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LA PARTICOLARE TENUITA’ DEL FATTO NEL REATO DI MOLESTIA

Particolare tenuità del fatto – Causa di non punibilità – Ridotto grado di offensività della condotta – Assenza di pericolo creato – Non abitualità del comportamento.

(D.Lgs. 16.03.2015, n. 28, art. 1).

(C.p. artt. 131 bis, 133).

Può applicarsi l’istituto della particolare tenuità del fatto, ex art. 131 bis c.p., introdotto dal D.Lgs. n. 28 del 2015, quale speciale causa di non punibilità per i fatti di reato, puniti con pena massima non superiore ai cinque anni, allorché ne ricorrano tutte le connotazioni, ovvero ridotto grado di offensività della condotta ed assenza di pericolo creato e la non abitualità del comportamento. Al fine di valutare la tenuità del fatto possono soccorrere i parametri indicati dall’art. 133 c.p., ovvero le modalità della condotta, la non gravità del danno o del pericolo, la scarsa intensità del dolo od il minore grado della colpa. Altresì, rilevano il movente sotteso alla condotta o la condotta riparatrice o restitutoria. (Nella fattispecie si riteneva di poter applicare tale istituto, atteso che la persona offesa, preliminarmente all’apertura del dibattimento, aveva rimesso la querela a suo tempo sporta contro l’imputato, segno evidente del ridotto grado di offensività della condotta e dell’assenza di pericolo creato. Altresì, la non abitualità del comportamento emergeva dall’assenza di precedenti a carico dell’imputato. Di talché, si dichiarava non doversi procedere nei confronti dell’imputato in ordine al reato a lui ascritto, per la particolare tenuità del fatto).

Tribunale di Campobasso; sentenza del 13 settembre 2016, n. 649; Giudice Onorario Dr.ssa G. Petti.

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