Il commento

Lavoro: la legittimità del contratto di formazione

Il Tribunale di Firenze, Sezione Lavoro, con la sentenza n.1260/2012 si è pronunciato sul ricorso di un lavoratore volto in tesi ad accertare che il suo contratto di formazione e lavoro prestato  alle dipendenze di una società non aveva rispettato la specifica disciplina per esso prevista dalla legge e che pertanto il rapporto di lavoro era stato svolto sin dall’inizio come rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con le relative conseguenze in materia retributiva. In ipotesi, il ricorrente chiedeva che la durata del contratto di formazione e lavoro fosse computata ai fini dell’anzianità di servizio.

 

La Cassazione, da parte sua, aveva stabilito che “ove si debba accertare la validità di un contratto di formazione e lavoro (stipulato ai sensi dell’art.16, comma 2, del d.l. n. 299 del 1994, convertito nella legge n 451 del 1994) è necessario procedere al raffronto tra il testo del contratto  medesimo, interpretato secondo gli ordinari canoni ermeneutici ed uniformandosi al principio di conversazione ex .art. 1367 c.c, e la previsione di legge, potendosi assegnare valore al comportamento complessivo delle parti nella fase esecutiva del rapporto-profilo che assume primaria rilevanza, invece, quando sia chiesta la risoluzione per inadempimento- solo quale mezzo ermeneutico ausiliario ai sensi dell’art.1362,comma 2, c.c..

 

Nel giudizio del Tribunale di Firenze è emerso che il ricorrente aveva ricevuto una formazione adeguata, tale da permettergli di essere inserito nell’organico aziendale. Il fatto, lamentato dal ricorrente, di aver ricevuto una formazione identica a quella riservata ai neoassunti non assumeva rilievo in quanto di per sé il contratto di formazione e lavoro non deve prevedere un’istruzione superiore, ma questa deve essere idonea a garantire l’inserimento professionale nella struttura lavorativa. (si veda sentenza della Cassazione n.11364/2008).

 

In relazione alla rilevanza del periodo di formazione lavoro ai fini degli aumenti periodici d’anzianità, la difesa di parte convenuta ha sostenuto che l’art. 3, comma 5, della legge n.863/1984, stabilendo detta rilevanza in caso di trasformazione del contratto di formazione lavoro in contratto a tempo indeterminato, abbia voluto limitare tale effetto agli istituti legali e non ricomprendervi quelli di contrattazione collettiva come gli scatti d’anzianità e le classi biennali di stipendio. Su tale aspetto si sono registrati orientamenti difformi della Corte di Cassazione tanto che le Sezioni Unite sono state chiamate a dirimere il contrasto affermando l’inderogabilità di quanto previsto all’art.3, comma 5 della legge n.863/1984 (Cassazioni, Sezione Unite, n. 20074/2010). Da siffatto emergeva il diritto del ricorrente a vedersi computati i ventiquattro mesi, durata del contratto di formazione e lavoro, ai fini del calcolo degli aumenti periodici di anzianità e conseguentemente alle differenze retributive richieste.

 

Dott. Matteo Balestri

 

 

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