Il commento

Maltrattamento di animali da parte di terzi: risarcito anche il proprietario

Il codice penale all’art.  544-ter stabilisce che: “1. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da 3 mesi a 1 anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. 2. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. 3. La pena è aumentata della metà se dai fatti cui al primo comma deriva la morte dell’animale”.

La Cassazione, nel caso in cui il maltrattamento sia imputabile a terzi e non al padrone, stabilisce che sia dato a quest’ultimo un risarcimento per i danni morali.

La presenza di un animale all’interno di una famiglia cambia, infatti, il modo di vita dei suoi componenti, creando un legame di affezione molto forte tra gli essere umani e l’animale . Cosicché  – non potrebbe non  essere così per chi compie la scelta di fare entrare un animale nella propria casa – il maltrattamento dello stesso si ripercuote sul suo padrone, determinando un peggioramento della sua qualità di vita e delle sofferenze a livello emotivo che devono essere tutelate.

Con la Sentenza n. 47391/11, la Cassazione ha segnato un passaggio importante dando valido riconoscimento alla sofferenza patita da chi ama il suo animale e lo ha trovato maltrattato da qualcun altro.

La Suprema Corte, nel provvedimento in questione, ha, infatti, spiegato come i maltrattamenti inflitti ad un animale si ripercuotono anche sul proprietario che ha quindi diritto al risarcimento.

Il caso trattato è quello di un settantenne che aveva preso a calci un cane.

A nulla sono valse le affermazioni della difesa che ha tentato di minimizzare l’accaduto sostenendo che il cane non aveva riportato nessun «danno giuridicamente apprezzabile» e nessun «deterioramento» nonostante fosse stato ripetutamente sbattuto a terra e preso a calci.

L’ “ aggressore” settantenne è stato condannato a pagare una multa per il reato di cui all’art. 638 c. p. ed il risarcimento del danno per il padrone dell’animale.

 

Avv. Michela Forte

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