Economia

La Guinea Equatoriale ordina tre campane alla Fonderia Marinelli

Alla “Fonderia Marinelli” sono in via di preparazione i lavori per la realizzazione di tre campane commissionate dai fedeli della Guinea Equatoriale; lo afferma soddisfatto Pasquale Marinelli, il quale, insieme al fratello maggiore Armando, porta avanti una tradizione familiare millenaria, che stando alle statistiche si attesta come seconda azienda a conduzione familiare più antica al mondo. Dal 1924, ad opera di papa Pio XI la Fonderia è stata abilitata ad apporre sui propri manufatti lo stemma pontificio, e, senza soffrire in alcuna misura la concorrenza della grande industria e della tecnologia robotica e digitale, continua a lavorare con le stesse tecniche e procedure di colata a cera persa che si adottavano ben mille anni orsono. La campana viene dunque realizzata dapprima in argilla, dappoi, tale pristino modello viene copiato ed irrimediabilmente perduto per la realizzazione di un negativo in gesso, che servirà poi ad ottenere una falsa campana in cera. Infine, tale provvisorio e transeunte positivo viene sotterrato e per il tramite di una fessura appositamente lasciata libera alla sommità dell’interrato, viene versato il bronzo fuso nella percentuale stabile di 78 parti di rame e 22 di stagno; la colata avviene ad una temperatura non superiore ai 1200 gradi centigradi, per evitare che lo stagno evapori, temperatura raggiunta per il tramite d’un forno alimentato a legna per 13 ore. A colata avvenuta ed una volta accertata la solidificazione della lega metallica, dissotterrata la campana i cesellatori eliminano le bavette di fusione; un lavoro certosino e puntuale le cui fasi occupano un arco temporale non inferiore a tre mesi. “Questa procedura, in uno alle tecniche di decorazione ed alle fantasie grafiche più significative e caratteristiche, viene tramandata nella mia famiglia da oltre un millennio; la tecnica si è cristallizzata in una sua forma classica e nessuna contaminazione proviene dall’esterno e quindi da altre scuole artistiche. Ognuno di noi si è formato nella bottega di famiglia, inclusi i nostri mastri più bravi e fedeli; io sono un ragioniere e mio fratello è un perito industriale, a fare le campane abbiamo imparato da nostro padre e dai nostri zii”, con queste parole il maestro Pasquale Marinelli illustra con schiettezza di bambino la naturale vocazione che quasi miracolosamente lega dall’anno mille tutti i discendenti del primo capostipite ad un mestiere senza tempo e fuori dal tempo; particolarmente significativo, poi, il legame a doppio filo con papa Giovanni Paolo II, che, innamoratissimo di Agnone e della sua Fonderia, non mancò di lasciare un suo autografo su di un’argilla preparatoria dell’ennesima campana. Insomma un orgoglio molisano che lascia parlare di sé nel mondo intero e non solo nell’ambito della cristianità apostolica romana; infatti, anche gli ortodossi non hanno disdegnato in più di qualche occasione di commissionare campane ai Marinelli. Da notare, infine, adiacente all’impianto di fusione ed al laboratorio, il museo delle campane allestito dalla Fonderia a partire dall’anno 2000 e che secondo gli addetti al settore turistico vanta circa 40.000 visitatori per anno. Attraverso video divulgativi e pannelli illustrati è possibile seguire passo dopo passo lungo la storia, tutto il longevo cammino operativo della fonderia nel corso dei secoli, nonché tutte le varie fasi di lavorazione delle campane e le preghiere e le litanie varie in cui i maestri, guidati dai sacerdoti committenti delle campane, si trascinano nel momento della colata a mo’ di augurio per il buon successo della fusione. Ultime in ordine di elencazione, ma non di certo per importanza le scale armoniche tramandate dalla fonderia, attraverso cui, diverse campane disposte in successione tonale consentono la composizione e riproduzione delle più disparate melodie. È infatti in via d’allestimento all’apice dell’impianto edilizio la scala campanaria propria della Fonderia.

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