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LAVORO A TEMPO DETERMINATO.
L’ apposizione del termine. Formalità

Contratto di lavoro – Apposizione termine – Ragioni giustificative – Specificazione necessaria – Immediata percezione – Univocità – Fine – Controllo effettività delle stesse – Difetto – Illegittimità.

D.Lgs. 06.09.2001, n. 368, art. 1

Non soddisfa il requisito di cui all’art. 1, comma 1, D.Lgs. n. 368 del 2001, nella parte in cui prevede che l’apposizione del termine al contratto di lavoro deve risultare da atto scritto, nel quale devono essere specificate le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo che consentono l’apposizione predetta, il riferimento a motivi di carattere organizzativo riconducibili alla fase di avviamento della nuova attività ed ai contratti in essere. In tal caso, invero, posto che le ragioni di cui alla richiamata norma devono essere di immediata percezione ed univoche e che la relativa indicazione è finalizzata a consentire un controllo dell’effettività delle stesse da parte del dipendente, deve ritenersi eccessivamente generico il riferimento ad un non meglio determinato avvio di nuova attività ed a non meglio determinati contratti in essere. Di talché, qualora la motivazione contenuta nel contratto di assunzione non individua e delimita i fatti a cui ricollegare l’assunzione medesima e consente al datore di lavoro di attribuire a posteriori un contenuto alla clausola utilizzata, deve intendersi impedito il controllo in ordine alla effettività delle mansioni da parte del dipendente e, di conseguenza, illegittimo il termine al contratto di lavoro.

Tribunale Milano Lavoro 381-2016

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