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L’AVVOCATO E LA CORRETTEZZA D’INFORMAZIONE

Tra le tante riforme che stanno investendo la classe forense degli avvocati vi è anche la recentissima novità della pubblicità della propria attività con ogni mezzo.

Il Cnf ha modificato definitivamente l’art. 35 sul dovere di corretta informazione.

L’informazione, cioè, deve rispettare i doveri di verità, correttezza , trasparenza, segretezza e riservatezza nel rispetto della natura ed i limiti della professione.

La modifica al codice deontologico forense  è in GU Serie Generale n.102 del 3-5-2016.

Il testo.

“ Viene dato mandato alla Commissione deontologica  di  predisporre la stesura definitiva del  testo  e  agli  Uffici  di  segreteria  di avviare quanto prima le procedure di consultazione previste dall’art. 35, comma 1, lettera d), della legge  n.  247/12,  nella  consolidata modalità telematica».

    Il Consiglio nazionale forense,

      nella seduta amministrativa del 22  gennaio  2016,  preso  atto dell’esito delle procedure di consultazione di cui alla  delibera  23 ottobre 2015, ha deliberato: «di modificare l’art. 35  del  Codice  deontologico  forense, così come proposto, nel seguente testo:

«Art. 35 – Dovere di corretta informazione».

  1. L’avvocato  che  da’  informazioni  sulla  propria  attività professionale, quali che siano i  mezzi  utilizzati  per  rendere  le stesse,  deve  rispettare   i   doveri   di   verità,   correttezza, trasparenza,  segretezza  e  riservatezza,  facendo  in   ogni   caso riferimento alla natura e ai limiti dell’obbligazione professionale.
  2. L’avvocato non deve dare informazioni comparative  con  altri professionisti né equivoche, ingannevoli, denigratorie, suggestive o che  contengano  riferimenti  a  titoli,  funzioni  o  incarichi  non inerenti l’attività professionale.
  3. L’avvocato, nel  fornire  informazioni,  deve  in  ogni  caso indicare il titolo professionale, la  denominazione  dello  studio  e l’Ordine di appartenenza.
  4. L’avvocato può utilizzare il titolo accademico di professore solo se sia o sia stato docente universitario di materie  giuridiche; specificando in ogni caso la qualifica e la materia di insegnamento.
  5. L’iscritto   nel   registro   dei   praticanti   può   usare esclusivamente e per esteso il titolo di «praticante  avvocato»,  con l’eventuale indicazione di «abilitato al  patrocinio»  qualora  abbia conseguito tale abilitazione.
  6. Non   e’   consentita   l’indicazione   di   nominativi   di professionisti e di terzi non organicamente o direttamente  collegati con lo studio dell’avvocato.
  7. L’avvocato non può utilizzare nell’informazione il  nome  di professionista defunto, che abbia fatto parte dello studio, se a  suo tempo lo stesso non lo abbia espressamente previsto  o  disposto  per testamento, ovvero non vi sia il consenso unanime degli eredi.
  8. Nelle informazioni al pubblico l’avvocato non deve indicare il nominativo dei propri clienti o parti assistite, ancorché questi vi consentano.
  9. Le forme e le modalità delle  informazioni  devono  comunque rispettare i principi di dignità e decoro della professione.
  10. La violazione dei doveri di cui ai precedenti commi comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della censura.»
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