, il cui locale impianto industriale è in fase esponenziale di crescita, celermente stanno svolgendosi tra le parti sociali interessate i lavori per il rinnovo del vecchio contratto territoriale.

Segnali decisamente positivi vengono dunque anche dall’agricoltura, ambito in cui, grazie all’istituzione ed alla nomina del direttivo del “Parco dell’Olio d Venafro”, si sta a mano a mano passando dall’autoconsumo e quindi dalla produzione meramente autoreferenziale del pregiatissimo olio locale, al collocamento di quest’ultimo sulle piazze internazionali ed i poli d’eccellenza. Difficile è il reperimento di dati certi, essendo la produzione de qua polverizzata tra migliaia di piccoli  e medi proprietari terrieri, benché, la recente apertura d’un terzo frantoio in loco è abbastanza eloquente.

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