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LA SOSTITUZIONE DI PERSONA NEL SOCIAL NETWORK

La norma. Art. 494 c.p.

“Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno”.

Il caso.

Il soggetto imputato ha creato un profilo sul un  social network  utilizzando l’immagine della persona offesa “…con una descrizione tutt’altro che lusinghiera ..”.  Con tale falsa identità usufruiva dei servizi del sito, consistenti, nel caso di specie,  essenzialmente nella possibilità di comunicazione in rete con gli altri iscritti indotti in errore sulla sua identità e di condivisione di contenuti.

Il provvedimento.

Sentenza Cassazione Penale n. 25774/14.

L’utilizzo dei social fa crescere sempre più l’esigenza di tutela dei diritti della persona ( e non solo!).

Tra questi sicuramente vi è il diritto all’immagine.

Con il provvedimento in questione , confermando le pronunce di primo grado e di appello, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente  per il delitto di sostituzione di persona di cui all’art. 494 c.p. per avere, il medesimo, creato su un social network un falso account utilizzando il nome e l’immagine di un’altra persona, del tutto ignara dell’accaduto  connotando l’immagine di una descrizione degradante e, comunicando, così, con tale identità falsa, con gli altri utenti inducendoli in errore, quindi, sull’identità del loro interlocutore.

Oltre all’immagine lesa della persona, la Cassazione ha inteso tutelare un bene ancora  “ più ampio”. Quello della fede pubblica.

Il seguente, difatti, è il principio enunciato dagli ermellini : “… Oggetto della tutela penale è l’interesse riguardante la pubblica fede, in quanto questa può essere sorpresa da inganni relativi alla vera essenza di una persona o alla sua identità o ai suoi attributi sociali; siccome si tratta di inganni che possono superare la ristretta cerchia d’un determinato destinatario, il legislatore ha ravvisato in essi una costante insidia alla fede pubblica, e non soltanto alla fede privata e alla tutela civilistica del diritto al nome…”.

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